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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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Trovato 171 risultati

  1. Un altro anno per Buffon: favorevoli o contrari?

    Cosa ne pensate della possibilità che Buffon prolunghi la sua esperienza in Bianconero per un altro anno? Vi chiedo di valutare non solo in base al passato glorioso di Gigi, ma anche al bene della squadra che ha in Szczesny una valida alternativa.
  2. Ilaria D’Amico, presentatrice di «Sky Calcio Show» e compagna di Gigi Buffon, ha rilasciato un’intervista al settimanale «F», in edicola da oggi. Ecco alcuni stralci. Il dopo carriera: «Gigi è preparato, da tempo immagina questo momento. Sa benissimo che nulla gli darà più quell’adrenalina che gli ha regalato il suo mestiere. C’è però tutta un’altra vita di cui ha molta fame. Gli obiettivi sono fondamentali. Se oggi non gliene restassero, penso alla Champions, avrebbe già smesso di giocare». La D’Amico ha poi raccontato le ore successive alla mancata qualificazione al Mondiale, dopo lo 0-0 con la Svezia a Milano: «I minuti prima del fischio finale sono stati i peggiori. Guardavo Gigi e pensavo: “Questa sarà una mazzata...”. Il mutismo di quel viaggio di ritorno in macchina non lo dimenticherò mai. Gigi era un uomo dilaniato. Il giorno dopo l’ho portato a pranzo in una cascina fuori Milano. Noi che di carattere siamo chiacchieroni, abbiamo scambiato sì e no tre parole, poi abbiamo vagato nei campi dietro la Martesana. Io ho continuato a piangere senza che lui mi vedesse». La Gazzetta dello Sport
  3. Gianluigi Buffon. Una roba intima: una trentina di invitati, fra cui ovviamente la compagna Ilaria D’Amico, le sorelle di Gigi e una manciata degli amici più intimi, con i quali il portiere ha voluto stare insieme nel giorno in cui ha scollinato un compleanno di quelli importanti. Soprattutto se sei ancora un atleta professionista e ancora al top del mondo nel ruolo. Non capita a tutti, è un ristretto club di fenomeni che include Tom Brady nel football americano, Valentino Rossi nel Moto Gp, Manuel Ginobili nel basket o il giovane (ne appena... 37) Roger Federer nel tennis. Buffon ha ricevuto, a pieno titolo, la tessera domenica e quando ha brindato, al termine della cena e un paio di bicchieri di rosso, ha spiegato ai suoi commensali: «Io mi sento di giocare ancora una stagione, forse addirittura due. Vorrei proprio scendere ancora in campo nella prossima stagione». Applausi. Cin cin. Auguri. E poi tutti a nanna, perché se Buffon è arrivato a quarant’anni con la possibilità di esprimere un desiderio come quello spegnendo quattro enormi candeline blu, una per ogni decennio, è anche perché ha sempre condotto una vita da atleta concedendosi pochissime eccezioni. Insomma dopo la torta di Superman, la festa è finita, anche se nella nebbia milanese è rimasto sospeso il desiderio di Gigi, che già era emerso (anche se non in modo così esplicito) nella lunga settimana di festeggiamenti per i suoi quarant’anni. Settimana che, per inciso, è risultata un po’ stucchevole per il portiere, molto più tendente alla sobrietà rispetto all’esuberante gioventù. Meno male che alla fine della settimana dei quarant’anni c’è subito il campo e una sfida spinosa e importate come la semifinale di andata di Coppa Italia, con la quale la Juventus di Allegri vuole iniziare a conquistare la quarta finale di Coppa Italia consecutiva, nell’ottica cannibale che contraddistingue il modus vivendi bianconero. Anzi, proprio Allegri ieri ha bonariamente rimbrottato Buffon che, nella chiacchierata con l’agiografico Fazio, aveva espresso il sogno di rigiocare la finale di Cardiff. «Non stia a pensare a Cardiff, pensi a Kiev», sede della prossima finale di Champions League, che la Juventus sta puntando proprio dalla terrificante notte gallese. Sarà per questo che vuole concedersi un altro anno per provarci, continuando a giocare anche nella prossima stagione? In realtà il desiderio di continuare nasce dal sentirsi ancora bene sotto il profilo psicofisico. Fonte: Tuttosport
  4. Gigi Buffon, una dolce sorpresa in panchina: gli auguri dei piccoli fan Il portiere torna tra i convocati nel match con il Chievo alla vigilia del suo 40° compleanno. Alcuni bambini al Bentegodi gli hanno fatto trovare biglietti con i loro messaggi. «Tanti auguri campione! Sei il nostro idolo. Continua a giocare stupendoci con le tue parate». E disegnini che il portierone ha molto gradito. Foto Alciato
  5. Il Corriere della Sera Fonte: La Stampa Gianluigi Buffon “I miei 40 anni di ostinazione Se la Juve vuole mi piacerebbe giocare ancora” Domando a Gigi Buffon che cosa c’è dentro l’armadietto a doppia anta, l’unico della schiera, con sopra stampigliati il suo nome e naturalmente il numero 1, immagino non solo perché lui di mestiere fa il portiere, qui a Vinovo, dove la Juventus si allena, suda, mangia, decide la formazione, in sostanza vive. «Scarpe vecchie, guanti consumati, lettere, vestiti, libri, fotografie, un trolley. Il mio ordinato disordine». Bisognerà traslocare. Forse. Buffon è un calciatore che legge un po’ di tutto, con una certa frequenza, e per spiegare questa sua abitudine che non è dell’ultima ora una volta ha usato una frase che sarebbe potuta uscire dalla bocca di Adriano Celentano: «Coltivo la mia ignoranza». Anche in questa occasione, per affrontare il tema delicato del suo addio più o meno imminente trova un’immagine quasi letteraria. Vorrebbe uscire di scena con uno schianto e non con un lamento: «Preferisco ritrovarmi senza benzina in alto mare dopo una traversata alla velocità di cento nodi, piuttosto che rientrare lentamente e mestamente in porto». La fabbrica juventina degli scudetti è un luogo di periferia, circondata da un lungo muro oltre il quale, se si ha occhio e pazienza, si può venire sorpresi dalla meraviglia del passaggio improvviso di un cavallo al trotto che si allena sulla pista dell’ippodromo di fronte. Il muso del cavallo, il sulky, la giubba a scacchi del guidatore. Una frazione di bellezza e di colore, un’immagine da film che dura appena due secondi tra i prati e l’asfalto di un posto perfetto per correre e desolato a sufficienza per riflettere sul momento di smettere di correre. Buffon compie quarant’anni domenica, un’età di confine per qualsiasi atleta. Non puoi combattere e non importa se conservi il fisico e la risata di un ragazzo e l’orgoglio di un capo. Addio al sesto Mondiale che sarebbe stata una meta mai guadagnata da nessuno, addio al record di presenze in Serie A. Rispetto a settembre il copione è stato stravolto. Non mi dica che ha cambiato idea sui tempi del ritiro. Vuole giocare un’altra stagione? «Incontrerò presto il presidente Andrea Agnelli e ne parleremo. Voglio il bene della squadra, capire che tipo di vestito posso indossare, se la Juventus pensa che io possa essere ancora importante. Mi piacerebbe, ma la soluzione migliore va trovata con la società. Dobbiamo costruire assieme, se possibile, un percorso logico e condiviso. Certo è che non voglio diventare un problema né per la Juve né per i miei compagni». Sarebbe disposto ad accettare anche un’alternanza tra i pali con Szcsesny? «Ho sempre dato spazio agli altri. Sono contento per Tek. È un grande portiere e se dovessimo vincere il campionato gran parte del merito sarà suo. Come suo sarà il futuro». Se Agnelli le opponesse un rifiuto, andrebbe da un’altra parte? «La Juve o nulla». Sia sincero. Ricorderà senza dubbio le critiche a Zoff quarantenne. Quanti solchi scava il tempo sui muscoli e i riflessi di un portiere? Come suo sarà il futuro». Se Agnelli le opponesse un rifiuto, andrebbe da un’altra parte? «La Juve o nulla» Fonte: La Repubblica
  6. L’Uefa ha redatto la statistica prendendo in considerazione soltanto i portieri che hanno mantenuto inviolata la porta per almeno 10 partite in tutte le competizioni. E il polacco vanta una media impressionante: con il 71,4 per cento di inviolabilità supera mostri sacri come Ter Stegen, portiere del Barcellona, o David de Gea, che difende la porta del Manchester United, Jan Oblak dell’Atletico Madrid e Thibaut Courtois del Chelsea, ma anche l’enfant prodige del calcio italiano Gigi Donnarumma, soltanto 14° con il 40%. Del resto, nelle nove partite consecutive - tra dicembre e gennaio - in cui ha difeso la porta bianconera Szczesny ha subito appena una rete, dall’ex Martin Caceres in Verona-Juventus alla vigilia di San Silvestro. E nelle cinque partite precedenti in cui ha preso il posto di Buffon, è stato superato 5 volte, per un totale di 6 reti subite in 14 presenze a dispetto delle 17 reti incassate dal capitano bianconero in 16 partite. Non solo. Szczesny continua a stupire e conquistare la fiducia di tutti, dalla dirigenza allo staff tecnico ai tifosi della Juventus. Dopo il successo per 1-0 contro il Genoa, il polacco è diventato il portiere che, nella storia del club bianconero, ha ottenuto 10 “clean sheet” (gare senza subire gol) nel minore numero di partite, 14 in tutte le competizioni della stagione. Insomma, è bastato poco a Szczesny per imporsi sul palcoscenico internazionale, ma adesso che torna Gigi Buffon il polacco rivede la panchina. Su questo punto Massimiliano Allegri è stato chiaro («Quando tornerà, il titolare è Buffon»). Una concorrenza che può fare bene a entrambi, anche se il polacco dimostra di avere una grande umiltà nonostante i numeri della sua stagione. «Non c’è nessuna vergogna nel fare il secondo di Buffon - ha detto in una recente intervista -. Ho fatto una scelta non per questa stagione, anche se sto giocando più di quel che pensassi, ma per i prossimi dieci anni. E’ una grande esperienza di vita allenarmi insieme con Gigi, ma io non sono ancora alla sua altezza, devo alzare il mio livello. I due portieri sono amici: in questo periodo proprio Buffon è stato il primo sostenitore di Szczesny, dandogli preziosi consigli e supportandolo nel periodo in cui è stato titolare. Il capitano ha pure speso parole importanti per il suo vice, di fatto indicandolo come suo erede alla Juventus quando lui deciderà di ritirarsi. Fonte: Tuttosport
  7. Massimiliano Allegri non è Gigi Delneri. Sette anni fa l’allora tecnico della Juventus, in attesa del rientro di Gigi Buffon da un lungo infortunio, ne mise in dubbio la titolarità ponendolo alla pari del suo vice Marco Storari. Il Conte Max invece è lapidario sulle gerarchie. «Quando tornerà, il titolare è Buffon». E il rientro del numero 1 bianconero è imminente. «La settimana prossima Gigi sarà a disposizione», pronto per la trasferta di sabato a Verona contro il Chievo e per festeggiare il giorno dopo il compleanno, quando spegnerà 40 candeline. Ci sono voluti quasi due mesi a Buffon per guarire da un affaticamento al polpaccio destro in seguito a un colpo subito nella trasferta al San Paolo: nove le partite saltate, ma affidate saldamente alle mani di Szczesny che si è rivelato un ottimo vice Buffon. Proprio la garanzia del polacco ha permesso a SuperGigi di recuperare senza particolari pressioni e di presentarsi domani per la seconda parte della stagione. «Szczesny ha fatto grandissime cose, è un portiere di grandissimo valore, però ora con il ritorno di Gigi riprenderà tranquillamente il suo posto» sottolinea ancora Allegri, proprio per fugare ogni dubbio. Szczesny rivede la panchina, anche se continuerà a essere titolare in Coppa Italia. Fonte: Tuttosport
  8. Juventus, Agnelli: «Vogliamo imporci a livello internazionale» Il presidente bianconero durante l'evento "Pergamena dello Sport 2017" a Torino: «I risultati sono conseguenza dei sacrifici dei ragazzi sul campo, del lavoro del tecnico e del suo staff e dell’intera società» TORINO - «La Juventus ambisce da sempre a imporsi livello nazionale e internazionale». Così il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, durante l'evento "Pergamena dello Sport 2017" presso il Teatro Carignano di Torino. «Nello sport - continua il numero uno del club bianconero - le sorprese non esistono. Nella vita, come nello sport, i risultati si ottengono con sacrificio, passione e abnegazione. Questo che stiamo vivendo per noi è un periodo particolarmente felice. Quello che emerge fa sembrare facile l’attività. I risultati sono conseguenza dei sacrifici dei ragazzi sul campo, del lavoro del tecnico e del suo staff e dell’intera società. Sappiamo di essere viziati per l’enorme disponibilità economica. Ma questo è anche un onere, dobbiamo essere da esempio. La lacrima di un calciatore è in mondovisione, la lacrima di un altro sportivo no. Abbiamo la responsabilità di mostrare il valore umano dello sport. La ricetta è sempre la stessa: lavorare e non mollare mai». PARLA BUFFON - All'evento era presente anche Gigi Buffon: «Consigli ai giovani? Non se ne possono dare. La ricetta precisa non c'è perché ognuno ha un'identità diversa. Una cosa che ho imparato ad apprezzare è che lo sport per me era puro diletto, poi crescendo è diventato una cosa seria. Sarà poco romantico ma è così. E come tutte le cose serie va affrontato al massimo per migliorare se stessi e nel mio caso anche il gruppo. L'unico consiglio che mi sento di dare è di affrontare le cose con serietà». Tuttosport