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Mormegil

Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

Post in rilievo

Parola di ayatollah.  

Il gentile "omaggio" della Guida Suprema Ali Khamenei alle donne per la giornata dell'8 marzo.... @@  @@ .allah  .allah 

 

"la donna iraniana in particolare e quella musulmana in generale è influente nella società,  guida la famiglia e dà all'uomo pace, perché ha fede e castità. 

Mentre la caratteristica delle donne occidentali è la nudità e la capacità di  attrarre fisicamente gli uomini...."

 

(e adesso che la mia benedizione ve l'ho data,  tornate subito in cucina, brutte tròie,  ché altrimenti vi corco di mazzate....) .ghgh.ghgh.ghgh

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16 ore fa, sol invictus ha scritto:

Questo non credo. Tutte le precedenti guerre mediorientali sono cominciate e finite senza scatenare l'apocalisse e non vi è ragione di pensare che una prossima guerra possa andare diversamente.

Poi, ovvio, se per qualsiasi ragione Israele fosse sul punto di soccombere, allora inevitabilmente dovrebbe fare ricorso alla soluzione estrema. Ma è uno scenario del tutto improbabile, a cui nessuna delle grandi potenze permetterà che si arrivi.

Israele ha negli USA un buon amico, ma anche con Mosca ha un discreto rapporto: per dire, gli aerei russi impegnati in Siria, in caso di emergenza avevano la possibilità di atterrare su  basi israeliane: questo significa, per forza di cose, che Tel Aviv era costantemente informata dagli stessi comandi russi dei piani di volo degli aerei russi in Siria, cosa che richiede accordi ai massimi livelli tra i due paesi. In questi ultimi due o tre anni ci sono state centinaia di incursioni aeree israeliane in Siria, e mai una volta c'è stato contatto con aerei russi, o con sistemi AA in mano ai russi, e anche questo è significativo, visto che stiamo parlando di un'area ristretta in cui non passa inosservato manco un aquilone: ergo, i russi lasciano passare i caccia israeliani. L'F16 abbattuto due settimane fa è stato colpito da una batteria iraniana ed è una faccenda diversa.  

Tutto questo per dire che non arriveremo mai al punto in cui Israele si troverà a dover scegliere tra il soccombere ed il nuclearizzare Teheran, perché nessuno lascerà che Israele sia messo con le spalle al muro. 

Quindi, una guerra in M.O. la ritengo possibile, ma non verrà lasciata degenerare in una guerra mondiale.

Fai delle osservazioni corrette, ma secondo me parti da un presupposto sbagliato, perchè se è vero che i precedenti conflitti hanno avuto carattere locale e non sono degenerati in una guerra più grande, credo che la situazione attuale sia decisamente cambiata.

Inoltre considero Iran/Hezbollah avversari di livello infinitamente superiore alle armate arabe del passato.A conferma di come venga percepita la minaccia basti pensare alla storica alleanza israelo-saudita in chiave anti Iran.

Detto questo credo che per gli enormi interessi nella zona e per un gioco di alleanze e controalleanze la situazione potrebbe facilmente sfuggire di mano e degenerare.

I russi in particolare sono quelli che avrebbero più da rimetterci e sono d'accordissimo con te che faranno di tutto per evitare una escalation, ma non so quanto siano in grado di mantenere il controllo della situazione.Tutto quanto rigorosamente IMHO.

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2 ore fa, sol invictus ha scritto:

Parola di ayatollah.  

Il gentile "omaggio" della Guida Suprema Ali Khamenei alle donne per la giornata dell'8 marzo.... @@  @@ .allah  .allah 

 

"la donna iraniana in particolare e quella musulmana in generale è influente nella società,  guida la famiglia e dà all'uomo pace, perché ha fede e castità. 

Mentre la caratteristica delle donne occidentali è la nudità e la capacità di  attrarre fisicamente gli uomini...."

 

(e adesso che la mia benedizione ve l'ho data,  tornate subito in cucina, brutte tròie,  ché altrimenti vi corco di mazzate....) .ghgh.ghgh.ghgh

Pensare a come vengono trattate le donne in quei posti mi fa bollire il sangue nelle vene.

Immagino quanto siano importanti nella società e quanto possano servire da guida per la famiglia le bambine di 10-12 anni date in spose(per non dire comprate) a uomini che potrebbero essere i loro nonni.

Evito ulteriori commenti in quanto OT.

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19 ore fa, sol invictus ha scritto:

Questo non credo. Tutte le precedenti guerre mediorientali sono cominciate e finite senza scatenare l'apocalisse e non vi è ragione di pensare che una prossima guerra possa andare diversamente.

Poi, ovvio, se per qualsiasi ragione Israele fosse sul punto di soccombere, allora inevitabilmente dovrebbe fare ricorso alla soluzione estrema. Ma è uno scenario del tutto improbabile, a cui nessuna delle grandi potenze permetterà che si arrivi.

Israele ha negli USA un buon amico, ma anche con Mosca ha un discreto rapporto: per dire, gli aerei russi impegnati in Siria, in caso di emergenza avevano la possibilità di atterrare su  basi israeliane: questo significa, per forza di cose, che Tel Aviv era costantemente informata dagli stessi comandi russi dei piani di volo degli aerei russi in Siria, cosa che richiede accordi ai massimi livelli tra i due paesi. In questi ultimi due o tre anni ci sono state centinaia di incursioni aeree israeliane in Siria, e mai una volta c'è stato contatto con aerei russi, o con sistemi AA in mano ai russi, e anche questo è significativo, visto che stiamo parlando di un'area ristretta in cui non passa inosservato manco un aquilone: ergo, i russi lasciano passare i caccia israeliani. L'F16 abbattuto due settimane fa è stato colpito da una batteria iraniana ed è una faccenda diversa.  

Tutto questo per dire che non arriveremo mai al punto in cui Israele si troverà a dover scegliere tra il soccombere ed il nuclearizzare Teheran, perché nessuno lascerà che Israele sia messo con le spalle al muro. 

Quindi, una guerra in M.O. la ritengo possibile, ma non verrà lasciata degenerare in una guerra mondiale.

Per questo ritengo che all'eventuale guerra si arriverà con un percorso diverso, qualcosa di simile all'Iraq 2003, con una coalizione internazionale, con l'Iran che diventerà il "male assoluto" su tutti i media, ecc, ritengo  improbabile una guerra diretta Israele vs Iran. 

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41 minuti fa, JuventusOnly ha scritto:

Per questo ritengo che all'eventuale guerra si arriverà con un percorso diverso, qualcosa di simile all'Iraq 2003, con una coalizione internazionale, con l'Iran che diventerà il "male assoluto" su tutti i media, ecc, ritengo  improbabile una guerra diretta Israele vs Iran. 

Eh ma per uno scenario del genere ci vorrebbe una causa o pretesto più che solido. Roba seria. Qualcosa di veramente clamoroso che non riesco manco ad immaginare. Un blocco iraniano di Hormuz, un attentato devastante a qualche terminal saudita che veda mandante l'Iran, o magari a MBS,  un attacco con armi chimiche di Hezbollah a qualche obiettivo in Israele.... qualcosa che metta a rischio tutta la regione.  Non basterebbe neanche un riesplodere della violenza settaria in Iraq... uum  uum

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2 ore fa, OrgoglioBlack&White ha scritto:

Pensare a come vengono trattate le donne in quei posti mi fa bollire il sangue nelle vene.

Immagino quanto siano importanti nella società e quanto possano servire da guida per la famiglia le bambine di 10-12 anni date in spose(per non dire comprate) a uomini che potrebbero essere i loro nonni.

Evito ulteriori commenti in quanto OT.

Distinguiamo le varie realtà, una cosa sono i villaggi del Mali o dei monti afghani e yemeniti, dove quasi tutti vivono di agricoltura e pastorizia, una cosa sono nazioni come l'Iran dove il tasso di studenti universitari è paragonabile a quello dei paesi avanzati e dove le donne laureate sono ormai più degli uomini.  

Attualmente l'età media del matrimonio nel mondo arabo è di 30 per gli uomini, 26 per le donne. In Iran più o meno credo siano sugli stessi livelli. Basti pensare all'Africa dove l'età media del matrimonio è più alta nel Nord, che sarebbe quello islamico ma allo stesso tempo è la parte più evoluta/ricca dell'Africa, in genere è il tipo di società (agricola o più orientata a industria/servizi) a determinare questi meccanismi, in Europa 150 anni fa le donne non si sposavano di certo a 30 anni! Nel villaggio del Mali o del Burundi in genere a 15 anni hai finito gli studi (se hai avuto la fortuna di studiare) e lavori nei campi o fai il pastore, ergo per la società sei "pronto" per sposarti e formare una famiglia. A Teheran o ad Algeri ormai se non ti laurei hai pochissime chance lavorative e per avere una vita decente in genere devono lavorare sia il marito che la moglie, ecco che il matrimonio inevitabilmente slitta su età  più "occidentali". 

Insomma, non è per minimizzare o negare certi fenomeni, ma banalizzare facendo l'equazione "paese islamico = si sposano a 12 anni" è una cavolata, perché di certo si sposano prima in Uganda o in Nepal (paesi non islamici) che in Iran o in Algeria, per i motivi che ho elencato prima.  

48 minuti fa, sol invictus ha scritto:

Eh ma per uno scenario del genere ci vorrebbe una causa o pretesto più che solido. Roba seria. Qualcosa di veramente clamoroso che non riesco manco ad immaginare. Un blocco iraniano di Hormuz, un attentato devastante a qualche terminal saudita che veda mandante l'Iran, o magari a MBS,  un attacco con armi chimiche di Hezbollah a qualche obiettivo in Israele.... qualcosa che metta a rischio tutta la regione.  Non basterebbe neanche un riesplodere della violenza settaria in Iraq... uum  uum

Qualcosa di solido tipo l'antrace di Powell sull'Iraq? :d

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17 minuti fa, JuventusOnly ha scritto:

Qualcosa di solido tipo l'antrace di Powell sull'Iraq? 

In quel caso è partito tutto dal 9/11.  Per un'azione contro l'Iran sarebbe necessario un evento almeno di quella portata. 

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12 minuti fa, sol invictus ha scritto:

In quel caso è partito tutto dal 9/11.  Per un'azione contro l'Iran sarebbe necessario un evento almeno di quella portata. 

9/11 che però con l'Iraq non c'entrava un tubo! Sarebbe come dire che bombardo l'Iran per combattere Al Baghdadi! 

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28 minuti fa, JuventusOnly ha scritto:

9/11 che però con l'Iraq non c'entrava un tubo! Sarebbe come dire che bombardo l'Iran per combattere Al Baghdadi! 

Ho capito. Voglio dire che ci vorrebbe un evento traumatico di quella magnitudo da qualche parte (USA, Israele o Arabia) per poter pensare di mettere su una coalizione anti-Iran con relativi passaggi ONU ecc ecc. Cosa che trovo piuttosto improbabile, a meno di non scatenare un attacco chimico hezbollah contro Haifa o di tirare giù con un missile iraniano l'aereo personale di MBS. 

Uno scontro diretto Iran/Israele  lo ritengo possibile, tra la Siria ed il sud-Libano, ma credo anche che il territorio iraniano potrà essere colpito solo se dovesse essere messa a repentaglio l'esistenza di Israele. Anche perché ci sono anche altri modi per infliggere duri colpi all'avversario, magari contro i terminali di Kharg,  o la centrale di Bushehr (ed i buoni risultati ottenuti tra il 2010 ed il 2012 da Stuxnet e fratellini contro le centrifughe e gli stessi terminali sono solo un esempio).

 

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45 minuti fa, JuventusOnly ha scritto:

Distinguiamo le varie realtà, una cosa sono i villaggi del Mali o dei monti afghani e yemeniti, dove quasi tutti vivono di agricoltura e pastorizia, una cosa sono nazioni come l'Iran dove il tasso di studenti universitari è paragonabile a quello dei paesi avanzati e dove le donne laureate sono ormai più degli uomini.  

Attualmente l'età media del matrimonio nel mondo arabo è di 30 per gli uomini, 26 per le donne. In Iran più o meno credo siano sugli stessi livelli. Basti pensare all'Africa dove l'età media del matrimonio è più alta nel Nord, che sarebbe quello islamico ma allo stesso tempo è la parte più evoluta/ricca dell'Africa, in genere è il tipo di società (agricola o più orientata a industria/servizi) a determinare questi meccanismi, in Europa 150 anni fa le donne non si sposavano di certo a 30 anni! Nel villaggio del Mali o del Burundi in genere a 15 anni hai finito gli studi (se hai avuto la fortuna di studiare) e lavori nei campi o fai il pastore, ergo per la società sei "pronto" per sposarti e formare una famiglia. A Teheran o ad Algeri ormai se non ti laurei hai pochissime chance lavorative e per avere una vita decente in genere devono lavorare sia il marito che la moglie, ecco che il matrimonio inevitabilmente slitta su età  più "occidentali". 

Insomma, non è per minimizzare o negare certi fenomeni, ma banalizzare facendo l'equazione "paese islamico = si sposano a 12 anni" è una cavolata, perché di certo si sposano prima in Uganda o in Nepal (paesi non islamici) che in Iran o in Algeria, per i motivi che ho elencato prima.  

Ciao Only, le spose bambine sono solo la punta dell'iceberg, il discorso andrebbe ampliato alle libertà e ai diritti (velo, diritto di voto, divieto di matrimonio con altre confessioni,ecc.), ma sarebbe troppo lungo e siamo OT.

 

Ti cito le informazioni che ho trovato in rete sui 3 paesi islamici che considero più importanti/evoluti (metto anche la Turchia visto la piega che ha preso ultimamente con Erdogan):

-Iran 9 anni ( http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/06/06/iran-matrimonio-e-diritti-donna-sorprese-in-codice-civile_1767d692-aedd-42ba-9835-0d784b1ecaf5.html )

-Arabia saudita nessun limite di età ( https://web.archive.org/web/20150920123300/http://www.saudigazette.com.sa/index.cfm?method=home.regcon&contentID=2008102720339 )

-Turchia 9 anni ( http://www.ilgiornale.it/news/cronache/turchia-libera-degli-imam-s-spose-bambine-9-anni-1479796.html )

 

Ovviamente il discorso va di pari passo con lo sviluppo culturale e la ricchezza, per questo credo che mettersi a citare i paesi africani(in special modo quelli subsahariani) o i fuoricasta nepalesi(dove per legge l'età è comunque fissata a 20anni per le unioni), indiani o del Bangladesh sia completamente fuori luogo.

 

Detto questo chiudo l'OT, se vuoi continuerò a risponderti in privato.
 

 

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7 minuti fa, OrgoglioBlack&White ha scritto:

Ciao Only, le spose bambine sono solo la punta dell'iceberg, il discorso andrebbe ampliato alle libertà e ai diritti (velo, diritto di voto, divieto di matrimonio con altre confessioni,ecc.), ma sarebbe troppo lungo e siamo OT.

 

Ti cito le informazioni che ho trovato in rete sui 3 paesi islamici che considero più importanti/evoluti (metto anche la Turchia visto la piega che ha preso ultimamente con Erdogan):

-Iran 9 anni ( http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/06/06/iran-matrimonio-e-diritti-donna-sorprese-in-codice-civile_1767d692-aedd-42ba-9835-0d784b1ecaf5.html )

-Arabia saudita nessun limite di età ( https://web.archive.org/web/20150920123300/http://www.saudigazette.com.sa/index.cfm?method=home.regcon&contentID=2008102720339 )

-Turchia 9 anni ( http://www.ilgiornale.it/news/cronache/turchia-libera-degli-imam-s-spose-bambine-9-anni-1479796.html )

 

Ovviamente il discorso va di pari passo con lo sviluppo culturale e la ricchezza, per questo credo che mettersi a citare i paesi africani(in special modo quelli subsahariani) o i fuoricasta nepalesi(dove per legge l'età è comunque fissata a 20anni per le unioni), indiani o del Bangladesh sia completamente fuori luogo.

 

Detto questo chiudo l'OT, se vuoi continuerò a risponderti in privato.
 

 

Se preferisci possiamo tranquillamente parlarne in privato, però chiariamo i ruoli perché forse c'è un malinteso di fondo, il Medio Oriente è casa mia (sono mezzo arabo), quindi non ho bisogno di informazioni sul tema se è quello il tuo intento, so bene di cosa parlo, certi temi diventano un problema rilevante solo in realtà arretrate di paesi meno sviluppati, che siano induisti, islamici o cristiani cambia poco, l'aspetto che accomuna tutti è in genere un mix di arretratezza e povertà (specialmente della famiglia della sposa), in Brasile le bambine si prostituiscono per sopravvivere, in Bangladesh o in Kenya le bambine si sposano per sopravvivere, cambia la forma ma di base il problema è lo stesso. 

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24 minuti fa, sol invictus ha scritto:

Ho capito. Voglio dire che ci vorrebbe un evento traumatico di quella magnitudo da qualche parte (USA, Israele o Arabia) per poter pensare di mettere su una coalizione anti-Iran con relativi passaggi ONU ecc ecc. Cosa che trovo piuttosto improbabile, a meno di non scatenare un attacco chimico hezbollah contro Haifa o di tirare giù con un missile iraniano l'aereo personale di MBS. 

Uno scontro diretto Iran/Israele  lo ritengo possibile, tra la Siria ed il sud-Libano, ma credo anche che il territorio iraniano potrà essere colpito solo se dovesse essere messa a repentaglio l'esistenza di Israele. Anche perché ci sono anche altri modi per infliggere duri colpi all'avversario, magari contro i terminali di Kharg,  o la centrale di Bushehr (ed i buoni risultati ottenuti tra il 2010 ed il 2012 da Stuxnet e fratellini contro le centrifughe e gli stessi terminali sono solo un esempio).

 

Volendo possono bastare anche 2 scaramucce tra Hezbollah e Israele, cosa che può accadere tutti i giorni, per creare il pretesto. Tutti sanno chi li arma e tutti sanno da chi prendono gli ordini, basta fare 1+1 e hai il casus belli per un intervento "internazionale" contro l'Iran.  Di base bisogna vedere se Trump è disposto a farsi trascinare in una cosa del genere da israeliani e sauditi, perché in sostanza sono loro a volere una guerra all'Iran. 

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1 ora fa, JuventusOnly ha scritto:

Volendo possono bastare anche 2 scaramucce tra Hezbollah e Israele, cosa che può accadere tutti i giorni, per creare il pretesto. Tutti sanno chi li arma e tutti sanno da chi prendono gli ordini, basta fare 1+1 e hai il casus belli per un intervento "internazionale" contro l'Iran.  Di base bisogna vedere se Trump è disposto a farsi trascinare in una cosa del genere da israeliani e sauditi, perché in sostanza sono loro a volere una guerra all'Iran. 

"Due scaramucce" mi pare un po' poco, ma anche il "volere una guerra" mi pare un po' relativo.

Se il discorso è la scelta tra lasciare o meno che la Siria diventi una base per attacchi pesanti iraniani contro il territorio israeliano,  allora mi sento di dire, senza alcun dubbio, che Israele non potrà tollerare una minaccia del genere. Perché una cosa è dover affrontare un tot di batterie hezbollah ammucchiate lungo un collo di bottiglia stretto 50km tra il Mediterraneo e la Bekaa nel sud Libano, quindi entro una specie di killing-zone, piuttosto facilmente tracciabili e di conseguenza eliminabili, e con gli stessi ordigni intercettabili in volo dai vari Iron  Dome e compagnia; altra cosa, invece, è avere due fronti aperti contemporaneamente, nel sud-Libano e nel Golan orientale (e tralascio Hamas), uno dei quali (quello siriano) dotato di profondità strategica e nel  quale è possibile schierare un numero indefinitamente più elevato di batterie, non più facilmente tracciabili ed il cui grande numero sarebbe in grado di saturare rapidamente la capacità difensiva israeliana. Due scenari totalmente diversi, il secondo dei quali implica una minaccia intollerabile per tutta la Galilea ed il nord-Israele almeno fino a Tel Aviv.  Ma in questo secondo caso chi è che vorrebbe davvero la guerra?  Israele che si ritrova a dover affrontare una  minaccia mortale ai propri confini settentrionali,  oppure l'Iran che invece avrebbe le proprie armi schierate offensivamente in territorio altrui, a 1.000km dai suoi confini occidentali?

Ovvio, poi, che uno scenario simile rappresenterebbe un casus belli, ma non solo per gli Israeliani bensì per chiunque si trovasse al loro posto a dover affrontare un branco di fanatici che ti ha giurato di ricacciarti in mare.

Così come è altrettanto ovvio che in una situazione del genere avrebbe comunque poca importanza il chi ha sparato il primo colpo: perché siccome già adesso si intravedono i presupposti affinché salti tutto per aria, non si tratta più di ragionare sul se, ma sul quando e sul come. 

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4 ore fa, JuventusOnly ha scritto:

Qualcosa di solido tipo l'antrace di Powell sull'Iraq? :d

bibi il mese scorso ha fatto le prove generali

con quattropezzidi rottame.

l'unicomotivo per cui ancora c'è una proxy e non una guerra vera è propria è lapotenza delle forze in campo abbastanza equilibrata tutti hanno troppo da perdere

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1 ora fa, sol invictus ha scritto:

"Due scaramucce" mi pare un po' poco, ma anche il "volere una guerra" mi pare un po' relativo.

Se il discorso è la scelta tra lasciare o meno che la Siria diventi una base per attacchi pesanti iraniani contro il territorio israeliano,  allora mi sento di dire, senza alcun dubbio, che Israele non potrà tollerare una minaccia del genere. Perché una cosa è dover affrontare un tot di batterie hezbollah ammucchiate lungo un collo di bottiglia stretto 50km tra il Mediterraneo e la Bekaa nel sud Libano, quindi entro una specie di killing-zone, piuttosto facilmente tracciabili e di conseguenza eliminabili, e con gli stessi ordigni intercettabili in volo dai vari Iron  Dome e compagnia; altra cosa, invece, è avere due fronti aperti contemporaneamente, nel sud-Libano e nel Golan orientale (e tralascio Hamas), uno dei quali (quello siriano) dotato di profondità strategica e nel  quale è possibile schierare un numero indefinitamente più elevato di batterie, non più facilmente tracciabili ed il cui grande numero sarebbe in grado di saturare rapidamente la capacità difensiva israeliana. Due scenari totalmente diversi, il secondo dei quali implica una minaccia intollerabile per tutta la Galilea ed il nord-Israele almeno fino a Tel Aviv.  Ma in questo secondo caso chi è che vorrebbe davvero la guerra?  Israele che si ritrova a dover affrontare una  minaccia mortale ai propri confini settentrionali,  oppure l'Iran che invece avrebbe le proprie armi schierate offensivamente in territorio altrui, a 1.000km dai suoi confini occidentali?

Ovvio, poi, che uno scenario simile rappresenterebbe un casus belli, ma non solo per gli Israeliani bensì per chiunque si trovasse al loro posto a dover affrontare un branco di fanatici che ti ha giurato di ricacciarti in mare.

Così come è altrettanto ovvio che in una situazione del genere avrebbe comunque poca importanza il chi ha sparato il primo colpo: perché siccome già adesso si intravedono i presupposti affinché salti tutto per aria, non si tratta più di ragionare sul se, ma sul quando e sul come. 

non succederà nulla di tutto ciò

per un semplice motivo, essendo lo scenario più plausibile è impossibile che si verifichi(semicit. yuval noah harari)

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1 ora fa, Vonpalace ha scritto:

non succederà nulla di tutto ciò

per un semplice motivo, essendo lo scenario più plausibile è impossibile che si verifichi(semicit. yuval noah harari)

Occam ne sarebbe rattristato... sefz

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Cartina aggiornata al 1° marzo 2018 .

I fronti di scontro principali, attualmente, sono :

 1) : la Ghuta (periferia Est di Damasco),

2) :  la valle del fiume Eufrate a sud-est di Deir el-Zor  ( dove ci sono dei  pozzi  petroliferi ) ,

3) : Idlib e la sua provincia orientale,

4 ) : una sacca di resistenza dell'Isis a Nord di Hama

5 ) : e l'enclave Curda di Afrin al confine con la Turchia.

Situazione Siria

 

 

p.s.: siccome non tutti sanno dove è il "Ghuta" , posto un video amatoriale pubblicato  dall' ANNA News ( L’Esercito Siriano  ha liberato/sta liberando  enormi fasce di territorio del Ghouta orientale, con il risultato che , ad oggi ,  solo il 50% della sacca è ancora mantenuta sotto il controllo delle organizzazioni terroristiche, appoggiate dagli USA e Arabia Saudita.) 

 

 

 

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Israele: kibbutz sfidano governo su espulsioni migranti africani

TEL AVIV - A due settimane dall'inizio dell' ''allontanamento'' graduale da Israele di migliaia di migranti africani il movimento dei kibbutz (aziende agricole collettive) ha deciso adesso di sfidare il governo di Benyamin Netanyahu. Ieri il suo segretario generale Nir Meir ha fatto appello a tutti i kibbutz di Israele affinché si prodighino ad ospitare nei prossimi mesi e se possibile a dare lavoro ai migranti e alle loro famiglie.

''Siamo ora messi alla prova'' ha scritto Meir nel sito del suo movimento. ''Dobbiamo reagire, alla luce dei nostri valori collettivistici, ebraici ed umani''.

In Israele risiedono circa 40 mila migranti sudanesi ed eritrei. Il governo ha dato loro tempo fino alla fine di marzo per lasciare Israele spontaneamente, con incentivi economici di 3.500 dollari a testa. Potranno raggiungere in Africa un ''Paese terzo'' (il governo non precisa quale, ma la stampa concorda nell'indicarlo nel Ruanda) dove avranno modo - secondo Israele - di aprire una nuova pagina. Quanti si rifiutassero rischierebbero una incarcerazione e poi una espulsione vera propria, senza più incentivi. Per primi saranno ''allontanati'' migliaia di scapoli.

Ma adesso i kibbutz sono scesi in campo per contrastare la politica del governo. Avi Ofer, del kibbutz Maanit (fra Tel Aviv e Haifa) ha detto alla stampa che 2.250 famiglie si sono già iscritte per dare ospitalità a migranti in difficoltà. Avranno la precedenza non solo quelli per i quali la minaccia delle espulsioni e' ormai imminente, ma anche quanti versano in condizioni sociali degradate: ad esempio le madri 'single'. Mentre il governo si e' fissato l'obiettivo di allontanare da Israele la intera comunità africana, sia pure a scaglioni, il movimento dei kibbutz propone invece per loro una politica diversa basata sulla loro dispersione sul terreno nazionale. In realtà, affermano diversi economisti, possono dare un contributo alla economia specialmente nel settore alberghiero, nei ristoranti e nell'agricoltura. Se la espulsione di decine di migliaia di migranti africani fosse portata a termine nei prossimi mesi, avvertono questi economisti, Israele dovrebbe sostituirli con manodopera alternativa proveniente dal Terzo mondo o dai territori palestinesi.

La loro dispersione sul terreno servirebbe inoltre ad allentare le tensioni creatasi nei rioni poveri di Tel Aviv, dove negli ultimi anni si sono stipati i migranti. Là, aggiungono i dirigenti del movimento dei kibbutz, il governo dovrebbe fornire aiuti immediati utilizzando ad esempio i fondi risparmiati con la chiusura del 'Centro di accoglienza' per i migranti, nel Neghev. 

 

situazione molto singolare

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9 ore fa, Vonpalace ha scritto:

Israele: kibbutz sfidano governo su espulsioni migranti africani

TEL AVIV - A due settimane dall'inizio dell' ''allontanamento'' graduale da Israele di migliaia di migranti africani il movimento dei kibbutz (aziende agricole collettive) ha deciso adesso di sfidare il governo di Benyamin Netanyahu. Ieri il suo segretario generale Nir Meir ha fatto appello a tutti i kibbutz di Israele affinché si prodighino ad ospitare nei prossimi mesi e se possibile a dare lavoro ai migranti e alle loro famiglie.

''Siamo ora messi alla prova'' ha scritto Meir nel sito del suo movimento. ''Dobbiamo reagire, alla luce dei nostri valori collettivistici, ebraici ed umani''.

In Israele risiedono circa 40 mila migranti sudanesi ed eritrei. Il governo ha dato loro tempo fino alla fine di marzo per lasciare Israele spontaneamente, con incentivi economici di 3.500 dollari a testa. Potranno raggiungere in Africa un ''Paese terzo'' (il governo non precisa quale, ma la stampa concorda nell'indicarlo nel Ruanda) dove avranno modo - secondo Israele - di aprire una nuova pagina. Quanti si rifiutassero rischierebbero una incarcerazione e poi una espulsione vera propria, senza più incentivi. Per primi saranno ''allontanati'' migliaia di scapoli.

Ma adesso i kibbutz sono scesi in campo per contrastare la politica del governo. Avi Ofer, del kibbutz Maanit (fra Tel Aviv e Haifa) ha detto alla stampa che 2.250 famiglie si sono già iscritte per dare ospitalità a migranti in difficoltà. Avranno la precedenza non solo quelli per i quali la minaccia delle espulsioni e' ormai imminente, ma anche quanti versano in condizioni sociali degradate: ad esempio le madri 'single'. Mentre il governo si e' fissato l'obiettivo di allontanare da Israele la intera comunità africana, sia pure a scaglioni, il movimento dei kibbutz propone invece per loro una politica diversa basata sulla loro dispersione sul terreno nazionale. In realtà, affermano diversi economisti, possono dare un contributo alla economia specialmente nel settore alberghiero, nei ristoranti e nell'agricoltura. Se la espulsione di decine di migliaia di migranti africani fosse portata a termine nei prossimi mesi, avvertono questi economisti, Israele dovrebbe sostituirli con manodopera alternativa proveniente dal Terzo mondo o dai territori palestinesi.

La loro dispersione sul terreno servirebbe inoltre ad allentare le tensioni creatasi nei rioni poveri di Tel Aviv, dove negli ultimi anni si sono stipati i migranti. Là, aggiungono i dirigenti del movimento dei kibbutz, il governo dovrebbe fornire aiuti immediati utilizzando ad esempio i fondi risparmiati con la chiusura del 'Centro di accoglienza' per i migranti, nel Neghev. 

 

situazione molto singolare

Non è così strana 'sta cosa. I kibbutzim hanno da sempre rappresentato la parte collettivistica e solidaristica della società israeliana, diciamo pure la sua anima più di sinistra e sebbene la maggior parte dei kibbutz si siano trasformati in aziende agricole a tutti gli effetti -quindi in imprese aventi scopo di lucro- è plausibile che abbiano mantenuto alcune reminiscenze di quella che era la loro  ideologia idealistica delle origini.

Seconda cosa: non conosco a fondo gli sviluppi economico-sociali attualmente in atto in Israele, tuttavia, il rapido percorso di ultratecnologizzazione recentemente imboccato da Israele,  con nascita di centinaia di startup nei campi dell'elettronica,  informatica e tecnologie avanzate e di poli di ricerca high-tech (in parte di derivazione militare o comunque collegati al settore della difesa), facilmente può indurre i giovani (anche quelli nati nei kibbutz) ad intraprendere questa strada, invece di spaccarsi la schiena nei campi: da qui una possibile carenza di mano d'opera non specializzata nei kibbutz, cosa che potrebbe aver indotto i kibbutzim a cogliere la palla al balzo, offrendosi di ospitare gli immigrati già presenti in Israele per recuperare forza lavoro valida immediatamente disponibile, invece di dover  ricorrere all'assunzione individuale di cingalesi o filippini.

Insomma, qualcosa come unire gli ideali al tornaconto.

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Silurato Tillerson ed al suo posto l'ex direttore della Cia Mike Pompeo.

Primo effetto della visita di Bibi a Washington?

 

Tillerson era sulla graticola da settimane, quindi non può esserci rapporto di causa/effetto.

Tuttavia la tempistica appare sospetta, così come il fatto che a sostituire Tillerson non sia una colomba,  bensì un fautore della linea dura nei confronti di Teheran.

 

 A parte questo, la nomina di Pompeo  a segretario di stato (ministro degli Esteri) riconferma la tendenza di Trump a circondarsi di uomini in divisa per i vertici della sua amministrazione (Kelly,  Mattis, McMaster,  adesso Pompeo...). Per non parlare di chi sostituirà Pompeo alla direzione della Cia: la superdura Gina Haspel (che mi ricorda un po' la Maya Lambert di Zero Dark Thirthy).

 

Resta da capire se questa tendenza faccia parte di una strategia per il Medio Oriente, il che significherebbe che Trump un piano almeno ce l'ha, oppure se siano reazioni impulsive dettate dal personaggio, il che vorrebbe dire che siamo  di fronte ad un grosso problema.

 

Quel che è certo è che a Teheran e Mosca non avranno brindato,  mentre a Tel Aviv e Ryadh invece si. E per come la penso, al momento mi basta.

 

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Neanche a farlo apposta, sul Foglio di oggi c'è un articolo del sempre ottimo Daniele Raineri che parla della "lobby degli" emiri in relazione alla vicenda Tillerson,  nel quale articolo viene confermata l'insofferenza di Ryadh e Abu Dhabi nei confronti dell'ex-segretario di stato USA.

Quindi, si, nel Golfo gli sceicchi hanno brindato, anche se nessuno è in grado di dire quanto effettivamente la rimozione di Tillerson sia stata prodotta dal lobbismo delle petromonarchie e quanto invece conseguenza di scelte interne da parte dell'imprevedibile Trump.

Fatto sta che le cose sono andate in questo modo e di certo la settimana prossima, quando MBS farà visita  a Washington (ops,  un'altra coincidenza temporale...) troverà un ambiente molto ben disposto ad ascoltarlo: Trump, Pompeo e... Kuschner che (procuratore Muller e Russiagate permettendo) pare essere il vero regista occulto sia della politica (o perlomeno di quella che vorrebbe essere una politica) Usa in M.O., sia anche (ma questa è una speculazione tutta mia) della defenestrazione di Tillerson: difficile infatti far coesistere due galli nello stesso pollaio e quindi impossibile che potessero continuare ad andare avanti, senza fare saltare il tavolo,   due soggetti - Kuschner e Tillerson - che  pretendevano di giocare con gli stessi balocchi (il M.O.), oltretutto ognuno a modo proprio, senza alcun coordinamento tra loro.

 

Inevitabile quindi il redde-rationem. Per di più, né Tillerson né Kuschner sono veri e propri animali politici, in quanto ambedue provengono dal mondo del businness e nessuno dei due quindi - neppure Tillerson che tra i due era l'uomo maggiormente di apparato -  disponeva di un vero e proprio scudo politico tra i GOP che potesse in qualche modo proteggerli o influire sul presidente; ergo, lo scontro finale probabilmente è stato extra-politico ed ha risentito delle dirette relazioni personali tra i due e Trump: cosa che ovviamente ha fatto sì che ad uscirne vincente fosse Kuschner, genero del presidente,  ed amico personale di MBS, il quale Kuschner può adesso contare sul pieno appoggio di Pompeo (molto ben visto nel Golfo) invece di dover fare i conti con la resistenza passiva di Tillerson.

Vedremo cosa ne uscirà.  

L'impronta è comunque personalistica. La diplomazia di fatto esautorata e tutto gira attorno alle relazioni dirette tra i leaders e sotto-leaders. 

Cosa che da un lato può anche essere positiva ma che rischia di produrre una politica contingente,  priva della necessaria profondità strategica. 

 

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.giornale... si completa la conquista della Casa Bianca da parte del potente complesso industrial-militare che, con la sola produzione di armi, vale più del 10% del Prodotto interno lordo degli Usa

e che Donald Trump, nella sua prima legge finanziaria, ha gratificato con un bel 10% in più di investimenti.

 Insomma, gli Stati Uniti d’America sono governati da quanto di più simile a una Giunta Militare le democrazie dell’Uccidente abbiano mai visto.... !!.help

 Il catalogo è questo :  Il capo dello staff presidenziale è John Kelly.Immagine correlata

 

James Mattis è il ministro della Difesa.220px-Gen_James_N_Mattis.jpg

 

Joseph Dunford è responsabile degli Stati maggiori riuniti. Immagine correlata

 

 Herbert Raymond McMaster è il consigliere per la Sicurezza nazionale, ed è un ex generale dell’esercito.

.................................................Immagine correlata

 

Adesso al posto di Tillerson è arrivato Michel “Mike” Pompeo,Immagine correlata

 Il motivo è che Tillerson non era a favore del rigetto, da parte americana, del patto sul nucleare con l’Iran; il che significa  che hanno vinto i neocon, che la  guerra a Teheran ( ed  a Beirut/Hezbollah   ) tanto desiderata da Sion si sta avvicinando (Netanyau era venuto a chiederla  pochi giorni fa in USA).  

l’uomo che Trump pescò dalle file dei Tea party nei primissimi giorni dopo l’elezione per metterlo a dirigere la CIA  e che in questo anno e mezzo non è mai stato sfiorato da critiche o invasioni di campo.

 Ha difeso, definendoli  " veri patrioti " , gli agenti CIA  accusati di praticare la tortura. Tra quelli c’era anche Gina Haspel,

............. Risultati immagini per gina haspel cia

che ora prende il suo posto al vertice della CIA .

(( in verità : non è una novità che la CIA  ( una specie di KGB )  inserisce uno dei suoi uomini nel governo , es. : George H.W. Bush ( vicepresidente di R.Reagan e poi presidente USA , ma tantè...  ))

Anche Pompeo è un uomo  " dell’Establishement con le stellette "  e della relativa industria.

Ingegnere, ha studiato alla prestigiosa Accademia militare di West Point risultando il primo del suo corso.

Poi per sei anni ha servito come ufficiale della cavalleria meccanizzata.

Una volta congedato ha fondato un’azienda con 400 dipendenti che ha fatto fortuna nel settore aerospaziale.

Quindi si è dato alla politica, militando nella destra più a destra del Partito Repubblicano. 

 

  più che un governo .... mi sembra  una Giunta-Militare dopo un colpo di stato ! bah

(( Lui ..Immagine correlata  twitta e tiene la scena... :patpat:, i generali dettano la linea per conto dei loro amici industriali. ))

 

.uhm Non riesco ancora a capire quanto Trump subisca o sia connivente consapevole o meno di queste decisioni,

sta di fatto che l'era Bush a confronto di ciò che si prospetta sembrerà un era di pace...!!!

Ed io che quando venne eletto pensai ingenuamente ad un cambio di rotta e fui esultante per la debacle della terrorista Clinton , 

ebbene dal giorno dopo mi sono ricreduto ampiamente, di certo la Clinton sarebbe stata ancora peggio,

ma a questo punto è chiaro che una  elezione democratica (almeno ufficialmente )  non ha alcuna influenza sui piani e sui poteri-forti   che veramente contano , ovviamente ciò si sapeva già ;  ma ammetto che per un giorno, solo uno, ho creduto, sognato, immaginato una svolta che mai ci sarà nella talassocrazia atlantica... Alla fine si può solo concludere come Catone concludeva ogni suo discorso: -  «Ceterum censeo Carthaginem esse delendam» -  (credo infine che Cartagine debba essere distrutta)

 

 

.

 

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26 minuti fa, baudolino ha scritto:

Ed io che quando venne eletto pensai ingenuamente ad un cambio di rotta e fui esultante per la debacle della terrorista Clinton

Diciamo che nelle scorse elezioni negli USA hanno dato una pistola in mano ai cittadini chiedendo loro se preferivano spararsi su un piede o su una mano, comunque avessero votato sarebbe andata male.

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11 ore fa, Jean Luc Picard ha scritto:

Diciamo che nelle scorse elezioni negli USA hanno dato una pistola in mano ai cittadini chiedendo loro se preferivano spararsi su un piede o su una mano, comunque avessero votato sarebbe andata male.

Io credo che il punto non sia stato tanto quello di scegliere tra la mano ed il piede - o magari come direbbe qualcun altro  tra la peste ed il colera - bensì tra una politica formale (magari anche ingessata) che può avere effetti positivi oppure negativi a seconda di chi la applica,  e l'antipolitica ostentata (magari anche rutilante) che invece ha effetti unicamente negativi a prescindere da chi la applica.

Che Trump avesse uno stile antipolitico lo si sapeva da sempre, così come che Hillary fosse un prodotto politico nel senso più stretto del termine. Ambedue però, seppure con stili opposti, fanno ovviamente  parte dell'establishment, se per establishment intendiamo blocco di potere (e non potrebbe essere altrimenti: sarebbe impossibile ed anche folle che non fosse così), solo che uno rappresenta l'immagine speculare rovesciata dell'altra: che laddove Hillary rappresentava la burocrazia,  Trump rappresenta il personalismo,  che laddove Hillary era un prodotto del partito, Trump è il simbolo della cerchia clanica, che laddove Hillary era il riferimento di certe lobbies,  Trump lo è di certe altre, che mentre con Hillary erano gli interessi diffusi ad alimentare la fedeltà verso il leader, nel caso di Trump è la fedeltà al leader che produce gli interessi ai suoi fedeli, che mentre Hillary avrebbe continuato con le classiche dinamiche da retrobottega della politica (alla House of Card,  per intendersi) con Trump si è passati alla politica da reality show (alla The Apprentice). E così via.

È abbastanza assurdo, quindi, sorprendersi adesso di questa cosa, che era palese fin dall'inizio (bastava guardare la campagna a elettorale), così come è francamente fuori luogo parlare di "giunta militare" dato che i cittadini americani hanno liberamente scelto tra i due prodotti che venivano offerti loro: ed ambedue erano, lo ripeto, fortemente caratterizzati in un senso o nell'altro e quindi prospettavano fin dall'inizio ciò che avevano intenzione di realizzare una volta eletti. Così come è ridicolo tirare fuori la solita storiella neocon per gridare al lupo, dato che Bannon che è (stato?)  l'ideologo di Trump è quanto di più lontano possa esserci dall'ideologia neocon,  diversi proprio come il giorno e la notte

Insomma,  il quadro era chiaro fin dall'inizio: Hillary avrebbe riproposto gli schemi tradizionali ed in qualche modo più rassicuranti perché già noti, Trump invece degli schemi modellati a propria immagine e somiglianza,  molto meno decifrabili e per certi versi più destabilizzanti proprio perché ignoti.

La mia preoccupazione infatti è l'eccesso di improvvisazione che pare dominare le mosse di Trump, che sembrano più il prodotto di scelte umorali che di una strategia vera  propria, soprattutto per quanto riguarda la politica estera ed il medio oriente in particolare. Proprio per questo,  allora come oggi (in mancanza di un Reagan ed anche di un Bush Sr.) avrei scelto Hillary

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