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Dale_Cooper

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Su Dale_Cooper

  • Titolo utente
    BiancoNeuro
  • Compleanno 26/05/1994

Informazioni

  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Biglietti
    Nessuno
  • Provenienza
    Italia

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  1. Intendevo più che altro che era inevitabile il rosso, una volta deciso di intervenire. Ma concordo sul resto
  2. Ci sono leggi non scritte nel gioco del calcio, una sorta di codice invisibile che sfugge all'occhio del VAR, alle statistiche xG e alle tattiche degli allenatori. Come la legge del goal dell'ex, oppure "goal sbagliato, goal subito"... Ma è la legge della compensazione, quel tribunale presieduto dagli Dei del pallone che, prima o poi, pareggia sempre i conti. E se per Douglas Adams il 42 era la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto, per Alessandro Bastoni, difensore nerazzurro e della Nazionale, è diventato il numero di un'impeccabile e spietata sceneggiatura karmica. Il primo atto va in scena in quel di San Siro, in un Inter-Juve nel bel mezzo di febbraio. Sul punteggio di 1-1, l'Inter ha una occasionassima su corner. Non la sfrutta e la Juventus parte in contropiede. Siamo al 42esimo. Miretti sbaglia un passaggio e Bastoni (già ammonito) anticipa Kalulu. Il difensore dell'Inter vola per terra e un inadeguato La Penna sventola il secondo cartellino giallo e, di conseguenza, il rosso al povero ed incredulo Kalulu. Ma il vero peccato originale non è la caduta in se, quello ahimè fa parte del gioco del calcio. È quello che succede dopo. Bastoni non si limita ad averla fatta franca ma esulta. Nel suo sguardo c'è il compiacimento di chi sa di aver fregato il sistema, di aver regalato un vantaggio inestimabile alla propria squadra con l'inganno. Quell'esultanza per l'espulsione di un collega, quel pugno stretto e quell'urlo mentre l'avversario prova a dire all'arbitro di non aver commesso fallo, è un atto di hybris, di arroganza suprema che il destino calcistico non può tollerare. E infatti... arriviamo al secondo atto. Il secondo atto cambia scenario, maglia e posta in palio, ma non il tempismo. Siamo in campo internazionale, Bosnia-Italia. Spareggio per l'accesso alla fase finale dei mondiali giocato a Zenica. Partita ruvida e spigolosa. L'Italia è in vantaggio per 1-0. Al 42esimo, Donnarumma rinvia il pallone. Il pallone viene intercettato da un centrocampista bosniaco e la difesa azzurra si fa sorprendere da una ripartenza letale. L'attaccante bosniaco Memic scappa via verso la porta. Bastoni, colto alla sprovvista, insegue disperatamente un pallone e un uomo che ormai sono lontani. Non c'è spazio per la malizia, non ci sono trucchi a cui appellarsi, c'è solo un fallo goffo e inevitabile da ultimo uomo. L'arbitro fischia, la mano va al taschino. Rosso diretto. Ed è proprio in questo istante che il cerchio karmico si chiude in modo fatale. Mentre Bastoni realizza la gravità del suo errore, il difensore bosniaco Katic si gira e fa la cosa più umana e crudele possibile, esulta per l'espulsione dell'azzurro. Il bosniaco festeggia quel cartellino rosso sventolato in faccia a Bastoni con la stessa identica foga, con la stessa viscerale soddisfazione che il difensore dell'Inter aveva provato ai danni di Kalulu. Il carnefice è diventato vittima, costretto a guardare negli occhi di un avversario il riflesso della propria passata arroganza. La simmetria di questi due eventi è talmente perfetta da sembrare finta. L'inganno calcolato e festeggiato contro l'errore disperato e punito, fusi insieme nello stesso identico momento della partita. Eppure, in questa ironia della sorte non c'è neanche troppa cattiveria, c'è solo una profonda umanità. Noi tifosi, comodamente seduti sul divano, tendiamo a giudicare questi ragazzi come macchine infallibili, ma la verità è che il prato verde è solo uno specchio della vita reale. Tutti noi, almeno una volta, abbiamo peccato di superbia credendo di essere più furbi degli altri, ed esattamente come Bastoni, tutti noi abbiamo poi dovuto incassare il colpo quando la vita ci ha rimesso al nostro posto, magari proprio mentre qualcun altro sorrideva delle nostre sfortune. Bastoni rimane un ragazzo che continuerà a vincere e a cadere. Ma c'è da scommettere che questa lezione gli rimarrà incollata addosso per sempre. Da oggi in poi, è facile immaginare che, arrivati al 41esimo minuto, un brivido gli correrà lungo la schiena, ricordandogli che nel calcio si può ingannare l'arbitro, si può ingannare l'avversario, ma non si può mai, in nessun caso, ingannare il destino.
  3. Certo, è aperto a tutti! Mettete i vostri pezzi!
  4. Yildiz, mentre tutta la squadra era nel pieno delle celebrazioni per l'ingresso alla fase finale dei mondiali, si è allontanato dai suoi compagni per andare a consolare ed abbracciare il suo compagno di squadra Zhegrova.
  5. Riuscire a farmi incazzare più con le interviste post-partita che con la miseria patetica vista in campo era un'impresa titanica, ma ce l'hanno fatta su tutta la linea. Punto uno: ma ringraziamento de che? E soprattutto, crescita di cosa? Stiamo scherzando, spero.. Ditemi che è uno scherzo, un pesce d'aprile sentire parlare di "clima", "atmosfera" e fare i complimenti alla squadra dopo una disfatta simile... perché è un insulto alla mia intelligenza Punto due: dire che la parte tecnica è "da salvare al 100%" significa, molto banalmente, non aver guardato la partita. Ragazzi, poco altro da dire, vuol dire non aver visto nulla. Gattuso ha completamente sbagliato tutto, TUTTO... dalle selezioni iniziali, fino ad arrivare a una tattica obsoleta (e inesistente) e a cambi scriteriati. Rinnovargli la fiducia sarebbe da KO tecnico. Punto tre: sei il Presidente della Federazione, cribbio... e nel momento del fallimento inizi a dire che la colpa è "del sistema", tiri in ballo le leghe, i club... Ma di cosa stiamo parlando? Ma cosa state facendo? Ma basta, prenditi le tue responsabilità e finisce lì. Distribuire le colpe su chi, tra l'altro, ti ha votato per sedere su quella poltrona per TRE elezioni di fila è un esercizio francamente inaccettabile di fronte a una disfatta simile. "bisogna ridisegnare il calcio" sei lì da SETTE ANNI amico, SETTE! Che cribbio hai fatto in sette anni per "ridisegnare il calcio"? NIENTE. Punto quattro: su Buffon e Bonucci c'è francamente poco da dire. Con tutto il rispetto per la storia dei due, non si capisce per quale logica debbano coprire incarichi del genere in un momento così critico. Anzi, fa vedere ancora più una mancanza di un vero progetto. Complimenti davvero a tutti. Una sfilza di disastri dentro e fuori dal campo.
  6. Il calcio non è solo schemi, diagonali, moduli e statistiche (anche se mi piacciono moltissimo e ne parlerei per ore ). Il calcio, prima di tutto, è ritmo e sentimento. È una cosa emotiva che per novanta minuti prende ognuno di noi che ne è appassionato. E, dato che vengo dal mondo musicale, non posso che abbinare ogni momento della stagione ad un suono ben preciso. Per questo ho deciso di inaugurare questa rubrica: una colonna sonora mensile per tradurre in canzone certe partite e certi giocatori che abbiamo visto nelle ultime quattro settimane. Mettetevi le cuffie e partiamo. Roma - Juventus 3-3 Slipknot - Duality Non potevo che iniziare con questa. La trasferta dell’Olimpico è stata una partita schizofrenica, brutale e bellissima allo stesso tempo, dopo un periodo in cui ti girava storto tutto. Un 3-3 per definizione è caos e assenza di controllo. In questa partita la Juventus ha mostrato le sue due facce: quella capace di colpire, ferire e reagire e quella incapace di difendersi. Una dualità che ha segnato il nostro inizio del mese, per lasciarsi dietro un pessimo febbraio. Udinese - Juventus 0-1 The xx - Intro Se l’inizio di marzo è stato rumore e overdrive, la trasferta di Udine ci ha riportato alla calma, anche se solo apparente. Un solo goal di scarto, tre punti in tasca, pochissime sbavature. Una vittoria essenziale, pulita, giocata sulle geometrie di un 1-0 in cui non abbiamo mai avuto davvero paura. Questo pezzo cattura esattamente quell’atmosfera. Un brano leggero ma inesorabile, proprio come il nostro tridente che in quella sera ha saputo pungere, portando a casa il massimo risultato con il minimo sforzo. Juventus - Sassuolo 1-1 Coldplay - Fix You Marzo si conclude con un pareggio amaro, figlio di una partita sprecata. C'è un’ovvia immagine che definisce questa partita - il rigore sbagliato da Locatelli e un silenzio assordante che cala nello Stadium. Proprio qui partono le prime note del capolavoro dei Colplay “When you try your best, but you don’t succeed” (quando fai del tuo meglio, ma non ci riesci). Ci hai provato, ma non è andata. Fix You è un abbraccio collettivo a chi stringe i denti dopo un errore pesante, ma anche un inno ad una squadra che tecnicamente sembra inciampare sui propri limiti. Un riconoscimento malinconico che, forse, collettivamente, vuol dire che non possiamo dare più di così e non possiamo chiedere altro ad un gruppo che sembra stia esaurendo le sue risorse. Due dediche speciali per due giocatori che, per motivi opposti, hanno segnato le nostre partite. Kenan Yildiz M83 - Midnight City Yildiz è la luce che brilla nel buio. Quando prende la palla hai sempre la sensazione che possa succedere qualcosa, il ritmo cambia. C'è un’energia giovane, un po’ ribelle e un po’ anche sfacciata nel suo modo di puntare l’uomo, proprio come l’esplosività melodica di Midnight City. Un pezzo per chi sa di avere il futuro tra i piedi Jonathan David Radiohead - How to Disappear Completely Una canzone per chi invece sta attraversando un momento di eclissi totale. “I’m not here, this isn’t happening” (Non sono qui, questo non sta succedendo) sussurato da Thom Yorke descrive perfettamente, purtroppo, il periodo di quello che sarebbe dovuto essere il nostro attaccante. David è sembrato sempre più alienarsi dal gioco, inghiottito dalle maglie delle difese avversarie e dalla frustrazione. Il senso del vuoto, di chi sembra essere un fantasma sul prato verde ma che magari vorrebbe solo ritrovare se stesso. Per chiudere la tracklist del mese serve una traccia che riassuma l’intera Juventus di Marzo. E non poteva che essere Octavarium dei Dream Theater. Una suite monumentale di ventiquattro minuti. Ventiquattro, come i giorni in cui il tridente leggero ci aveva dato una parvenza di duttilità. Ventiquattro, come i punti rimasti a giocarsi tra aprile e maggio. Un’opera complessa, stratificata e piena di cambi di tempo e armonici improvvisi. Proprio come la nostra Juventus: una squadra capace di accelerazioni furiose e amnesie incomprensibili, momenti di puro calcio e fasi di stallo completo. Il tema centrale di questo pezzone è il cerchio, l’inevitabile ritorno al punto di partenza (“This story ends where it began”). Dopo il caos di Roma, l’accelerazione contro il Pisa, il minimalismo di Udine e la frustrazione con il Sassuolo, chiudiamo questo mese con la sensazione di aver vissuto una piccola epopea, pronti, ad aprile, a ricominciare il cerchio da capo. Ora tocca a voi! Portatemi i vostri pezzi che raccontano la Juve di marzo!
  7. Tre cose: 1. Risultato giusto, poco altro da dire sulla partita. Preparata male, finita peggio. 2. Gattuso una scelta folle, ancor più folle fargli fare questi playoff. Tatticamente penso di aver visto cose che manco con Ventura avevo visto. 3-5-2 che si trasforma in 3-5-1 dopo il rosso (!), boh. Oltre a quello, ha fatto una selezione assurda, lasciando a casa chi, probabilmente, ti avrebbe permesso di vincere questa partita più facilmente (avere Zaniolo, Berardi e Bernardeschi in forma faceva così schifo?). 3. Mi spiace per chi pensa che adesso cambierà qualcosa. Gravina rimane, l'ha già fatto intendere più volte. Ma anche se dovesse lasciare si parla di Malago' () o qualche altro parruccone che poco farà.
  8. Tira lui 5 volte, cambiano la maglia e gli mettono i baffi finti e gli occhiali con il nasone tipo
  9. Adesso lanciano le monetine per capire chi far tirare
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