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Deborah pazza di Higuain9

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  1. Come sta convivendo con la notorietà? «Han è abituato, in Nord Corea è considerato una stella già da diverso tempo. E poi lui è un ragazzo intelligente e schivo, si isola bene dalle questioni di mercato». Quale giocatore le ricorda Han? «Luis Suarez del Barcellona. Questione di fiuto del gol, opportunismo, esplosività e tecnica. Con noi ha segnato 7 reti bellissime. La mia preferita è quella al Pescara, da vero bomber d’area, ma vi posso assicurare che in allenamento mi ha lasciato a bocca aperta più di una volta. Han ha movimenti non convenzionali». La Juventus, che ha fatto seguire Han pure durante gli allenamenti, le avrà chiesto un parere... «E’ vero, lo hanno monitorato anche durante la settimana. A me non hanno chiesto nulla. Se mi domandassero un parere su Han, dal momento che tanto non è un giocatore di nostra proprietà, direi loro: ”Prendetelo al volo”. Han ha 19 anni e può migliorare tanto, ma io in futuro lo vedo in un top club di livello europeo come la Juventus. E per come lo conosco io, privilegerà l’Italia». Come ragazzo com’è? «Han, oltre a possedere colpi importanti, vive per il calcio, è sveglio e parla quattro lingue: nordcoreano, inglese, spagnolo e italiano. Qualche volta si presenta al campo per allenamenti straordinari. E poi studia molto: guarda un sacco di video di Messi e Dybala, che è il suo idolo». Fonte: Tuttosport Domani i vertici bianconeri hanno in programma un summit con il Cagliari per definire il futuro di KwangSong Han (giocatore di proprietà rossoblù, appunto, anche se in prestito al Perugia). L’amministratore delegato Beppe Marotta e il direttore sportivo Fabio Paratici premono per uno scambio secco con Alberto Cerri, pure lui - combinazione - in prestito al Perugia, ma di proprietà juventina. L’incontro potrebbe anche rivelarsi decisivo, anche se il presidente Giulini - pure lui dovrebbe presenziare insieme con il direttore sportivo Giovanni Rossi - non è disposto a fare sconti e proverà a ottenere un conguaglio. La Juve accennerà pure il discorso Barella. Ci sono probabilità che il 19enne di Pyongyang termini la stagione al Perugia, ma nono sono da escludere soluzioni differenti che comunque saranno valutate soltanto a trasferimento firmato. Tuttosport
  2. Compirà 37 anni a maggio e il percorso sembra tracciato, lo stesso che hanno fatto storici interpreti di questa difesa. Con un occhio al presente, perché pure su Buffon e Chiellini tira aria di prolungamento. Alla Juve si segue una tradizione, ad ogni modo. Quella che, per esempio, ha spedito nella Storia il totem dei portieri italiani come Dino Zoff in campo fino a 41 anni: il tempo di sollevare la Coppa del Mondo, al Bernabeu, in Spagna, e chiudere nella stagione successiva. La difesa della Juventus rimanda poi a Ciro Ferrara, che ha chiuso col calcio a 38 anni dopo averne trascorsi undici a Torino e vinto tutto il possibile con questa maglia. La sua uscita di scena (nel 2005) coincide con quella italiana di Paolo Montero, rocciosissimo centrale uruguaiano tornato a giocare in Sudamerica per un paio di campionati. Prima della parentesi americana di fine carriera, è toccato anche a Francesco Morini rendersi uno dei più longevi alla Juve: a 36 anni lo stop. Leggermente più giovani Sandro Salvadore e Gaetano Scirea, fermatisi a 35 e sempre col bianconero tatuato addosso. Per Barzagli, adesso, sono sette anni e mezzo sotto la Mole: è arrivato a gennaio del 2011 dal Wolfsburg, andrà avanti ancora ed è in buona compagnia. «Se devo parlare del futuro di Gigi Buffon, lo vedrei bene in Federazione. Avere lui sarebbe un vantaggio per tutto il movimento italiano», aggiunge il difensore toscano a due giorni dalla partita col Genoa. «Ora è il nostro capitano: fondamentale per noi, in campo e nello spogliatoio. Io alla Juve sono arrivato in un periodo non felicissimo, ma vedere i trofei vinti e l'importanza di questo club mi ha lasciato molto il segno. Il potenziale offensivo di questa squadra è ormai al top da tanti anni». Fonte: Il Corriere dello Sport
  3. Estratto intervista di Tuttosport a Matuidi. Cos’è per me la Juventus? Orgoglio. E' un club con una grande storia, ma anche un presente glorioso: ha vinto gli ultimi sei scudetti di fila, ha fatto delle finali di Champions… E’ un onore vestire questa maglia. Forse la prima volta che ho sentito parlare della Juventus, avevo dieci anni e la squadra di Zidane venne a vincere a Parigi, contro il Psg per 6-1. Proprio l’altro giorno ho visto un video su YouTube di quella incredibile vittoria. Se penso alla Juventus mi viene in mente quella di Platini, anche se l’ho vista solo nei video o quella di Zidane per rimanere nei grandi francesi della storia del club. Poi mi vengono in mente nomi come Baggio o Del Piero, che ho avuto l’onore di incontrare. Ci sono talmente tanti campioni e momenti storici nella storia di questo club, che se ci pensi ti rendi conto quale onore sia farne parte. Dybala? Il prodigio. Perché ha una facilità pallone-piede con la quale può fare veramente qualsiasi cosa. Higuain. Le “finisseur”. Il finalizzatore, quello che concretizza tutto: punta sempre la porta, ha un senso del gol unico. Pjanic. L’intelligenza. E’ uno dei migliori al mondo. Con il pallone fra i piedi fa sempre cose intelligenti: ha un grande piede, ma ha fatto eccellenti progressi anche nel recupero del pallone: crea gioco, assist, segna su punizione sbloccando partite difficili, batte dei corner micidiali! L’avevo già notato in Francia quando ci siamo affrontati nella Ligue 1: io nel Saint Etienne, lui prima nel Metz, poi nel Lione. Aveva grande talento, ma è cresciuto moltissimo in Italia, alla Roma, ma soprattutto alla Juventus. Gigi… E’ straordinario. Vi confesso che quando l’ho incontrato per la prima volta ero un po’ in ansia, quasi intimidito da quello che rappresentava, ma poi lui è aperto, ti parla con simpatia, mettendoti a tuo agio, il che lo rende ancora più grande, perché lui è veramente un monumento. Che impatto ho avuto con il campionato italiano? Sono rimasto molto colpito dalla difficoltà. Non me lo aspettavo così dal punto di vista tattico. Da fuori non te ne rendi conto, ma poi scendi in campo contro qualsiasi squadra e c’è un’organizzazione pazzesca. E’ un campionato difficile: qui le vittorie contano tanto perché sono tutte sudate. Vorrei proprio vincere questo scudetto perché varrebbe tanto per me. Mi piace come gioca la Juventus? Sì, mi piace davvero molto. E’ il calcio che amo, mischia giocatori di forza a giocatori di grande tecnica. Mi trovo benissimo, mi sono ambientato facilmente perché è proprio il calcio che mi piace. Possiamo sempre migliorare, ma già abbiamo fatto cose notevoli. Fonte: Tuttosport
  4. Con la Sampdoria per Kownacki, una trattativa calda col Cagliari per Han, un filo diretto mai chiuso con il Genoa per Pellegri e infine la viva soddisfazione nell’osservare Moise Kean, che a 17 anni gioca titolare in Serie A nel Verona. Ci sono tanti attaccanti nei pensieri della Juventus, ma non attaccanti qualunque: il più vecchio, Dawid Kownacki, ha 20 anni. Pensa a bomber giovani la società bianconera, molto giovani: che abbiano le doti e i margini di crescita necessari per essere, tra qualche anno, all’altezza di diventare il centravanti juventino. Il ruolo, al momento, è interpretato al meglio da Gonzalo Higuain: 30 anni appena compiuti, integro fisicamente, il Pipita ha tutto per garantire, dopo quella in corso, almeno altre tre stagioni ad alto livello, diciamo fino all’annata 2020-21, al termine della quale scadrà anche il suo contratto con la Juventus. A quella data viaggerà verso i 34 anni e potrà ancora essere in forma tale da tenersi stretto il posto al centro dell’attacco bianconero, ma il problema della successione sarà caldo. E di non facile soluzione. A meno che nel frattempo la società bianconera non abbia già costruito in casa l’erede. E’ a questo scopo che è già iniziato il casting tra le giovani punte più promettenti del panorama italiano. Panorama in cui Kownacki è entrato da pochi mesi, ma si è già messo in luce segnando sei gol in appena 256 minuti giocati tra campionato e Coppa Italia. Una media stupefacente, una rete ogni 42 minuti, confermata dai 9 gol in 13 presenze nella Polonia Under 21, di cui è capitano. Marotta ha incontrato i dirigenti blucerchiati nei giorni scorsi a Milano: sul tavolo non c’erano trattative, solo chiacchiere tra colleghi e amici. Di Kownacki, però, Juventus e Sampdoria hanno parlato, come di Praet e Torreira: il centravanti polacco piace e se ne discuterà nuovamente in estate, quando la società bianconera potrebbe avviare la trattativa, magari lasciandolo a Genova un anno. Lunedì, invece, Marotta e Paratici parleranno con il dg del Genoa Giorgio Perinetti, atteso a Torino assieme alla formazione rossoblù che sfiderà quella di Allegri nel posticipo. Non ci saranno trattative a margine della partita, ma un aggiornamento sulla situazione del 16enne Pietro Pellegri probabilmente sì. La Juventus già da tempo è sulle tracce del più giovane esordiente in Serie A di sempre (15 anni e 280 giorni, a pari merito con la leggenda della Roma Amedeo Amadei), che dopo una doppietta al debutto stagionale (con la Lazio il 17 settembre), negli ultimi mesi sta trovando poco spazio nella formazione. Non ci sarà bisogno di trattative, invece per rivestire di bianconero Moise Kean. L’attaccante di Vercelli è al Verona in prestito secco e la Juventus si sta godendo il suo apprendistato, che procede a una velocità anche superiore alle aspettative: 15 presenze in Serie A, di cui 8 da titolare, a 17 anni, rappresentano un ruolino di marcia notevole. Fonte: Tuttosport
  5. Claudio Marchisio si è lasciato alle spalle un compleanno, nel quale ha ricevuto una quantità industriale di amore. A dire il vero la festa è iniziata martedì, nel giorno in cui la Juve è tornata ad allenarsi dopo la sosta. A Vinovo i tifosi hanno voluto dedicargli uno striscione. Con un messaggio dal valore inequivocabile: «Non si tocca, Marchisio resta con noi». La manifestazione d’affetto più bella, per un uomo che sta vivendo la fase emotivamente più delicata della carriera. Le voci di un addio a gennaio hanno toccato le corde del popolo bianconero, che ha voluto sostenere uno dei suoi pupilli con un gesto plateale. In un momento in cui Marchisio è infortunato, ma soprattutto in un periodo in cui non si sente più indispensabile per questa Juventus. Da qui è nata la suggestione di un viaggio professionale di sola andata verso gli USA. Da qui è nata la paura dei tifosi di perdere uno dei baluardi della vecchia guardia. Paura che Marchisio prima ha fomentato con un cinguettio sibillino («Qualunque cosa riserverà il destino...) ma che ieri ha voluto esorcizzare con una dedica al mondo Juve sui social. Su Instagram è apparso infatti uno scatto diviso a metà. Da una parte il piccolo Claudio, un ragazzino di Andezeno con tanta voglia di arrivare più in alto possibile. Dall’altra il grande Claudio, un uomo determinato, forte e consapevole che in alto ci è arrivato con tanti sacrifici. Ad unire i due volti il cimelio al quale è più affezionato: la maglia bianconera, inseparabile compagna di ogni battaglia. Dagli anni delle giovanili, passando per quello di purgatorio in Serie B, fino ai cicli memorabili vissuti con Conte prima e con Allegri poi. Foto seguita da concetti che sintetizzano un’intera carriera: «I miei desideri e le mie ambizioni hanno sempre gli stessi colori. Non c’è un solo attimo passato con te che non sia all’altezza dei miei sogni. Grazie a tutti per gli auguri e per l’affetto che mi dimostrate ogni giorno». Incarnando la figura dell’alfiere della resurrezione della Juventus, contribuendo a creare le fondamenta per gli anni d’oro bianconeri. Ci è riuscito sempre da protagonista, prima di quel maledetto 17 aprile 2016, quando il legamento crociato ha deciso di fare scherzi. Il fisico non viaggia più di pari passo con la testa di un giocatore che, per la storia che si è costruito nei decenni, non può accettare l’idea di non sentirsi importante. Per i tifosi però la musica non cambia mai, perché Marchisio non si tocca a prescindere dalle logiche di natura tecnica. Trattenere una bandiera, per tanti, vale persino più di un trofeo. Fonte: Tuttosport
  6. Grazie... e visto che c'ero... ho aggiunto un altro articolo
  7. Flash Douglas cerca fissa dimora in casa Juve. Per uno che ha questo soprannome non dev’essere stato facile adeguarsi alla partenza a singhiozzo della nuova vita bianconera. Douglas Costa è arrivato a Torino come argenteria pregiata del mercato, il top player scelto da Allegri per il salto di qualità europeo, ma nei primi mesi è diventato la riserva di Cuadrado, già sintonizzato sulle frequenze dell’allenatore: alla Juventus non basta che un esterno abbia tecnica e mille soluzioni offensive, deve saper pure difendere. Nei primi tempi era indomabile, ora Douglas non è più anarchico e reclama più spazio. Al Bayern, dove è stato due anni (uno con Guardiola, che gli ha insegnato a rendersi utile in fase di non possesso, e l’altro con Ancelotti, più tribolato),segnava e tirava di più, a Torino è più coinvolto nel gioco: più assist, più occasioni create, più uomini saltati, più passaggi e palle recuperate. In A è il giocatore con più dribbling riusciti per minuti giocati: 5,09 a partita Dopo aver decodificato il calcio di Allegri, il brasiliano punta a diventare una presenza stabile nell’undici titolare. Finora su 23 partite ne ha giocate 14 dall’inizio (8 in campionato). A Napoli sfruttò la panchina di Cuadrado per mettere in vetrina le sue doti di tecnica e velocità: alle radici del gol di Higuain brilla la sua azione lucida e generosa, con ripiegamento e raddoppio difensivo,recupero palla e gestione perfetta sotto ogni punto di vista. Contro il Torino (quarti di Coppa Italia) ha segnato il primo gol importante da juventino (dopo quello inutile nella sconfitta con la Lazio), a Cagliari, pur partendo dalla panchina, ha trovato spazio e tempo per l’assist decisivo a Bernardeschi. Con Cuadrado ancora out (il colombiano ha un’infiammazione all’inguine: difficile stimare i tempi di recupero), il fulmine ha la chance per convincere Allegri (rientrato ieri a Vinovo dopo tre giorni d’influenza) che sa essere non solo luccicante ma utile. Col Genoa lui e Bernardeschi (titolare e decisivo nell’ultima di A) si giocano il posto a destra, nel 4-3-3 che il tecnico potrebbe proporre senza Dybala. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  8. Se è vero che quando scocca la scintilla due cuori si sincronizzano, i battiti della Juventus e di Alex Sandro da qualche mese a questa parte non stanno viaggiando esattamente all'unisono. Le scorie di un'estate travagliata, condizionata dalle sirene ammaliatrici della Premier League, hanno contaminato le prestazioni del terzino brasiliano. E, di riflesso, la serenità del rapporto tra le parti. La sosta invernale è giunta in soccorso per ossigenare la situazione, attesa però adesso ad un punto di svolta definitivo. In un intreccio di dinamiche per nulla semplice da districare: tra il rendimento in bianconero ed il richiamo delle voci di mercato, infatti, aleggia sullo sfondo l'appuntamento non certo secondario per il 26enne di Catanduva con un Mondiale di Russia 2018 da vivere con i panni del grande protagonista in casacca carioca. Tutti affluenti che confluiscono ad una foce comune, alimentata da quell'impennata nel rendimento in campo che ormai da inizio stagione in società attendono con grande trepidazione. Ma che, a conti fatti, ancora non è avvenuta. E che ha portato in pochi mesi Alex Sandro dall'etichetta di papabile miglior interprete al mondo nel suo ruolo all'aperto ballottaggio con il pimpante Asamoah ammirato nella seconda parte di 2017. L'inedito break di gennaio, allora, deve rappresentare per il brasiliano il turning point di una stagione che non ha inaugurato sotto i migliori auspici e che finora non ha rispettato le ambiziose aspettative della vigilia. Per riconquistare senza indugi nella testa di Massimiliano Allegri quella titolarità sulla fascia sinistra che sembrava medaglia appuntata al petto piuttosto scontata per l'ex Porto. Che si tratti di lavorare al rinnovo di un contratto attualmente in scadenza nel 2020 o di ascoltare i tanti club pronti a bussare alla porta della Vecchia Signora. Che non è certo società costruita per vendere talenti dopo averli valorizzati, ma nemmeno realtà disposta ad assecondare i capricci dei propri tesserati. Fonte: Tuttosport
  9. Il mercato attorno al giocatore cresciuto nel Feyenoord vortica che è un piacere. De Vrij sta disputando la migliore stagione in carriera e di questo il presidente Claudio Lotito e il ds Igli Tare sono assolutamente soddisfatti. Poi ciò che dovrà accadere accadrà: in casa biancoceleste non potranno pretendere cifre folli e sul colletto della casacca del calciatore è stato appeso un prezzo preciso. Con 25 milioni lo si porta via e la corsa sarà prevedibilmente riservata a cinque società: Juventus, Napoli e Inter in Italia; Manchester United e City all’estero, non il Barcellona che per ora monitora profili differenti. La Juventus s’affaccia alla finestra, ma non vuole sporgersi troppo dal parapetto. Il motivo è presto detto: De Vrij è un nome assai gradito, però in rosa sono già presenti elementi di notevole spessore. E qui scatta la conta, semplice e inequivocabile: Andrea Barzagli rinnoverà il contratto fino al 2019, Giorgio Chiellini lo farà ma per un anno in più, Medhi Benatia resterà alla base, Daniele Rugani aspetta l’arrivo di Mattia Caldara dall’Atalanta e Benedikt Höwedes sta pensando innanzitutto al rientro in campo prima che Juve e Schalke 04 s’accomodino in poltrona per discuterne l’eventuale riscatto del cartellino. De Vrij, dunque: dove lo metti? Lo metti, intanto, per far tirare il fiato ai “vecchietti” del gruppo. Nell’attesa l’olandese volante della Lazio resta sotto stretta osservazione. Sì, anche del Napoli e l’ipotetico duello di mercato con la Juve fa già pregustare dispettosi sorpassi e controsorpassi. Fonte: Tuttosport
  10. Come si pronosticava, la questione Emre Can non poteva essere gestita in totale autonomia ed esclusiva, al sicuro da varie intromissioni esterne e tentativi di sopraffazione. Tant'è che non stupiscono le indiscrezioni che continuano a giungere da Inghilterra e Germania in merito all’interesse che altri top club nutrono nei confronti del forte e completo centrocampista tedesco, in scadenza di contratto con il Liverpool. E naturalmente, per ciò stesso, ancor più appetibile in quanto tesserabile a parametro zero. In primis, per l’amministratore delegato Beppe Marotta e il direttore sportivo Fabio Paratici, le insidie arrivano dal Manchester City (che un anno e mezzo fa ha già soffiato un altro tedesco di origini turche alle ambizioni bianconere, Ilkay Gündogan) e dal Bayern Monaco, i cui dirigenti avranno pure eccellenti rapporti con i colleghi bianconeri, ma ovviamente badano innanzitutto agli interessi del loro club. La Juventus prende atto e prova a correre ai ripari alzando il pressing su Emre Can e il suo agente. «Non c’è ancora alcun accordo - ha recentemente detto Marotta a Sky - sappiamo che Emre Can è un giocatore in svincolo al 30 giugno, per cui il regolamento ci consente già da oggi di allacciare i primi contatti col suo entourage. Questo è un percorso che noi abbiamo intrapreso, anche se la concorrenza è tanta. Non sappiamo se poi il giocatore intenda anche rinnovare il contratto con il Liverpool. Di sicuro è un ottimo centrocampista, un’ottima opportunità e posso dire che noi faremo di tutto per cercare di portarlo a Torino». Orbene, posto che di certo non c’è pressoché nulla (nella vita come nel calciomercato), l’eventualità di un rinnovo Emre Can-Liverpool appare alquanto remota: ormai è da mesi che i Reds propongono prolungamenti e rilanci vari, riscontrando solo titubanze e rinvii. Da parte sua, invece, la Juventus ha un accordo di massima con il giocatore risalente alla scorsa estate: quando i bianconeri erano convinti che i circa 30 milioni di euro offerti al club inglese fossero sufficienti a chiudere anzitempo l’operazione (ma Klopp mise il veto). Non sa, però, la Juventus, fino a che punto Manchester City e Bayern siano disposti a rilanciare rispetto ai 5 milioni di euro più bonus proposti al giocatore. Vorrebbero, soprattutto, evitare di scoprirlo. Chiudendo pertanto il prima possibile le trattative. Fonte: Tuttosport La Stampa
  11. Le ultime tensioni con Neymar al PSG potrebbero indurre Cavani a meditare un incredibile addio: Juventus vigile. Bianconeri all'assalto di de Vrij. L'ultima goleada con la quale è stato sommerso il Digione, ha comunque aperto una crepa in casa PSG: delle otto reti realizzate, ben quattro sono state realizzate da Neymar che ha firmato il poker personale realizzando un calcio di Un gesto che non sarà di certo piaciuto ad Edinson Cavani, che nel frattempo ha eguagliato Ibrahimovic come miglior marcatore della storia del club parigino con 156 reti: battendo il rigore avrebbe potuto superare lo svedese, tanto che anche lo stesso pubblico del 'Parco dei Principi' ha invocato l'uruguaiano sul dischetto, fischiando Neymar che non sembra averla presa bene. L'ennesimo episodio di un rapporto mai sbocciato tra i due che ha origine ad inizio stagione in merito alla disputa su chi dovesse essere il rigorista del PSG: troppo per il 'Matador' che ora starebbe meditando seriamente un clamoroso addio, stizzito dai comportamenti egoisti del compagno brasiliano. Come riportato da 'Il Corriere dello Sport', qualora Cavani decidesse di lasciare Parigi, tra le squadre in prima fila per assicurarselo ci sarebbe la Juventus: i bianconeri pensarono già a lui nell'estate del 2016 (quella della cessione di Pogba al Manchester United), salvo poi ripiegare su Higuain a causa delle resistenze di Nasser Al-Khelaifi che non volle privarsi del suo gioiello. Ora però la situazione appare completamente diversa rispetto ad allora, merito di un umore non proprio positivo dell'ex Napoli: per il cartellino potrebbero 'bastare' 60 milioni, mentre l'ingaggio da 10 milioni netti a stagione potrebbe essere rivisto sulla base di un quadriennale. Per quanto concerne la difesa, la Juventus prosegue la sua operazione di rinnovamento: in estate arriverà Caldara dall'Atalanta ma, come riportato da 'Tuttosport', non è da escludere nemmeno un tentativo con la Lazio per Stefan de Vrij. Il contratto del centrale olandese scadrà il prossimo giugno ma, nei giorni scorsi, si è parlato di avvicinamento tra le parti per un rinnovo fino al 2019, con tanto di clausola rescissoria da 25 milioni: una sorta di gesto amichevole del giocatore nei confronti del club che, in tal modo, non resterebbe a secco da una sua ipotetica cessione. Per arrivare all'ex Feyenoord bisognerà battere la concorrenza di Manchester City e Manchester United in Inghilterra e dell'Inter in Italia. Goal.com
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