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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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Deborah pazza di Higuain9

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  1. Dal totem Buffon ai colpi Bernardeschi e De Sciglio, al futuro: i Campioni sono attenti al prodotto interno Un modo per alimentare anche il mercato interno, oltre alla filosofia di fondo che individua e premia comunque il talento cresciuto in casa nostra. Senza, questo è chiaro e imprescindibile se sei la Juventus, di andarti poi a prendere gente come Pogba o Vidal, passati e ripartiti, oppure Pjanic, Higuain, Mandzukic, Cuadrado, Dybala: quel che serve per avere una rosa articolata che ti faccia sentire su tutti i fronti da protagonista assoluta. Parla italiano la storia della Juve, che scorre dentro la rosa attualmente a disposizione di Allegri: Buffon, Chiellini, Marchisio, Barzagli, sono i senatori. Si tinge molto di tricolore anche il resto del gruppo: De Sciglio, l’ultimo arrivato, Rugani, Sturaro e Pinsoglio, il terzo portiere. E su tutti Bernardeschi che è l’investimento top del mercato scorso, da 40 milioni. E’, almeno per adesso, prevalentemente italiano il mercato che verrà, quello della prossima estate: Caldara è stato preso con una operazione che prevede una base bassa di 15 milioni più bonus (4+6 a obiettivi). E il mercato deve ancora cominciare. Tornerà Spinazzola, rimasto in Lombardia in prestito biennale. E il mercato deve ancora cominciare. Ci sono una serie di nomi che fanno da contorno ad Emre Can, destinato ad essere la perla della linea mediana per la prossima stagione. Si privilegia la fisicità in casa Juve, parametro da Champions. E allora Cristante (ancora Atalanta) è una opzione, Pellegrini della Roma è qualcosa su cui a Torino vogliono tenere le antenne dritte: lo seguivano prima che la Roma esercitasse la recompra con il Sassuolo, ora che ha una clausola esercitabile a luglio che oscilla da una base di 25 fino ai 30 milioni. Politano e Verdi sono monitorati per l’attacco. Poi ci sono quelli che maturano fuori. Mandragora, mezzala sica e muscolare, è il fiore all’occhiello, sta crescendo molto a Crotone, il suo destino è quello di tornare alla base in uno due anni. Orsolini, esterno di talento, riparte da Bologna dopo una esperienza non tutta liscia a Bergamo: anche lui può costruirsi un destino importante. E poi Kean a Verona, Audero a Venezia. E’ un altro pezzo di Juve italiana che cresce. Fonte: Corriere dello Sport
  2. Estratto intervista di Tuttosport all'ex juvenino Mauro: "Se al top, Dybala è il giocatore più determinante nella Juventus assieme a Higuain. E poi il desiderio di tornare a essere decisivo sarà fondamentale. Dybala in campo lo piazzerei Il più vicino possibile alla porta. Anche se l’argentino potrebbe recitare tutti i ruoli dalla metà campo in avanti. Ma se non giocasse così lontano, sarebbe ancor più risolutivo. Molti ritengono che il 4-3- 3 non sia il sistema di gioco più adatto alla Joya? Soltanto in Italia si discute di questo. Sono cose che mi fanno ridere. Allegri, con l’innesto di Matuidi, ha blindato il centrocampo, assicurando maggiore copertura alla difesa e lasciando campo libero alla fantasia di ali e punte. Come Dybala. Non vedo problemi nell’inserimento dell’argentino. E’ lui a tener palla più degli altri, degli avversari: perciò sono gli avversari che devono preoccuparsi di lui, non il contrario. Qualcuno sostiene che Mandzukic abbia più feeling con Dybala rispetto a Higuain? Questione di caratteristiche tecnico tattiche, non certo legate al fatto che il croato e l’argentino giochino insieme da più tempo. Mandzukic gioca più defilato, lavora bene in copertura e da quella posizione non sarà mai un problema per nessuno. Neppure per Higuain: direi che nel 4-3- 3 possono tranquillamente giocare insieme quei tre lì. Higuain toglie spazio a Dybala e lo costringe a giocare lontano dall’area? Sarebbe come dire che Suarez faccia lo stesso con Leo Messi o viceversa. Nella Juve non esiste un problema di questo tipo. Ne sono convinto: nel 4-3-3 Higuain, Dybala e Mandzukic possono giocare insieme". (...) Fonte: Tuttosport
  3. Il primo impatto di Rodrigo Bentancur con la Juventus è andato oltre ogni sogno più ambizioso: arrivato a Torino come risarcimento del ritorno di Carlitos Tevez al Boca Juniors, non si aspettava di giocare titolare al Camp Nou (e non solo lui è rimasto sorpreso). E’ partito col botto e con i complimenti dell’allenatore, subito impressionato dalla sua personalità e dagli ottimi risultati del test fisici, adesso però fa molta fatica a ritagliarsi un suo spazio, nonostante sia mancato a lungo Matuidi. Facile pensare che Allegri lo abbia dimenticato e accantonato perché magari lo considera ancora acerbo, in realtà in discorso è più complesso. Il tecnico lo stima molto, ma in questo momento la Juventus ha soprattutto bisogno di fisicità. Quella che ha trovato grazie all’inserimento in pianta stabile di Matuidi e al ritorno al centrocampo a tre. Bentancur ha buona tecnica, ma gli manca il passo per giocare al posto del francese e non ha la struttura fisica per poterlo sostituire in mezzo al campo. Per questo nell’ultima partita gli è stato preferito Sturaro, per questo l’allenatore aveva pensato di ributtarlo nella mischia dall’inizio in Champions contro il Tottenham, ma poi ha preferito virare su un attaccante in più. A Bentancur non resta che irrobustirsi, studiare la Serie A e aspettare. Il tempo è dalla sua parte: è la Juve del futuro. Allegri lo vede soprattutto come vice Pjanic, ma a Verona da regista non ha convinto ed è stato sostituito dopo un tempo. L’ultima partita da titolare l’ha giocata a fine 2017, poi solo comparsate con Chievo, Atalanta, Fiorentina e Tottenham. Rodrigo non fa drammi: è certo che la sua ora prima o poi arriverà. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. Un rinforzo italiano per un reparto che storicamente ha avuto un cuore azzurro e che ha costituito l’architrave del ciclo di successi ancora in corso. Con lui Spinazzola, De Sciglio, Chiellini, Barzagli, Caldara e Rugani la linea difensiva avrebbe un tratto distintivo italiano molto forte tra titolari e diverse: al netto di Benatia e di quel che sarà il futuro di Alex Sandro e Asamoah. Un interesse non dell'ultim'ora, quello bianconero, per Matteo. Il giocatore è nel mirino da tempo, non è mai uscito dai radar, anzi è sempre stato monitorato dagli uomini mercato juventini che non l'hanno perso di vista nel suo percorso in Premier League con i Red Devils, giunta ormai al terzo anno. L’assalto a Darmian rientra in una logica di rinnovamento che i bianconeri hanno in mente per le fasce. Dove, al momento, l’unica certezza è Mattia De Sciglio. E' l’ex milanista, ormai sempre più integrato nei meccanismi della squadra, il punto fermo da cui ripartire per la prossima stagione. L'altra novità sicura risponde al nome di Leonardo Spinazzola, che rientrerà dal prestito biennale all'Atalanta, dopo il lungo e infruttuoso inseguimento della scorsa estate. Tutto il resto è da definire, perchè Lichtsteiner andrà via dopo sette anni in bianconero: niente rinnovo per lo svizzero che si svincolerà. E in scadenza c'è anche Asamoah, sempre positivo quando è stato chiamato in causa quest'anno. Bisognerà inoltre capire che cosa farà Alex Sandro. Fonte: Corriere dello Sport
  5. E' stata una bellissima puntata con ospiti davvero eccellenti. Buonanotte a tutti e alla prossima.
  6. Paul Pogba alla Juve? Tutto possibile, almeno secondo quanto riferito da L'Equipe. Il quotidiano francese apre alla possibilità di un trasferimento clamoroso e di un ritorno in bianconero per il centrocampista francese, non nel periodo più florido della propria carriera... ci sarebbe, infatti, una clausola nel contratto firmato che permetterebbe a Pogba di tornare a Torino per una cifra che si aggira intorno ai 60 milioni di euro. Un colpo che avrebbe del clamoroso, ma che comunque - in questo momento - comporta qualche difficoltà: una su tutti l'ingaggio, i circa 12 milioni di euro annui che percepisce sono lontani dai 7.5 che prendono Higuain e Dybala alla Juve. La speranza tra i tifosi aleggia e rimane sempre viva, per una mossa di mercato incredibile, che si alimenta con le voci provenienti dall'Inghilterra, che raccontano di una grande nostalgia dell'ambiente bianconero da parte di Pogba, a cui rimane legato da un gruppo Whatsapp, come gli altri vincenti di questo ciclo juventino... ilbianconero.com Sembra già finito l'amore tra José Mourinho e Paul Pogba, che proprio il portoghese ha voluto al Manchester United nell'estate del 2016 pagandolo 105 milioni alla Juventus. Alti e bassi in campo per il 24enne francese e secondo i tabloid britannici la sua avventura con i 'Red Devils' potrebbe essere già ai titoli di coda. I tabloid critannici parlano di un rapporto ormai logoro con Mou che lo ha inizialmente escluso dall'undici titolare nell'andata degli ottavi di Champions sul campo del Siviglia (0-0 il risultato finale). Una gara, quella di ieri, che come si può leggere di seguito rischia di lasciare strascichi... MESSAGGIO CRIPTICO Ma pur essendo lo 'Special One', nemmeno il tecnico vincitore del 'Triplete' con l'Inter nel 2010 può interferire con i piani di Dio. Questo deve aver pensato Pogba quando al 17' del match in terra andalusa è stato mandato in campo al posto dell'infortunato Herrera, tanto da postare un criptico messaggio su Instagram dopo il match in cui parla appunto dei «piani di Dio». Un messaggio che sembra proprio una stilettata a Mou tanto che alcuni tifosi della Juventus (quelli pronti a perdonargli l'addio di due anni fa) già sognano un suo ritorno in bianconero e hanno lanciato sui social la campagna #Pogback: «Solo tornando a casa puoi tornare quello che sei diventato» è uno dei messaggi più significativi. Tuttosport.com
  7. Per Pepe: Ciao Simone, è davvero un piacere per me ascoltarti su RadioVS. Sei tra i giocatori ex Juve che hanno lasciato in noi tifosi un buon ricordo. Domanda: chi era il compagno al quale eri più legato quando giocavi nella Juventus, e cosa ti è rimasto dentro di quel tuo periodo a Torino? Per Mino Favino: Pensi che Spinazzola sia pronto per giocare nella Juve, e che possa essere il probabile sostituto di Lichtsteiner?
  8. Wojciech Szczesny, il portiere polacco è molto di più di un secondo e non era necessario l’ennesimo clean sheet nel derby della Mole per avere conferma. Anzi, basterebbero i numeri nudi e crudi per sciogliere i dubbi sulla prossima successione in casa Juve: un solo gol subito nelle ultime undici partite giocate da titolare. Non esistono rivali in Serie A anche e soprattutto se si allarga lo sguardo all’intera stagione: in campionato, Szczesny ha una media di un gol preso ogni 195 minuti. Più nel dettaglio, in tredici presenze e 1170 minuti giocati, appena sei volte ha raccolto il pallone nella rete. Negli ultimi due mesi ha sfruttato al meglio l’interregno dovuto ai lunghi guai fisici di Buffon ma, nonostante l’atteso ritorno di Gigi, ha trovato comunque il modo di farsi notare. Non che il Toro abbia sporcato particolarmente i suoi guanti, ma la sostanza non cambia: con Szczesny la porta è (e sarà) sigillata. Nessun essere umano sano di mente potrà mai mettere in discussione il regno di Buffon, un’autorità con caratteri sacrali più che un semplice numero uno. Dalla semifinale di Coppa Italia a Bergamo contro l’Atalanta ha naturalmente ripreso possesso dei suoi territori, anzi ha quasi sempre vissuto serate tranquille. Almeno fino all’invasione inglese e alla notte agrodolce di Champions contro il Tottenham: il dribbling di Kane e, soprattutto, l’errorino di posizionamento e movimento sulla punizione di Eriksen hanno inciso parecchio sul risultato. Ovviamente non sono state queste incertezze del re a far tornare il viceré sul trono per una domenica, ma la presenza di un portiere già pronto per ogni palcoscenico dà serenità a tutto l’ambiente. Ammorbidisce la gestione del dualismo in porta. Tradotto: da qui a fine stagione Buffon potrà riposare con calma ogni volta che sarà necessario, mentre diventeranno più chiare le idee su un possibile ritiro o sul rilancio per un’altra stagione. Grazie al suo erede, protetto da una difesa tornata alle vecchie altezze, le scosse saranno minim. L’unico gol subìto dal polacco nell’ultimo periodo ruggente è arrivato da fuoco amico: un destro imprendibile, oltreché imprevedibile. Caceres, ex ancora piuttosto amato dalla tifoseria bianconera, ha pescato un jolly a sorpresa al Bentegodi. Per il resto, Szczesny ha mostrato sicurezza in uscite, carisma nel guidare il reparto e qualche parata-miracolo qua e là: nel caso del maxi errore di Schick all’Allianz ha pesato anche la freddezza del polacco. Wojciech è rimasto un pezzo di ghiaccio mentre tutto lo stadio tratteneva il fiato. I numeri non basteranno a dargli una solida titolarità da qui alla fine ma già adesso è meglio non dargli della riserva La Gazzetta dello Sport
  9. Una cosa impensabile che spero vivamente non venga accolta... se dovesse succedere, dico.
  10. La Juventus può fare a meno di Blaise Matuidi? La risposta, a meno che non si abbia il cervello appena “centrifugato”, è altrettanto ovvia: no. Non si può, anche se i numeri legati alle ultime tre partite contro Fiorentina, Tottenham e Torino (giocate in assenza del francese) raccontano di una squadra (quasi sempre) vincente. Tra campionato e Champions la media punti è rimasta elevata e anche quando i bianconeri sono scesi in campo privi dell’ex Paris Saint-Germain nel periodo antecedente il 4 febbraio, giorno dell’infortunio patito contro il Sassuolo allo Stadium, il rendimento non è cambiato più di tanto. E allora perché non si può rinunciare al «vagabondo» (copyright Massimiliano Alegri)? Le tabelle pubblicate di fianco rendono l’idea, ma qui il punto è un altro: la Juve non deve essere “dipendente” da Matuidi, ma rischia di diventarlo a gioco lungo. Perché senza il suo mastino il centrocampo perde un riferimento fondamentale, il lavoro di copertura degli spazi risulta incompleto e nel gioco della difesa/offesa la manovra procede a strappi. Non è un caso, insomma, che viola, Spurs e granata non abbiano ammirato la versione migliore dei bianconeri. L’unicità del transalpino è un fatto acclarato. Uno che non sa soltanto recuperare palla senza trascendere in futili personalismi: il “plus” è rappresentato dalla capacità di trasfigurarsi in attaccante aggiunto, perché il 30enne s’inserisce costantemente nei tempi giusti, al punto che in progressione i suoi intertempi sono da sprinter. Fonte: Tuttosport
  11. Che il centrocampista tedesco sia uno degli obiettivi dichiarati della società bianconera non è un mistero per nessuno, come non è un mistero per nessuno che esista una bozza di accordo sul futuro che verrà, visto il contratto in scadenza a giugno con il Liverpool. Ma Can vuole evitare incidenti diplomatici e, fino a quando ci saranno obiettivi sensibili che i Reds possano raggiungere, non sarà possibile passare allo step di un annuncio ufficiale. Obiettivi sensibili come la Champions, per l’appunto.Il Liverpool non è infatti protagonista nella Champions League attuale, ma è al lavoro anche per quella futura. Alle spalle dell’imprendibile Manchester City è apertissima la lotta per conquistare uno dei tre posti rimanenti che portano dritti alla manifestazione più importante del continente. Manchester United (56), Liverpool (54) e Chelsea (53) sono racchiuse in appena tre punti, mentre a quota 52 preme il Tottenham, primo degli esclusi. Logico che a in casa Reds le distrazioni siano ridotte al minimo e che Can, anche solo per rispetto verso un club in cui è arrivato nel 2014 a vent’anni da compiere, preferisca evitare possibili situazioni complicate: per lui, per il Liverpool e per la Juventus. Allo stesso modo resta in stand-by la situazione di Alessandro Florenzi. I movimenti bianconeri sull’esterno della Roma hanno creato parecchia preoccupazione nella tifoseria. Perché un conto è perdere magari Kevin Strootman, sacrificandolo per esigenze di mercato, un altro è salutare un giocatore cresciuto in giallorosso fin dal vivaio e oggi elemento irrinunciabile per qualsiasi allenatore, grazie alla sua duttilità. Quella che piace assai alla Juventus. Fonte: Tuttosport
  12. Mancano ancora due mesi alla partita che, secondo tutti (partendo da Allegri) deciderà lo scudetto, ma le polemiche prendono già la rincorsa. E la questione che appassiona di più i social in questi giorni è la presenza o meno dei tifosi del Napoli nel settore ospite della Juventus. Un argomento un po’ stucchevole che si ripropone con una certa regolarità da quando i questori di Torino e Napoli (chissà se addirittura d’accordo) hanno deciso di vietare la trasferta all’una e all’altra tifoseria, onde evitare problemi di ordine pubblico. Effettivamente l’ultima volta che i tifosi del Napoli sono andati a Torino qualche problema di gestione si era verificato e la Juventus si era ritrovata con il settore ospiti devastato, con i rubinetti e i lavandini dei bagni divelti, gli scarichi otturati e altre assortite amenità. E pure a Napoli, l’ultima volta a cui è stato permesso ai tifosi bianconeri di andare al San Paolo, non era filato tutto liscio, con incidenti prima e dopo, oltre a un lancio di qualsiasi cosa (compresi urina ed escrementi) verso il settore ospite. Insomma, l’idea del questore di lasciare tutti a casa propria, non sembra particolarmente campata in aria, anzi si può definire saggia. Eppure, da parte napoletana c’è chi protesta e si augura che i tifosi azzurri vengano riammessi allo Juventus Stadium. Cosa che non esalta affatto la società bianconera e il questore di Torino al quale spetterà l’ultima decisione. Fonte: Tuttosport
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