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Dale_Cooper

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Su Dale_Cooper

  • Titolo utente
    BiancoNeuro
  • Compleanno 26/05/1994

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  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
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    Nessuno
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    Italia

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  1. My two cents: Per capire quanto conti davvero la preparazione, secondo me basta guardare il lavoro che Filippi ha fatto su Maignan da quando è arrivato al Milan... Poi non sto dicendo che Maignan prima fosse un portiere mediocre eh, ci mancherebbe... era già forte. Però è evidente che, con un certo tipo di lavoro alle spalle, sia riuscito a migliorare ancora di più. Noi, per dire, abbiamo Orsini, un preparatore dei portieri di appena 30 anni, quattro in meno di Perin... non voglio dire che l’età sia automaticamente un limite eh, però è normale pensare che, rispetto a uno come Filippi, abbia inevitabilmente meno esperienza. E certe differenze si sono viste eccome, imho... Poi non voglio fare il solito discorso del tipo "il nostro è scarso".. Però se hai un preparatore alle prime armi, molto giovane, inevitabilmente qualcosa paghi in termini di crescita, lettura delle situazioni, gestione del lavoro, preparazione tecnica, gestione mentale, ecc... spesso si parla solo del singolo errore ma dietro il rendimento di un portiere c'è anche da considerare tantissimo lavoro... Se dietro hai uno staff di altissimo livello, il portiere probabilmente cresce. Se invece in quel ruolo sei ancora work in progress, diventa più difficile tirare fuori il massimo da portieri che non sono Buffon.
  2. Bastava andare in giro a leggere un paio di regolamenti per confermare questa cosa. Non può esistere una penale solo se lo vendi a club di certi paesi (in questo caso "qualsiasi club italiano") perché sarebbe una clausola che va a condizionare ed influenzare le scelte del mercato del club a cui vendi il giocatore (in questo caso il Gala). È una regola FIFA (18bis/18ter) e quindi, anche se ci fosse, sarebbe una clausola resa nulla in due secondi. Infatti, ecco perché tu devi indicare, ad esempio, la "sell-on-fee" esplicitamente nei contratti di compravendita. Inoltre, nel mercato UE, una clausola che vita certe destinazioni è vista come restrizione della libertà economica e concorrenza, va contro il libero mercato. C'è anche un precedente tra Real Madrid e Manchester City che assomiglia a molto a quello che vanno dicendo su Osimhen da un anno... Il City anni fa vendette giocatore al Real con una sell-on-fee normale... se il Real poi avesse venduto il giocatore, avrebbe pagato al City il 15% dell'amount. Benissimo. Ma c'era un'altra clausola. Se il Real l'avesse voluto rivendere ad un club dell'area di Manchester, allora la sell-on non sarebbe stata più 15% ma 40%. Ovviamente la FIFA impugnò il contratto rendendo nulla la seconda clausola. Però era più facile ripetere quello che dicevano, anziché verificare. Che deriva il giornalismo.
  3. Dale_Cooper

    L' AIC difende il simulatore Bastoni

    Ma l'integrità dimostrata è stata quella di tirare gomitate ad avverari?
  4. Dale_Cooper

    Calcio Estero • Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue1, Eredivisie

    Tudor, così come Frank prima e Postecoglu ancor prima c'entrano ben poco con i risultati... poco da fare con 'sto marasma di squadra. Van de Ven faceva finta di non sentire quello che gli diceva Tudor nella prima partita (gli urlava di salire, lui rimaneva impiantato in difesa) per dire... Guarda cosa si inventa oggi... Dove vuoi andare con giocatori del genere?
  5. Trivenetogoal.it Wikipedia Per dare un'idea... quando Fresco diventò allenatore della Virtus, Ferguson era a 4 anni dal diventare allenatore del Manchester United, Johan Cruijff a 3 anni dal diventare tecnico dell'Ajax, Maradona a 5 anni dal vincere il Mondiale, Ancelotti a 10 anni dal chiudere la carriera da calciatore e il PSG aveva appena 12 anni di vita.
  6. Grandissimo spot per il calcio italiano. Gli ultimi 8 minuti con i tre centrali dell'Inter che si scambiano il pallone
  7. Già successo. L'hanno fatto in Inghilterra una volta, per sbaglio, e hanno tirato su un putiferio allucinante perché non hanno seguito il protocollo...
  8. Ti ringrazio per la risposta. Sono in gran parte d'accordo con le tue osservazioni - c'è sicuramente una componente culturale e campanilistica (ma non solo in Italia, basti pensare ai discorsi arbitrali in Inghilterra o Spagna, per citare i due paesi più seguiti) che non aiuta il dialogo, ecco. Però alla fine si sa, i tifosi sono tifosi anche per quel motivo lì. Infatti comunque nella mia chiosa finale ho voluto sottolineare che i tifosi dovrebbero iniziare a fare la loro parte, insieme all'IFAB. Venirsi incontro entrambi ecco. Ma in questo senso il calcio resta un ambiente lentissimo nel riformarsi, da tutte le parti. Detto questo, vado alla parte grassettata. Anch'io non penso che non sia cambiato niente. Qualcosa è cambiato, e in alcuni casi anche in meglio. Però continuo a vedere un'enorme sproporzione tra la regola scritta e la sua applicazione in campo. Prendendo la famosa regola degli 8 secondi in Juventus-Como, per esempio, Butez in alcune occasioni ci metteva 14 secondi a rinviare, mentre Cakir una settimana fa è arrivato anche a 21. E non serve il cronometro atomico per vederlo a occhio nudo è ovvio... è che la regola pian piano è andata un po' a scemare.. perché se per contrastare i famosi 8 secondi, troppo spesso se ne concedono 15. La norma in se è ottima, in alcuni casi viene applicata (all'inizio si sono visti anche corner concessi agli avversari) ma pian piano è andata a vivere in una zona grigia, dove l'applicazione è diventata elastica, ma la regola in se è qualcosa che di più oggettivo non c'è ... perché 8 secondi sono 8 sia a casa mia, che a Zanzibar, che a Santiago del Cile. Non si capisce perché al Bentegodi magari 8 secondi diventano 19, mentre a Torino diventano 13 e all'Olimpico 15 (esempi random, ma capisci quello che voglio dire). E qui hai ragione, si getta tutto sull'arbitro. Perché nel momento in cui io creo una regola che di per se è oggettiva, ma la sua attuazione dipende da un conteggio visivo e dalla sensibilità dell'arbitro, allora diventa già di per se disomogenea. E quindi mi domando: possibile che con sei persone nella squadra arbitrale non ce ne sia una che possa essere dotata di un cribbio di timer per contare i secondi? Possibile che nel calcio iper-professionalizzato del 2026 si continui ad affidare una materia così delicata alla percezione, alla memoria o al "più o meno" dell'arbitro? Se una regola nasce per togliere discrezionalità, deve essere accompagnata da strumenti che la rendano davvero tale, imho. Sul tempo effettivo poco da dire, concordo con te e con tutti gli altri utenti che hanno sottolineato la sua sperimentazione. Sull'oggettività, capisco quello che vuoi dire e in parte lo condivido - non puoi ridurre tutto ad algoritmi e matematica. Ma proprio per questo, secondo me, andrebbero rese oggettive almeno le fattispecie che possono esserlo. Il punto non è pretendere l'oggettività assoluta. Il punto per me è togliere arbitrarietà dove non serve. Se una rimessa deve essere battuta entro un certo tempo, quel tempo va misurato. Se un portiere ha 8 secondi, quei secondi vanno contati davvero. Se un errore disciplinare è correggibile, va corretto fino in fondo e non solo a metà e con i "cavilli". Un calcio perfetto probabilmente non esisterà mai. Però io vorrei un calcio più coerente, ecco.
  9. Dale_Cooper

    #VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~

    Alla fine il 3-3 è un risultato che mi lascia addosso una sensazione a due facce quasi... da una parte la convinzione che davanti la Juve abbia prodotto calcio, soluzioni vere e momenti di superiorità tecnica soprattutto nel primo tempo... dall'altra la frustrazione per i soliti errori individuali. Il solito papiro in arrivo... Per me bisogna partita da una cosa che non vorrei diventi il leitmotif della settimana... "è stato un pareggio casuale, di pancia, partita folle"... NO. E apro una piccola parentesi... Non è stato un pareggio casuale, ne una partita semplicemente folle. È stata una gara che ha messo in evidenza in modo molto netto sia il potenziale della Juve e sia i suoi (ormai noti) limiti strutturali. Arrivavamo da due settimane in cui avevamo accumulato circa 225 minuti (incluso recupero) in più dei nostri avversari, e nonostante questo siamo andati a fare 3 goal alla Roma, cosa che in Serie A non era riuscita a nessun'altra squadra in stagione. Questo, da solo, dovrebbe bastare a smontare una certa lettura diciamo superficiale. Non è un caso se produci tre reti in un contesto del genere. Non è episodio se, per larghi tratti, riesci a creare situazioni pulite contro una squadra che, soprattutto in casa, sa sporcare il ritmo, alzare i duelli e portare l'avversario dalla sua. Quindi, parentesi chiusa... il pareggio per me non è casuale. Secondo me le cose più interessanti si sono viste nel primo tempo e in alcuni tratti del finale, cioè nei momenti in cui la Juve è riuscita a far emergere la propria qualità nelle transizioni e nelle ricezioni interne. Per quei tratti abbiamo dato l'impressione di poter colpire la Roma nelle ripartenze, per velocità nell'uscita e per capacità di attaccare uno spazio che si apriva appena si allargavano un pochetto in costruzione. Purtroppo, come capita spesso quest'anno, è mancato a volte l'ultimo passaggio, altre volte il tiro, altre ancora la scelta finale.. Ma quando la Juve è riuscita a trovare ricezioni interne, e non ha schiacciato tutto sulle corsie, ha creato occasioni importanti, imho. Un'altra cosa che ho notato è che in alcuni momenti siamo sembrati capaci di attaccare la Roma su più altezze contemporaneamente... mi spiego... ampiezza per allargare la loro struttura, occupazione interna per rifinire, e attacco della profondità appena la loro linea si apriva. Questa, per me, è stata la fase migliore della Juve. Perché lì la Roma è andata davvero in difficoltà e a momenti non riusciva più a costruire. Più di una volta si è ritrovata in inferiorità numerica o, comunque, in una situazione di incertezza posizionale, proprio perché non riusciva a decidere bene se uscire aggressiva sull’uomo oppure proteggere lo spazio alle spalle. Ed è lì che la Juve ha fatto vedere una cosa di cui non si parlerà ma secondo me importante... è riuscita a tratti a "manipolare" la struttura avversaria. Allargava bene, quindi costringeva la linea loro a distendersi... poi trovava l'uomo dentro e quindi costringeva qualcuno a uscire... quando qualcuno usciva si apriva la profondità -> si liberava il corridoio per la rifinitura. In quei momenti non mi è sembrata una squadra che riusciva davvero a generare vantaggi posizionali. Il problema, però, è che non siamo mai riusciti a trasformare quei momenti in controllo della partita. E qui, secondo me, sta la lettura più importante della partita. Perché una cosa è creare, e anche bene. Un'altra è controllare ciò che succede dopo. La Juve ha avuto qualità per fare tre goal, e in generale anche per produrre occasioni da squadra, cioè non solo da episodio individuale. Ok, perfect. Però non ha avuto abbastanza solidità e lucidità per gestire il "lato oscuro" () della partita... ovvero le palle perse, le seconde palle, le uscite preventive, le riaggressioni... Ogni volta che perdevamo palla in quelle zone o situazioni, la sensazione era sempre la stessa... che dietro non eravamo abbastanza robusti per assorbire la transizione loro. E contro una squadra come la Roma questo è stato un problema ENORME. Perché loro appena hanno percepito che la partita si sarebbe aperta, è stato come se fossero entrati nell'armadio di Narnia... Recupero, verticalizzazione immediata, corsa in avanti, attacco dell'area, attacco del lato debole, 1vs1 portato ad alta intensità.. Gasp 101. Alla Roma è bastato sentire che la partita si stava spaccando, che le distanze si stessero allungando, che hai perso ordine... Ecco, in quel contesto ha vissuto benissimo. E la Juve, purtroppo, glielo ha concesso troppe volte e a momenti era proprio fuori dal match. E secondo me qui va aggiunto anche un altro elemento di cui ne ho parlato prima, che non deve diventare un alibi ma che sarebbe però disonesto ignorare... le scorie della Champions si sono sentite. Ripeto, non come giustificazione, perché a questo livello non puoi costruirti alibi. In certe fasi la Juve è sembrata una squadra con meno lucidità nelle letture, meno pulita nelle scelte, soprattutto meno libera mentalmente nella gestione dei momenti della gara, specialmente tra il goal di Ndicka e quello di Boga. E a me questo, sinceramente, sembrava abbastanza fisiologico. Dopo un accumulo così pesante di minuti e tensione, ci sta che il livello di attenzione non fosse costante per novanta minuti, soprattutto in una partita che chiedeva tantissimo... Punto finale... ancora una volta ci ritroviamo a parlare di errori individuali, ed è questo l'aspetto più frustrante di tutti. Da un certo punto lo capisco per tutto quello che ho scritto nel paragrafo precedente. Ma però la sensazione è che è un conto è andare in difficoltà per superiorità strutturale dell'avversario o perché proprio tiri il fiato... un altro è rovinarsi una partita da soli. E questo ahimè non è successo solo quando eravamo stanchi ma sta diventando una costante frustrante e noiosa. Poi certo, posso accettare di soffrire contro una squadra forte, intensa, organizzata come la Roma. Posso accettare che una gara a questi livelli abbia momenti di difficoltà. Ma faccio molta più fatica ad accettare che una squadra capace di produrre volume di gioco offensivo poi si faccia male quasi da sola, con errori che non riguardano tanto il sistema quanto la concentrazione, la scelta, la pulizia della giocata o la gestione del singolo episodio. Partita molto rivelatrice. Nel bene e nel male.
  10. Infatti. Ma pensa anche quando fanno il riavvolgimento dell'azione di uno o due minuti per andare a cercare un fallo, annullare un goal quando però poi, se uno simula al limite dell'area, prende punizione e da lì nasce un goal diretto, non si dice e fa niente... Sembra il profe che ti annulla il compito perché hai scritto con la biro blu anziché nera, però poi non vede quello che ha copiato tutto il compito dal compagno in parte... Poi lo so, sembrano tutte filosofeggiate di 'stocacchio però invece sono proprio queste le cose di cui si dovrebbe discutere seriamente, imho.
  11. Hmm.. Sinceramente, leggendoti ora, ti dico con sincerità che non ho chiara la tua posizione in merito... Cioè nel primo intervento attribuivi una tesi abbastanza chiara in risposta al mio post, in cui lo si attribuiva alla pretesa di "oggettività assoluta" e "la rincorsa infinita alla perfezione retroattiva" (come se stessi invocando una totale automazione del gioco). In questo secondo messaggio invece scrivi che "dove l'oggettività è possibile, andrebbe applicata fino in fondo" e "meno zone grigie procedurali, più criteri chiari dove si può" che invece è esattamente il principio che avevo esposto nel primo post e nella mia chiosa finale alla mia risposta... Mi fa piacere eh che andiamo d'accordo, ma la trovo un'inversione un po' ... curiosa, ecco.. Mah, io ti ho risposto punto per punto, proprio per evitare qualsiasi forma di cherrypicking nel risponderti... Ho ripreso uno per uno i temi che avevi sollevato. In ordine sparso oggettività, VAR, riforme IFAB, simulazioni, questione arbitrale/discrezionalità e magari qualcos'altro che ora dimentico... E aggiungo un'altra precisazione importante... io non chiedo "massima oggettività" nel giudicare il sistema arbitrale. Lo ripeto... io chiedo più oggettività nelle implementazioni della tecnologia, cioè proprio in quelle situazioni in cui il calcio decide di introdurre strumenti, protocolli e procedure che vanno al di fuori del campo. Per me se tu non prendi una decisione SUL campo devi essere il più oggettivo possibile. Esempi? Goal-line technology e fuorigioco. Posso farlo con cronometri per perdite di tempo? Benissimo. Il tempo è oggettivo, si implementi in quella maniera anziché lasciare la discrezionalità dell'uso ad arbitri che, per natura, lo applicheranno in modo diverso l'un dall'altro. Tutto qui. E aggiungo un'ultima cosa, perché forse secondo me c'è un altro equivoco.. certo che in alcuni casi chiedo qualcosa di retroattivo (magari è quello a cui ti riferisci). Ma non si tratta affatto di fantascienza... La prova tv ad esempio è, per definizione, uno strumento retroattivo. I referti arbitrali e la giustizia sportiva possono già loro anche produrre squalifiche retroattive. Quindi sostenere che, in presenza di situazioni di campo chiare ed evidenti (come simulazioni o comportamenti antisportivi plateali) si possano prevedere interventi disciplinari retroattivi, mi sembra una cosa del tutto normale, eh. Io questo dicevo, non andare a vivisezionare la gara alla ricerca del frame. Dove l'evidenza lascia pochissimi (se non zero) dubbi, una risposta successiva alla partita sarebbe perfettamente coerente con gli stessi strumenti che la giustizia sportiva, tra l'altro, già utilizza... e andrebbe a ridurre il numero di sceneggiate in campo. Per me vincerebbe il calcio e ne sarei contento. Ecco, tutto qui. Buon pomeriggio a te e buona partita per stasera.
  12. Ti rispondo punto per punto, perché nel tuo commento mi attribuisci diverse cose che in realtà non ho mai scritto... No. Io non pretendo l'oggettività assoluta. Lo so benissimo che c'è una soglia di interpretazione soggettiva che è figlia del fatto di essere sul campo e delle azioni di una partita. Ben venga quella! L'ho fatto anche intendere che non voglio la moviola in campo ad esempio sui contatti in area... Io dico un'altra cosa... se inizi a introdurre tecnologia e protocolli, allora devi usarli per ridurre la discrezionalità, non per trasformarla in soggettività ma al rallentatore (come in certi contatti in area). È molto diverso come concetto. Quindi no, non voglio eliminare totalmente la discrezionalità. Chiedo solo criteri più verificabili quando è possibile verificare oggettivamente. Vorrei vedere regole non solo apparentemente rigide (che poi vengono applicate in modo elastico) ma anche in pratica. Un esempio banalissimo... chiedere un cronometro ufficiale per le perdite di tempo, invece di un countdown che parte "quando si ritiene", ti sembra davvero una richiesta fuori dal mondo Per fortuna che nel mio post ho scritto chiaramente che le nuove regole vanno nella direzione giusta, altrimenti cosa dicevi? Non ho detto mai detto che "non va bene" l'estensione al secondo giallo. Ho detto una cosa diversa... la polemica salterà fuori inevitabilmente alla prima situazione in cui il secondo giallo sarà corretto ma il primo palesemente errato. È un problema di coerenza del sistema che al 100% salterà fuori e si dovrà ricorrere alla nuova implementazione in futuro quando il problema sarà esasperato, nuovamente... "Conto alla rovescia visivo" è terminologia IFAB, non una mia invenzione. E come già scritto (alla domanda "chi dovrebbe farlo partire?"), la risposta può tranquillamente essere il quarto uomo con un cronometro, oppure un ufficiale delegato. Non mi pare fantascienza, considerando che ormai tra campo e Lissone abbiamo una squadra arbitrale sempre più ampia che a momenti è un extra 11. Che una quota di valutazione resti, va bene. Ma il punto è dove la si colloca. Se una regola nasce per contrastare le perdite di tempo e poi il suo innesco dipende ancora da una percezione variabile, il rischio è semplicemente di spostare il problema... cioè anziché creare nuove fantomatiche soglie soggettive, si potrebbero fissare tempi oggettivi dove questa regola andrebbe poi a parare. Per esempio... applicazione automatica dal secondo tempo, oppure negli ultimi 30 minuti di gara... In quel caso non dipenderebbe più da "quando l'arbitro ritiene", ma da un criterio uguale per tutti. Non mi pare neanche qui fantascienza. Ti ringrazio per il tono. Non so cosa abbia fatto scatenare tale risposta sarcastica ma provo a spiegarla .. il punto del mio discorso era un altro... se tutti sappiamo che altera decisioni tecniche e disciplinari, allora non si capisce perché continui a essere trattata in modo così debole, episodico e incoerente. Tutto qui. Non ho detto che le simulazioni fossero una cosa da scoprire. Ho solo detto di implementare regole per diminuirne il numero... Boh, più leggo e più non ho idea del perché di questo tono ironico/sarcastico senza molto senso, sinceramente... Faccio come Spalletti quando disse di Conte "pensavo fosse l'intelligenza artificiale", per metterla sul ridere, dai... Qui invece mi metti proprio in bocca cose che non ho detto. La tua traduzione è tua, non mia e non ho mai detto niente di simile. Nella chiusura ho fatto intendere che anche i tifosi devono andare incontro ad un'altra serenità. Io qui parlo di coerenza, uniformità applicativa e della direzione di gara. Pensavo di esser stato abbastanza chiaro... Ad esempio non ricordo il nome dell'arbitro di Hellas-Napoli o Inter-Genoa, quelle sono direzioni fatte bene. Che me frega di favori o meno? Che c'entra il notarsi detto in quel modo? Non sto parlando di questo e non ho nominato mezza squadra o mezzo arbitro o mezzo episodio nel mio primo post proprio perché mi interessa ben poco vivisezionare gli episodi ma volevo parlare solo delle regole IFAB. E anche qui, no. Questo post nasce dopo le nuove regole IFAB introdotte ieri, non dopo una partita che non mi è andata giù.. Le avessero introdotte due mesi fa avrei detto pensieri simili dato che situazioni come punizione al limite e secondo giallo sono cose che dico dal 2018... Altrimenti, avessi voluto fare un post sulle partite che non mi andavano giù, l'avrei aperto giovedì mattina. Quindi anche qui l'osservazione è palesemente fuori luogo. Riassumendo e rispondendoti in quattro righe ti dico che mi sembrava abbastanza chiaro che io non chieda di vedere tutto retroattivamente per essere perfetti, non chiedo di trasformare il calcio in una sorta di tribunale di giustizia sportiva, e non ho bocciato le novità IFAB... Ho detto che sono un passo avanti, ma che arrivano tardi e che, se non sono accompagnate da criteri più chiari e meno discrezionali, rischiano di restare toppe più che svolte. E sì, te lo dico sinceramente... ti ringrazio per la risposta, ma il tono era un po' inutilmente aggressivo e provocatorio.
  13. Le nuove regole approvate dall'IFAB introducono un conto alla rovescia visivo di cinque secondi per rimesse laterali e calci di rinvio troppo lenti, impongono che i giocatori sostituiti lascino il campo entro dieci secondi (pena squadra in inferiorità numerica per un minuto o fino alla seguente interruzione di gioco) e ampliano il raggio d'intervento del VAR su secondo giallo chiaramente errato, scambio di identità e calci d'angolo assegnati in modo palesemente sbagliato. Le nuove misure approvate dall'IFAB vanno nella direzione giusta. Sarebbe sterile e inutile negarlo. Il calcio ha un problema evidente di tempi morti, di interruzioni artificiose, di perdite di tempo scientemente organizzate e di sostituzioni usate tatticamente per spezzare ritmo e inerzia. Intervenire su rimesse laterali, calci di rinvio, sostituzioni e su alcuni margini operativi del VAR significa almeno riconoscere che il problema esiste e che non è più tollerabile fare spallucce e dire che nel mondo si sbaglia. MA ... pur accogliendo positivamente questo pacchetto di novità, resta una sensazione difficile da fare altre spallucce... nel calcio ogni passo avanti regolamentare arriva con un ritardo ESASPERANTE, quasi patologico. Perché ci si arriva sempre così tardi? Come si fa a pensare alla revisione di un secondo cartellino giallo chiaramente errato solo NOVE anni dopo l'introduzione del VAR? Come si fa a intervenire su una delle storture più evidenti del sistema soltanto dopo che per anni si sono accumulate espulsioni sbagliate, partite indirizzate, classifiche alterate, proteste e sfiducia sullo strumento e chi lo usa? E soprattutto, come si fa a correggere quel segmento della decisione e a lasciare però aperto il buco regolamentare sulla prima ammonizione inventata o totalmente forzata, che è il detonatore del secondo giallo? Perché so già che alla prima situazione in cui un giocatore prende un secondo giallo corretto, ma il primo è palesemente errato, salteranno fuori altri discorsi tecnici e strutturali che la metà ne basterebbe.. Una ammonizione inventata è una decisione che modifica SUBITO il comportamento del giocatore (ne limita l'aggressività, ne condiziona ogni contrasto successivo, altera il pressing, obbliga eventualmente l'allenatore a sostituirlo per prudenza, ecc.) Una prima ammonizione errata può falsare una partita quasi quanto un'espulsione (enfasi sul quasi eh..) Se poi su quella base dovesse addirittura arrivare un secondo giallo, il sistema si conferma fallace, che nasce da un errore iniziale non correggibile... E allora la questione torna alla coerenza regolamentare. Se il principio del VAR è correggere gli errori chiari e decisivi, non si capisce perché quel principio debba fermarsi davanti a una soglia artificiale costruita intorno ad un tavolo a Zurigo... Un secondo giallo sì, ma il primo no. Un angolo chiaramente assegnato male sì, ma una simulazione evidente no... Un rigore sì, ma una punizione al limite, no. Ma perché? Perché si interviene su alcuni effetti estremi, ma si continua a ignorare le cause intermedie che li generano? Il calcio oggi ha bisogno di una parola che sembra far tremare tutti per un motivo che non capisco proprio: OGGETTIVITÀ. Prendiamo la questione del tempo effettivo e delle perdite di tempo... Bene. Bene introdurre un conto alla rovescia visivo di cinque secondi per rimesse laterali e calci di rinvio quando l'arbitro ritiene che si stia eccedendo o ritardando deliberatamente. Benissimo. Bene anche l'idea di velocizzare le sostituzioni imponendo l'uscita dal campo entro dieci secondi. Super benissimo. Ma sapete qual'è la parola che mi fa ribrezzo qui sopra? Visivo. Chi decide quando parte il countdown? Con quale criterio? Con quale uniformità? Con quale soglia comune tra un arbitro e l'altro, tra un campionato e l'altro, tra il primo minuto e il novantesimo? Perché se il cronometro parte "quando l'arbitro ritiene", il rischio è che la norma, invece di ridurre l'arbitrio, lo sposti semplicemente un po' più in là. Come al solito, si annuncia una regola apparentemente rigida e poi la si rimette immediatamente dentro la discrezionalità arbitrale. Il calcio è pieno di regole teoricamente precise ma praticamente elastiche, applicate in modo intermittente, emotivo, contestuale. Vi ricordate i famosi otto secondi per la ripresa del gioco del portiere? Ecco, sono l'esempio perfetto. Sono stati fatti rispettare rigorosamente per quanto? due o tre giornate? Facciamo anche quattro o cinque? Magari sull'onda di una direttiva o di una polemica mediatica? E poi? ... E poi tutto torna nel limbo della tolleranza discrezionale. A quel punto gli otto secondi diventano dodici, poi quindici, poi venti... soprattutto se una squadra è in vantaggio di un goal a mezz'ora dalla fine. E tutti lo sanno eh... giocatori, allenatori, dirigenti, tifosi, commentatori.. La regola resta scritta, ma la sua applicazione evapora nell'aria. Lo stesso discorso vale anche per il criterio del tocco di mano "immediatamente" precedente al goal. "Immediatamente" sul piano regolamentare è una formula pericolosamente elastica. Che cosa delimita l'immediatezza? Il tempo trascorso? Il numero di tocchi? La continuità dell'azione? Il numero di giocatori coinvolti? L'assenza di una nuova fase di possesso? Se il pallone viene toccato più volte in pochi secondi prima del goal, chi stabilisce dove finisca la conseguenza diretta del fallo di mano e dove inizi una nuova azione? Questo è veramente il peggiore dei mondi possibili, perché non produce certezza, non produce deterrenza e delegittima sia il regolamento sia chi dovrebbe farlo rispettare. Il contrario di oggettività, praticamente. Per questo servono criteri verificabili, meccanismi automatici, protocolli di applicazione non interpretabili. Se si vuole davvero colpire la perdita di tempo, allora bisogna introdurre segnali visivi standardizzati, cronometri ufficiali visibili, procedure uguali per tutti, senza dipendere dall'umore del direttore di gara o dal contesto ambientale... In assenza di oggettività, la discrezionalità si trasforma fatalmente in sospetto. E da sempre il calcio vive già immerso nel sospetto... Lo stesso vale per la simulazione. Da anni si discute di tuffi, contatti cercati, cadute teatrali, accerchiamenti, richieste compulsive di cartellino... E che si fa? Niente. La risposta continua a essere debole, episodica, incoerente, inconcludente, disorganica, insufficiente, contraddittoria.... Boh, aggiungete voi altri aggettivi che vi vengono in mente... è davvero incomprensibile. Se il sistema vuole davvero tutelare il gioco, deve SMETTERE di considerare la simulazione come un peccato veniale e trattarla per ciò che è, ovvero una condotta fraudolenta che altera una decisione disciplinare. È un tentativo di ingannare l'arbitro. E se riesce, può generare un rigore, un'espulsione, una punizione dal limite, una seconda ammonizione, e altre robe... E quindi perché una condotta deliberatamente ingannevole continua a essere sanzionata con tanta timidezza? Perché non si introducono meccanismi severi, automatici e soprattutto retroattivi? Perché non si prevede una revisione disciplinare post-partita sistematica per i casi più evidenti? Perché non si costruisce una giurisprudenza sportiva forte, capace di far capire che la simulazione non è "mestiere", ma alterazione del risultato? Ecco, nessuna risposta, come al solito. Poi il problema non è l'errore in se. L'errore è fisiologico in ogni attività umana, anche ai massimi livelli. Il problema è la centralità eccessiva dell'arbitro dentro l'evento. Troppo spesso chi dirige una partita sembra volerla per forza interpretare e marchiare. È questo che esaspera il mondo calcistico. Si ha l'impressione costante che alcune direzioni arbitrali siano dominate da un protagonismo esasperato, da una presenza invasiva, da una voglia di lasciare una firma più che di garantire equilibrio (che è quello che dovrebbero fare). Il miglior arbitro, in teoria, è quello che si nota il meno possibile perché ha tenuto il controllo con autorevolezza e misura... Nel calcio di oggi, invece, troppo spesso si assiste al contrario.. arbitri che interrompono continuamente, che adottano metri disciplinari altalenanti, che cambiano soglia del fallo nel corso della stessa partita (o della stessa azione...), che usano i cartellini in modo scenografico, che alimentano tensione invece di raffreddarla e voler far vedere al mondo questa autorevolezza che però è solo di facciata. L'autorevolezza vera sta nella coerenza. Ovvero avere un criterio riconoscibile dal primo all'ultimo minuto. Sta nel distinguere il fallo dal contatto, la protesta dall'accerchiamento, il contrasto duro dalla condotta violenta... Quando una partita finisce e il dibattito pubblico si concentra quasi interamente sull'arbitro, il sistema dovrebbe interrogarsi su questa cosa. Poi certo che è una scappatoia easy quando c'è un errore a sfavore e perdi la partita. Certo che non sempre è colpa dell'arbitro. Ma troppo spesso ahimè sì. E non voglio demonizzare la categoria eh, ma voglio semplicemente che si pretenda finalmente una riforma arbitrale profonda, moderna, valutabile e soprattutto trasparente. Quattro punti che dovrebbero avere la priorità. Uniformità applicativa. Non è più accettabile che episodi quasi identici vengano trattati in modo opposto a seconda dell'arbitro, della competizione o del momento mediatico. Trasparenza valutativa. Le prestazioni arbitrali non possono restare chiuse in un sistema opaco, autoreferenziale, quasi sacro. Se il calcio professionistico vive di analisi, dati, metriche, responsabilità pubblica, non vedo perché il comparto arbitrale debba sottrarsi a una cultura della verifica più chiara e visibile. Depersonalizzazione della direzione di gara. L'arbitro deve tornare a essere garante della gara, non interprete. Meno ego, meno gestualità superflua, meno teatralità disciplinare, più sobrietà tecnica. Sanzione delle condotte antisportive sistemiche (perdite di tempo, simulazioni, proteste, accerchiamenti, ostruzionismi tattici, uso manipolatorio delle interruzioni). Le novità IFAB sono un passo avanti, ma non sono una svolta definitiva. Sono un segnale, ok, ma sembrano sempre una toppa più che un'implementazione pensata a fondo... Il calcio, oggi, ha bisogno di meno interpretazione e più protocollo. Meno discrezionalità e più oggettività. Meno zone grigie e più standard. Meno arbitri protagonisti e più arbitri affidabili. Una partita deve essere ricordata per come è stata giocata non per come è stata diretta. E finché questo principio non tornerà centrale (per tutti, non solo per l'IFAB, anche per i tifosi), ogni riforma sarà utile ma sempre insufficiente.
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