Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

Archiviato

Questa discussione è archiviata e chiusa a future risposte.

29 MAGGIO 1985

Meteore juventine e non. Presunte "stelle" che non hanno mai brillato come si auspicava, o che si illuminavano a corrente assai alternata

Post in rilievo

2 minuti fa, Tarmako78 ha scritto:

Non ho tempo da perdere

Se hai voglia rileggiti il tuo post e cerca le risposte da solo

👍
 

Non ho nemmeno capito perchè hai citato il post dove ridevo per le gesta di Pancev...

ma va bene,non ha importanza...

 

ah non hai tempo, peccato che il tempo di prendere in giro gli altri lo trovi sempre...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, Malakay ha scritto:

ah non hai tempo, peccato che il tempo di prendere in giro gli altri lo trovi sempre...

Certo certo

rileggi anche la mia risposta di prima 

E chi mai prenderei in giro?
Pancev...?

🤦🏻‍♂️

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Adesso, Tarmako78 ha scritto:

Certo certo

rileggi anche la mia risposta di prima 

🤦🏻‍♂️

oh ma guarda quanto tempo che stai trovando, non sprecarne piu', la prossima volta che posto ti mando un messaggio privato per avere la tua approvazione ok?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, Malakay ha scritto:

oh ma guarda quanto tempo che stai trovando, non sprecarne piu', la prossima volta che posto ti mando un messaggio privato per avere la tua approvazione ok?

👍

Buon proseguimento 

🤦🏻‍♂️

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Tarmako78 ha scritto:

Probabile abbia accusato oltremodo la disavventura Juventina,anche questo traspare dalle sue parole

 

si vede che ci credeva tantissimo e rimase molto deluso di non potersi giocare le sue carte

1 ora fa, Caruso Paskoskj ha scritto:

Concordo su tutto, secondo te, potremmo fare un discorso analogo o perlomeno parallelo tra Cassano e G.Rossi?

Mi spiego, il primo aveva i piedi, fisico (relativamente) ma non aveva "testa", il secondo invece era un buonissimo talento, dedizione ma non il fisico, nel senso chiaramente di integrità per giocare ad alti livelli.

Grazie 😊

rossi secondo me fu molto sfortunato per l'infortunio che gli stroncò la carriera nel momento migliore, ricordo che nonostante il fisico riuscisse a segnare anche una discreta somma di gol.. era un gran talento, anche lui

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

...... SE C'E' " UN0 " .... " UNO SOLO TRA NOI " .... CHE SI  uum RICORDA DI COSTUI .....  .ehm

 

 

s-l1600.png

 

 

 BISOGNEREBBE FARE TUTTO .. MA PROPRIO TUTTO .. L'IMPOSSIBILE ED ANCHE OLTRE .. AFFINCHE' GLI VENGA IMMEDIATAMENTE ATTRIBUITA UNA PREZIOSISSIMA  E MERITATISSIMA " STELLA AD HONOREM "  NEL NOSTRO  " STADIUM " .....  :tsa:

 

- BATTAGLIA ROBERTO JOSE' , Oriundo Brasiliano, dal CORINTHIANS giunse a Torino nel mese di Luglio dell' A.D. 1962, e lì restò fino al mese di Novembre 1962 .

 

- A Dicembre 1962 andò in prestito al CATANIA fino al 1964 :  giocò 26 partite realizzando 4 gol ! 

 

- Tornato a Torino, la Juve lo " dirottò " all' Atalanta : in tutto disputò 6 partite senza realizzare nessuna marcatura ! 

 

- Con la Maglia della Juventus disputò 2 match .. anzi .. 1 e  1/2 .....  .ehm  

 

8 MAGGIO 1963 - COMUNALE di TORINO : JUVENTUS - REAL MADRID  1- 3 - ( Battaglia fu sostituito alla fine del primo tempo ) - 

 

Il match era valido per l'assegnazione del " TROFEO AMISTAD "  - Si trattava della PARTITA di ANDATA - ( quando DEL SOL venne ceduto alla Juventus le due Società, d'intesa, decisero che le due squadre si sarebbero incontrate per l'assegnazione di quel Trofeo .. assai apprezzato e valutato da quelle parti ! Il ritorno si sarebbe dovuto disputare in un arco temporale non troppo lontano rispetto al primo match ma, per vicissitudini varie che ora non rammento, ciò non fu possibile, e tra un rinvio e l'altro, incredibile ma vero, si giunse fino al 7 NOVEMBRE 1965 : la JUVE sbancò il Bernabeu ... vinse 2-0 ... ed ai rigori si aggiudicò il Trofeo ! Appena qui sopra, parlando di  BERCELLINO II ..e .. TRASPEDINI ... ho riportato un breve resoconto dei 2 match ! ) 

 

 

29 MAGGIO 1963 - COMUNALE di TORINO - AMICHEVOLE - : JUVENTUS - MANCHESTER UNITED 0 - 1 

 

Tratto da : " Il Novecento a Bergamo - Cronache di un Secolo " .. di Frattini e Ravanelli  .. ( parlando dell'Atalanta e di alcuni suoi Dirigenti ) ........  .ehm 

 

Erano ovviamente guai per chi veniva colto in fallo; soprattutto dopo che Tentorio ( con ATTILIO VICENTINI alla Presidenza ) diventò " vice-presidente " con ampi poteri .

 

In quella sua veste usò il pugno di ferro anche con un altro giocatore, in realtà una meteora nel firmamento neroazzurro, tale Roberto Josè Battaglia, un'attaccante brasiliano che non faceva gol neppure a porta vuota.

 

Uno, oltretutto, con i nervi quasi sempre a fior di pelle. Al punto di rifilare un calcione, a Genova, ed a gioco fermo, ad un avversario . Proprio sotto gli occhi dell'arbitro. ESPULSO !

 

" L' Ingegnere " affrontò a muso duro il giocatore nello spogliatoio : " L'ARBITRO HA FATTO BENE . LEI NON PUO' ANDARE IN GIRO A DARE I CALCI AL PROSSIMO " 

 

Fine della carriera Atalantina di Roberto Josè Battaglia !  

 

 

Insomma,In quei primi anni 60, inutile nasconderlo, la " confusione " regnava ( quasi ) sovrana in Società, specialmente sul " fronte brasiliano " :

 

 

-  1961/62 -  amaro.jpg   AMARO  VIANA   BARBOSA 

 

 

" AMARO " , forse, dato il suo curioso nome, ha qualche probabilità in più d'essere ricordato da qualche attempato juventino come il sottoscritto .... ma solo per il nome,  non certo per le sue " performances " calcistiche ...... .giornale  leggete un po' questo breve estratto da " Il Pallone racconta "   .....  .ehm 

 

 Amàro ha giocato quattro volte in Nazionale nel 1961. Due incontri con il Cile e due con il Paraguay, nel ruolo di mediano di centrocampo, con il compito di affiancare Didi nella manovra di rilancio di Garrincha, Coutinho, Gérson e Zagallo. Amaral lo ha scoperto per conto della Juventus, prima avendolo come avversario della propria squadra il Botafogo, e poi quale allievo nei ranghi della Nazionale. La giornata di Amàro dopo il veloce viaggio fino a Torino, è stata piuttosto intensa: nel primo pomeriggio un lungo colloquio con Amaral (ripartito per Venezia ove terminerà le vacanze), poi la rituale presentazione in sede ai dirigenti e ai soci del circolo».
Amaral è convinto che le sue caratteristiche si sposino perfettamente con Amarildo, stella del Botafogo, al quale la Juventus sta facendo una corte serratissima. Sfumato, però, l’acquisto del Garoto, Amàro viene provato in qualche amichevole e subito rimandato a casa. Si legge su “La Stampa” del 4 ottobre 1962: «Amàro Viana Barbosa lascerà questa sera o al più tardi domani mattina Torino per far ritorno in Sudamerica. La sua breve avventura italiana è terminata, prima ancora di poter entrare nel vivo; il brasiliano ha giocato soltanto qualche partita amichevole, poco più di un allenamento, senza poter dare un’esatta misura delle proprie capacità in gare di campionato. Ritornando in Brasile troverà un posto da titolare nel Corinthians, che a sua volta cede alla Juventus il centravanti Miranda».

 

 

 

 

--  1962/63 -  Armando Miranda - Wikipedia   ARMANDO  MIRANDA 

 

 

Fisico possente ... tiro al " fulmicotone " ..... segnava da lontanissimo  .... un suo gol fu realizzato da ben 49 metri  ..... nonostante la statura era assai scarso per ciò che Concerne il colpo di testa ..... piuttosto soggetto ad infortuni muscolari ..... ma la porta la " VEDEVA  ... eccome ... SE LA VEDEVA " :  in 17 partite di Campionato mise a Segno ben 12 gol,e ben 3 marcature le realizzò anche in COPPA delle ALPI  anno 1963, reti che si rivelarono decisive per la conquista del nostro primo trofeo al di là dei nostri confini ! Qualche incomprensione di troppo, specie con Sivori,  alcuni comportamenti non proprio irreprensibili ... e per farla breve ... dalla Juve passò al Catania ( ove ritrovò il connazionale BATTAGLIA . di cui sopra ) ma non si ambientò .... solo 10 partite .... ed 1 solo gol, proprio alla Juve ! Tornò in Sud America ove proseguì la sua carriera, segnando diversi gol, tra Brasile e Colombia : una delle squadre per cui giocò si chiamava " CLUB ATLETICO JUVENTUS  " . Nonostante tutte queste  traversie, lo ricordo con affetto !

 

 

---          Paulo Amaral - Wikipedia     PAULO LIMA  AMARAL - ALLENATORE della JUVENTUS DAL 1962  AL MESE DI OTTOBRE DEL 1963  

 

 

 

---- Personaggio assai particolare, vi consiglio questa lettura ...... ne vale la pena  .ehm

 

 

Gli eroi in bianconero: Paulo AMARAL
                   

DA “LA STORIA DELLA JUVENTUS” DI PERUCCA, ROMEO E COLOMBERO:

Gunnar Gren, poi Parola nella stagione 1961/62 finita con la Juventus al dodicesimo posto. Si impone un cambio tecnico: Boniperti va a Rio e convince (facilmente) l’allenatore del Vasco de Gama, che era già stato al Botafogo, a venire a Torino.

Paulo Amaral, fisico da marine, uno sfregio in viso che ne accentuava l’aspetto da duro (mai ha voluto raccontare il perche di quella cicatrice), una moglie esuberante (la signora Florinda) che si piccava di sapere di football, portava un “credo” che sorprendeva chi pensava al Brasile come ad una terra calcistica di giocolieri e fantasisti. Amaral parlava invece di lavoro, di impiego, di professionalità e di abnegazione. E lavorava anche lui sul campo. Per seguire meglio certi esercizi dei suoi, saliva con balzi da gatto sulla porta, per sedersi sull’incrocio dei pali. Al Botafogo aveva avuto in cura campioni quali Garrincha e Nilton Santos, Zagalo e Didì, ma aveva anche preparato i pugili dilettanti del club.

I bianconeri imparavano presto a faticare, con Amaral. E la Juve finì il campionato 1962/63 al secondo posto, e, pure se il distacco dall’Inter campione era sensibile, il passo avanti rispetto al recente passato era da applausi, per allenatore e giocatori. Naturalmente, dopo il secondo posto l’ambiente chiedeva la vittoria. Ma la stagione 1963/64 non rispettava le attese. Amaral il duro aveva incomprensioni con alcuni atleti, soprattutto con quelli che non amavano il suo tipo di preparazione. Quando alcuni giornalisti cominciarono a chiamarlo il “Ginnasiarca” in senso ironico, si capì che Amaral non sarebbe durato molto. L’uomo di Rio non finì neppure il campionato. Gli subentrò Eraldo Monzeglio che riscaldò la panchina per Heriberto Herrera, mentre la squadra finiva il campionato al quarto posto alla pari con la Fiorentina.

Il distacco dalla Juve fu brusco. Vittorio Pozzo, su “La Stampa” diede al partente Amaral un saluto che valse da riconoscimento alle qualità di un uomo, e di un tecnico, magari difficile da capire, ma di sicuro valore: «Saluto in Amaral una persona seria, una persona a modo. Faceva quello che riteneva fosse suo dovere di fare, con grande impegno, con un senso di onestà profondo, con uno spirito che aveva in sé qualche cosa di religioso quasi. Io non andavo d’accordo con qualcuno dei principi tecnici che egli professava. Il che non vuole dire proprio nulla. Nel giuoco del calcio, ogni linea direttiva ed ogni particolare rappresenta una materia opinabile. Lui aveva le sue idee, ed io avevo le mie, ma io rispettavo ed ammiravo l’uomo che, nella applicazione delle sue, metteva tanta abnegazione e tanta dirittura.
Era venuto in Italia con certe teorie piantate fisse, come dei chiodi nel cranio. Non sapeva che, nel paese nostro, molte cose sono cambiate in questi ultimi anni, anche e specialmente nel giuoco della palla rotonda. In tema organizzativo, non poteva soffrire, per esempio, che subito dopo di un incontro i giornalisti invadessero gli spogliatoi e volessero che tutto quello che stava nell’animo e nel cervello dell’allenatore e dei giocatori si riversasse sulle cartelle che essi dovevano scrivere. In parte, anche in gran parte, io avendo vissuto a lungo nei panni suoi, aderivo a questi suoi principi. Quante volte mi ero trovato, dopo di una partita perduta, a dire ai giocatori: “Ragazzi, non ne parliamo più, per oggi, non diciamo parole che domani dovremo forse dichiararci pentiti di aver detto. Ne riparleremo domani, fra di noi soli”.
Quante situazioni delicate nascono, durante un incontro movimentato, che hanno bisogno di riservatezza assoluta perche non degenerino in crisi di squadra o di società. Ora il silenzio viene definito come un impedimento al lavoro da parte di certuni. Il silenzio fa dei nemici! Certi atteggiamenti e certe sfumature a parte, una piccola solidarietà intima, io la sentivo per queste linee direttive. Nell’accettare senza discussioni l’ordine che lo destituiva dalla carica, Amaral ha dato prova di una serenità e di una correttezza, che ha meravigliato tante persone che il Brasile ed i suoi abitanti conoscono soltanto superficialmente. Ha accettato, non ha recriminato. È uscito anzi in una frase che riflette la situazione: “Noi allenatori, dobbiamo sempre aspettarcele, certe decisioni”. Proprio così. Ed a me viene in mente Quante volte nell’accomiatarmi dai giocatori che avevano diviso con me soddisfazioni e fatiche, dicevo loro: “Ragazzi, non lasciatevi attrarre dal miraggio di diventare un giorno allenatori d’una squadra. È la peggiore delle professioni, perche ognuno si crederà allora in diritto di comandarvi. Cercatevi un mestiere borghese, mentre siete in tempo”.
La situazione di Amaral era un po’ che maturava. Ora egli se ne va, perché certi problemi devono essere risolti. Ma vorrei che, andandosene, sappia che qualcuno che lo ha seguito da lontano, anche non sempre approvandolo, lo apprezza e lo stima. Era un uomo che camminava diritto. Vorrei fare mie le parole di un suo giocatore, Castano, che disse: “Una persona onesta come Amaral non la conoscerò mai più”»

 

 

 

 

E TORNANDO AL " TROFEO AMISTAD " DI CUI SOPRA, DA QUANTO ANDRO' ORA A PROPORVI , ANCOR PIU' E MEGLIO POTRETE COMPRENDERE COME I MADRILISTI  CI TENEVANO A VINCERE QUEL TROFEO ... ECCOME SE CI  TENEVANO ....   .ehm

 

 

 
 
Coleccionismo deportivo: 8-11-1965 Real Madrid Juventus Final trofeo Amistad Santana - Foto 1 - 189189106
 
 
NB: Una cosa non mi torna, e cioè ......  .ehm
 
il giornale  " MARCA " scrive testualmente :  0 - 2  EL MADRID  PERDIO CON  LA  JUVENTUS  EN  CHAMARTIN !
 
IL MADRID HA PERSO 2-0 CON LA JUVENTUS  NEL  CHAMARTIN " - Fatto salvo il fatto che " Chamartin " è una zona di Madrid e che il 14 DICEMBRE
 
del 1947 venne inaugurato il " NUOVO STADIO CHAMARTIN " ( Stadio del Real Madrid ) .... è altresì vero che, il 4 GENNAIO del 1955,  lo Stadio mutò
 
denominazione e venne intitolato a colui che aveva dedicato tutta la sua vita ( e lo fece fino al 2 Giugno del 1978, quando venne a mancare : ben 35 anni 
 
di Presidenza ... 15 anni da giocatore ... 1 anno da allenatore ) ... e cioè, il celeberrimo .... SANTIAGO BERNABEU !
 
Ho dato un'occhiata qui e là ma non trovato nulla che potesse aiutarmi a " sbrogliare " questo mio dubbio  .... questa mia curiosità !
 
 
 
Coleccionismo deportivo: 8-11-1965 Real Madrid Juventus Final trofeo Amistad Santana - Foto 3 - 189189106
 
 
 
Coleccionismo deportivo: 8-11-1965 Real Madrid Juventus Final trofeo Amistad Santana - Foto 4 - 189189106
 
 
NB: Una cosa non mi è chiara : il giornale " MARCA " 
 
 
 
 ....... forse è giunto il momento che mi riposi un po' ........  .faticaccia

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
23 ore fa, Platinix ha scritto:

Ciao Amico. Io te ne butto lì uno che ancora oggi è fonte di discussione tra mio nonno e mio zio : Koetting 

Personalmente l'ho conosciuto da allenatore.

Non sarà ai livelli di quelli da te citati, ma lo ricordo fonte di dibattiti a tavola quando ero piccolo sefz 

Sempre negli stessi anni, più o meno, sentivo parlare di Buso, centravanti che sembrava destinato a belle cose nella Juve. Mai visti giocare, ma a casa mia ho sempre sentito parlare parecchio di Juve e mi ricordo il tutto sempre con piacere.

Poi, ai giorni nostri, nel calcio minore mi sarei aspettato ben più carriera da parte di Clemenza e Beltrame.

 

Per altre squadre leggendo di Zavarov mi è venuto in mente Oleh Protasov. Attaccante ucraino che sembrava destinato ad una carriera molto più esaltante fuori dai confini sovietici.

 

Grazie ancora per i tuoi bei racconti.

..... KOETTING .... crea  zizzania in famiglia ? Giuro, non l'avrei mai immaginato ..... .ghgh

 

..... vabbè, chi più chi meno, ciascuno di noi, qualunque sia l'ambito di riferimento, ha le sue paranoie .. i suoi assilli ..... .ghgh

 

...... un mio carissimo amico, juventino come, se non più di me, fece una vera e propria " malattia " per Schincaglia : ci volle diverso tempo ma, Grazie a Dio, alla fine riuscì a ritrovare la " lucidità " smarrita ..... .ghgh

23 ore fa, Michael Laudrup ha scritto:

Grazie Stefano per questa tua ennesima perla,tra l'altro mi hai fatto conoscere storie di giocatori che ignoravo.

Dei nomi citati e da me conosciuti posso dirti che la più grande delusione fu senza dubbio Zavarov...ricordo ancora il mio grande entusiasmo quando fu acquistato, dato che all'epoca rimasi folgorato dalle sue prestazioni nella Dinamo Kiew di Lobanowsky ed invece da noi si rivelò purtroppo un autentico flop.

I tuoi interventi sono sempre molto apprezzati ed ancor di più lo sono in questo difficile periodo,se il forum è come,deve essere,fonte di arricchimento il merito per me è in gran parte tuo.

 

 Grazie ed ancora Grazie : sempre presente .. e soprattutto .. sempre troppo ( ed immeritatamente ) munifico nei miei confronti .... :tsa:

22 ore fa, Fabiuski ha scritto:

Ciao Stefano, appena ho letto il titolo mi è venuto in mente un ragazzo che hai citato in seguito. Tra i vari Gasbarroni, Lanzafame e Palladino, quello che più di tutti ci aveva fatto sperare in un futuro da campione era stato proprio Chiumiento!

Tra quelli che invece sono arrivati da noi già formati, il primo ricordo è per Fabian O’Neill! Fenomeno a Cagliari, imbarazzante a Torino; si dice abbia sperperato tutto in alcol e donne, e pare che ora lavori in un bar in Uruguay! Pensare che molti avrebbero pagato di tasca per poter giocare a certi livelli... È proprio vero che chi ha i denti non ha pane, e chi ha pane non ha i denti!!

...... come si diceva una volta .... " Donne e motori ... gioie e dolori "  ( la rima con " pallone " non mi viene ... o per meglio dire ... mi verrebbe anche, ma non sarebbe troppo elegante ... anche perchè, con riferimento al maschietto, la frase finirebbe in  " ..... one " ....  .ghgh

21 ore fa, ronny80 ha scritto:

Ogni volta che si parla di Ezio Vendrame e Gigi Meroni si associano sempre a George Best, ma secondo me bisognerebbe ben specificare che le similitudini tra i due giocatori italiani e l'asso dello United valgono più che altro per il carattere ribelle e lo stile anticonformista (quasi da rockstar) che li caratterizzava in un periodo storico come quello.

Dal punto di vista prettamente calcistico, pur riconoscendo l'alto livello di talento naturale sia di Vendrame che di Meroni, direi che siamo siamo abbastanza lontani dal fenomeno nord irlandese che sarà pure durato poco, ma che per almeno un anno è stato indubbiamente il miglior calciatore al mondo (se avete tempo guardatevi la finale di Wembley del 1968 e capirete), ha vinto il pallone d'oro ed ha segnato in carriera qualcosa come 181 gol nel Manchester United !!

 GEORGE BEST  e JOHAN  CRUIJFF ..... li ho amati più di mia moglie ..... ( non fare la spia ... mi raccomando ....  .ghgh)

15 ore fa, pablito77! ha scritto:

Grazie infinite Stefano. Inutile che io ti dica a chi pensavo mentre avido osservavo il documentario su Zigoni. E rimpiango quei momenti in cui dopo aver letto una delle tue tante e interessantissime discussioni, prendevo spunti per andare da papà a porgergli domande su domande su questo o quell’altro aneddoto carpito attraverso le tue parole. 
Grazie, continua a racimolare materiale perché idealmente sento che mentre leggo o seguo i video, non sono solo. 

 Mi hai letteralmente ed intimamente   :(   commosso !  Non ho parole, e per uno come me, è tutto dire ! Rinnovo i miei più sentiti e sinceri Saluti a tuo Padre ! 

 

 

 

RAGAZZI, GRAZIE A TUTTI VOI PER AVER APPREZZATO .. PARTECIPATO .. E PER AVER LASCIATO IL VOSTRO GRADITISSIMO CONTRIBUTO !

 

 

.salveStefano !

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Per quelli che ricordo ed ho vissuto io :

ESNAIDER: attaccante argentino che comprammo nel mercato di gennaio, io seguivo la Liga il sabato su tmc2 e Esnajder mi piaceva, rimasi delusissimo. 

BLANCHARD :non lo conoscevo tanto speravo in un zidane bis, chi l ha mai visto.

SALAS uno dei mie preferiti, quando lo comprammo ero felice, non fece niente di che. 

ATHIRSON:nell epoca dei Carlos cafu ecc noi compravamo sempre terzini europei con poca spinta, finalmente un Brasiliano, ricordo che ne parlavano benissimo, alla fine un fallimento totale. 

DIEGO:concludo con lui, in realtà ce ne sarebbero tanti altri ma non è il caso di ricordarli tutti. Diego era il mio sogno, dopo l inferno era il primo colpaccio della Juventus, perché ragazzi il Diego in Bundesliga era molto molto forte (ricordo un udinese werder dove mi lascio a bocca aperta) lo strappammo al bayern, esordio all olimpico mostruoso, ero felice come un bambino convinto di avere in squadra un nuovo kaka, Zidane ecc. Purtroppo quella gara rimase uno dei pochi lampi del brasiliano, la sua cessione non mi trovo d'accordo pensando che il ragazzo meritava una altra canches, ma diciamo che il proseguo della sua carriera diede(e ci mancherebbe) ragione alla juve. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 minuti fa, juve 85 ha scritto:

Per quelli che ricordo ed ho vissuto io :

ESNAIDER: attaccante argentino che comprammo nel mercato di gennaio, io seguivo la Liga il sabato su tmc2 e Esnajder mi piaceva, rimasi delusissimo. 

BLANCHARD :non lo conoscevo tanto speravo in un zidane bis, chi l ha mai visto.

SALAS uno dei mie preferiti, quando lo comprammo ero felice, non fece niente di che. 

ATHIRSON:nell epoca dei Carlos cafu ecc noi compravamo sempre terzini europei con poca spinta, finalmente un Brasiliano, ricordo che ne parlavano benissimo, alla fine un fallimento totale. 

DIEGO:concludo con lui, in realtà ce ne sarebbero tanti altri ma non è il caso di ricordarli tutti. Diego era il mio sogno, dopo l inferno era il primo colpaccio della Juventus, perché ragazzi il Diego in Bundesliga era molto molto forte (ricordo un udinese werder dove mi lascio a bocca aperta) lo strappammo al bayern, esordio all olimpico mostruoso, ero felice come un bambino convinto di avere in squadra un nuovo kaka, Zidane ecc. Purtroppo quella gara rimase uno dei pochi lampi del brasiliano, la sua cessione non mi trovo d'accordo pensando che il ragazzo meritava una altra canches, ma diciamo che il proseguo della sua carriera diede(e ci mancherebbe) ragione alla juve. 

Blanchard più che il nuovo Zidane era descritto come il nuovo Dechamps

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
15 ore fa, Al Galoppo ha scritto:

Il mio più grande rammarico rimane Henry, di fatto una meteora da noi, con forte miopia da parte della dirigenza dell'epoca.

Uno dei migliori attaccanti europei del primo decennio di questo secolo.

Thierry Henry è stato il nostro più grande abbaglio. Fra l’altro giocava con il Monaco insieme a Trezeguet quindi avremmo dovuto capire. Purtroppo a indurre l’errore ci fu secondo me la questione Ancelotti.

Ancelotti ebbe un benvenuto simil Allegri con la differenza che Allegri è sempre stato di gomma mentre Ancelotti no.Da lì Moggi sbaglio: se non erro voleva darlo all’Udinese per Marcio Amoroso.

 

38 minuti fa, juve 85 ha scritto:

Per quelli che ricordo ed ho vissuto io :

ESNAIDER: attaccante argentino che comprammo nel mercato di gennaio, io seguivo la Liga il sabato su tmc2 e Esnajder mi piaceva, rimasi delusissimo. 

BLANCHARD :non lo conoscevo tanto speravo in un zidane bis, chi l ha mai visto.

SALAS uno dei mie preferiti, quando lo comprammo ero felice, non fece niente di che. 

ATHIRSON:nell epoca dei Carlos cafu ecc noi compravamo sempre terzini europei con poca spinta, finalmente un Brasiliano, ricordo che ne parlavano benissimo, alla fine un fallimento totale. 

DIEGO:concludo con lui, in realtà ce ne sarebbero tanti altri ma non è il caso di ricordarli tutti. Diego era il mio sogno, dopo l inferno era il primo colpaccio della Juventus, perché ragazzi il Diego in Bundesliga era molto molto forte (ricordo un udinese werder dove mi lascio a bocca aperta) lo strappammo al bayern, esordio all olimpico mostruoso, ero felice come un bambino convinto di avere in squadra un nuovo kaka, Zidane ecc. Purtroppo quella gara rimase uno dei pochi lampi del brasiliano, la sua cessione non mi trovo d'accordo pensando che il ragazzo meritava una altra canches, ma diciamo che il proseguo della sua carriera diede(e ci mancherebbe) ragione alla juve. 

Condivido 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, italiauno61 ha scritto:

Ah, e AMAURI?

Un girone eccezionale, poi la scomparsa dai teleschermi...

 

Il gol più importante lo segnò però in un'altra squadra e ci fece vincere uno scudetto 😁😁

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, JUVEXITER ha scritto:

Ancelotti lo faceva giocare ala. Insomma, non ci capimmo niente.

Io direi addirittura terzino ...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, Vingro ha scritto:

Il gol più importante lo segnò però in un'altra squadra e ci fece vincere uno scudetto 😁😁

 ... sto ancora godendo ..... .ehm

 

 

 

 

........... ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Altre grosse delusioni: Tiago, Almiiron, NMartinez( il malaka), l'olandese Elhia ( voluto fortissimamente dall'ex allenatore del Chievo di cui mi sfugge il.nome), Andrade, Poulsen... Tutti giocatori costati oltretutto parecchi soldini...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 ore fa, Vingro ha scritto:

Io direi addirittura terzino ...

..... dici giusto ... Ancelotti .... e perchè no, anche coloro che stavano ai " piani alti " della Società, non ci capirono una ... " mazza "  : INCREDIBILE !

 

..... avevamo " ORO PURISSIMO TRA LE MANI  ...  E LO SCAMBIARONO PER  RAME RICICLATO E DA FONDERE  ...  .doh "

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ricordo due giocatori flop simbolo del decadimento Juve (non per colpa loro, o solo loro, sia chiaro) contestuale all'ascesa berlusconi-milan:
il sostituto di Scirea (:|) TRICELLA, il libero nascente più quotato della serie A ed il Platini dei poveri (cit.) MAGRIN, quest'ultimo in realtà forse neanche poi tanto quotato come giovane in rampa di lancio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, 29 MAGGIO 1985 ha scritto:

 

 GEORGE BEST  e JOHAN  CRUIJFF ..... li ho amati più di mia moglie ..... ( non fare la spia ... mi raccomando ....  .ghgh)

 

Beh con questi due con me sfondi una porta aperta, due leggende che sono fra i miei sportivi preferiti, talento esagerato in campo abbinato ad una personalità debordante fuori, che poteva piacere o meno ma di certo non poteva lasciarti indifferente.

Cruyff ha saputo essere continuo nel tempo ed anche dopo la fine della carriera sul campo ha saputo imporsi costruendo una filosofia di pensiero calcistico a Barcellona che va avanti ancora oggi dopo la sua scomparsa.

Best purtroppo è andato troppo oltre ed è rimasto vittima di se stesso e del demone alcool, ma nonostante tutti i problemi  personali ha continuato ad essere l'idolo di tantissimi appassionati di calcio fino alla fine.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

...... ...  ... ... ...................  .relax.... ... ... uum ...... : Ormai avete detto già tutto , 

Forse uno dei pochi non ancora ricordati è il mio quasi coetaneo  &  per questo ero anche un suo "fan "    Vinicio Verza Vinicio Verza: Calci & Rimpianti | Storie di Calcio

 

 

 

Vinicio VERZA

 
 
verza%2Blazio.jpg


«Quando gioco con la maglia bianconera vengo rapito dall’esaltazione.

La mia unica preoccupazione è quella di essere utile ai compagni, le soddisfazioni personali vengono dopo quelle legate al collettivo.

Voglio essere all’altezza dei colori che vesto:

consapevole che non è facile, perché la Juve è il massimo.

La Juve ti offre tanto, ma ti chiede, giustamente, di essere degno della sua tradizione e del suo stile. L’influenza della Vecchia Signora non si arresta al terreno di gioco, ma concerne altri aspetti, anche extracalcistici.

Alla Juventus non è assolutamente sufficiente fornire lo stesso tipo di apporto agonistico e comportamentale che potrebbe risultare graditissimo in altri club.

Alla Juventus occorre tendere alla perfezione, perché la Juventus tende alla perfezione».
Nato a Boara Pisani (Padova) il 1° novembre 1957,

comincia a mostrare le sue doti al termine della Scuola Media (Vigliano Biellese) quando, trasferitosi a Borgo San Martino in quel di Casale Monferrato, gioca prima nel San Carlo

 e in seguito nella Junior.
Molti osservatori restano colpiti dalla sua bravura, ed è la Juventus a ingaggiarlo, accogliendolo tra gli Allievi di Viola, i Beretti di Grosso per trovare degno inserimento nella Primavera:

«All’epoca, guadagnavo 25.000 lire al mese, ma dovevo regolarmente restituire 5.000 lire per le multe che la società mi dava, per le marachelle che combinavo con Marangon & Marocchino.

Niente di grave, ovviamente; magari, marinavamo la scuola e facevamo tardi, perché attratti da qualche bella ragazza».
Il tempo passa e giunge il momento di una diversa maturazione, passando attraverso esperienze più complete;

insieme a Paolo Rossi, raggiunge Vicenza per farsi le ossa che, proprio in quell’anno, riprende il suo posto fra le grandi della Serie A.

Rientra a Torino, integrato nell’organico della squadra titolare, nell’estate del 1977.


«Meraviglioso è stato l’esordio al Comunale, ero imbarazzato per quello che mi attendeva, temevo di venir meno alle aspettative dei tifosi della curva Filadelfia.

Dopo l’infortunio di Bologna, temevo di non farcela più a guarire e giocare, avevo esempi di tanti giocatori che avevano dovuto scrivere la parola fine alla carriera e mi disperavo.

Non mi preoccupavo tanto per il posto in prima squadra, quanto per la carriera nella quale volevo dare tanto, tutto me stesso per la mia Juventus».


Giocatore di ottimo talento, in possesso di stile e di ottima tecnica individuale,

sa andare a bersaglio con tiri di rara precisione.

Buonissimo centrocampista, con qualche limite di personalità, il buon Vinicio lascia la firma sullo straordinario scudetto 1980-81,

nella decisiva partita della penultima giornata (a Napoli); subentrato a Marocchino, Verza effettua al 64’ il tiro che, deviato dal napoletano Guidetti, finisce alle spalle di Giaguaro Castellini,

regalando alla Juventus due punti che ne valgono sei.


La Juventus come maestra di vita: «Ho imparato tante cose e tante ne imparerò; quando gioco voglio esprimere sempre nuovi aspetti della mia personalità guardandomi con occhio critico e, devo ammettere, che non sempre tutto è andato liscio come l’olio, ma ho anche avuto la soddisfazione di essermi sentito determinante in alcune azioni da goal.

Se sono stato in grado di far perforare la rete avversaria, ebbene, quella segnatura mi ha dato lo stesso immenso piacere che avrei provato se la palla l’avessi calciata io stesso alle spalle di Castellini o di Terraneo».
Il ruolo ricoperto: «Sono un giocatore eclettico e la prova l’ho data tra le file del Lanerossi ricoprendo quel ruolo che a molti piace indicare con la parola jolly.

A me, personalmente, importa una sola cosa:

giocare, ho desiderio, voglia e necessità di giocare perché intendo dissipare ogni dubbio sul mio rendimento; dalla panchina o dalla tribuna, posso solo dar prova di maturità accettando disciplinatamente gli ordini e le direttive del Mister».
Nella Juventus,

chiuso dai vari Tardelli, Benetti e Furino, si ferma per tre stagioni: totalizza 60 presenze, realizzando 11 goal e contribuendo agli scudetti 1978 e 1981 e alla Coppa Italia 1979.
Nell’estate del 1981 è ceduto al Cesena,

poi si trasferisce al Milan:

<< Andai al Cesena, perché voluto da Gibì Fabbri, che mi faceva giocare con il numero 5, definendomi il nuovo Falçao;

così, mi ritrovavo a dover marcare gente come Tardelli e Bagni. Che fatica !! !! 

A metà campionato, subentrò Lucchi e passai velocemente dalla polvere all’altare. All’ultima giornata di quel torneo incontriamo il Milan, a San Siro;

sono espulso per aver picchiato Novellino e mi becco 4 giornate di squalifica , ... !!!

Ma, ironia della sorte,

l’anno successivo sono acquistato proprio dai rossoneri. Certo, non sono mai stato un bell’esempio per i giovani !! >> .
Dopo un triennio in rossonero approda per la stagione 1985-86 al Verona,

dove lo attende il compito di far dimenticare Fanna, anche lui ex bianconero.
Un ultimo campionato con il Como e poi il ritiro, a soli 31 anni.

<< ... In quel calcio non mi riconoscevo e non mi divertivo più;

non era una questione di stress, con tutti i soldi che danno ai calciatori, è comico addurre a certe giustificazioni.

Ma a Como, dopo una partita proprio con la Juventus, mi ritrovai immeritatamente fuori squadra, nonostante dei trascorsi di buon livello; la cosa mi diede parecchio fastidio, come il prolificare degli avversari che scendevano in campo con il solo scopo di picchiare. Dissi basta una volta per tutte e senza rammarico >> . 


MASSIMO BURZIO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 1987
Piede magico, tiro bruciante, invenzioni a gogò.

E ancora: bel dribbling, incedere elegante, ottima struttura fisica, grinta e voglia di lottare.

E anche buona classe, intelligenza e fantasia.

Eppure.
Eppure questa non è la scheda di un brasiliano che ha iniziato a toccare il pallone sulle bianche spiagge di Rio de Janeiro per poi approdare al mitico Maracana.

È la descrizione delle caratteristiche calcistiche di Vinicio Verza che non è nato in Brasile ma in provincia di Padova.
Con il che si dimostra che da noi nascono buoni, anzi ottimi giocatori.

Gente che non avrà il cognome che finisca in “ha” o in “ho” o ha due nomi propri come “family name”.

E come se non bastasse Verza (che fosse di laggiù si sarebbe chiamato Verzinho) è decisamente un giocatore di caratteristiche sudamericane.

Lo era un tempo e lo è anche oggi, anche se la sorte l’ha portato a militare tra le riserve del Verona operaio di Osvaldo Bagnoli.
Nell’estate del 1977 il ventenne Verza si vede recapitare la raccomandata di convocazione della Juve.

Purtroppo per Verza i titolari sono Tardelli, Benetti e Furino. Un tris di campioni inamovibili e insostituibili a cui il bravo Vinicio fa da scudiero, cercando di trovare spazio e occasioni.
Un ruolo, il suo, che nella storia juventina è intermedio. Non uno dei big ma neppure uno dei tanti,

per un centrocampista dalle spiccate attitudini offensive e dalle tante qualità.

Qualità che in una Juve attenta come quella costruita in quegli anni dalla sagacia di Trapattoni,

non ebbero grande spazio,

anche se l’allenatore soleva spesso dire che:

<< ... Vinicio è mezzo brasiliano,  tant’è la sua fantasia e inventiva in campo».
Insomma Verza è un calciatore bravo e divertente.

Ha raccolto molto meno di quanto doveva nella Juve, ma ha avuto la gioia di vincere in maglia bianconera ben due scudetti e una Coppa Italia.
Già, la Juve. Una squadra, un periodo di vita a cui Verza ripensa spesso. Una volta mi disse: «Ti ricordi che Juve, quella Juve?».
Si riferiva alla squadra dei suoi tempi e aveva ragione. Fu una grande Juventus,

fu un team di assoluto valore, anche perché ogni tanto entrava in campo un brasiliano nato in Veneto: Vinicio Verza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 23/4/2020 Alle 01:56, Pavel Christ Superstar ha scritto:

Vendrame personaggio straordinario, secondo me lui ed altri qui non andrebbero paragonati ad altra feccia citata.

 

Un conto è non essere esplosi, ma tra Vendrame e Balotelli c'è la stessa differenza tra la Arcuri e Rosy Bindi per me. Idem chiorri.

... per la serie .. " CHI DISPREZZA AMA " .. mi sbaglierò ma, sotto sotto, mi sa tanto che tu nutri una " passionaccia " per la Rosy nazionale .... .ghgh

 

.. e poichè .. " DE GUSTIBUS NON DISPUTANDUM EST "  .. ti .paceebeneconfesso , ma che resti tra noi, che provo una profonda " cotta "  per la teutonica Merkel .... .ghgh  

 

Grazie per aver partecipato ! Buona giornata, .salveStefano !

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, 29 MAGGIO 1985 ha scritto:

..... KOETTING .... crea  zizzania in famiglia ? Giuro, non l'avrei mai immaginato ..... .ghgh

 

 

.salveStefano !

La colpa deve essere stata mia perché l'ho ritrovato come allenatore in prov. di Novara e allora mi raccontarono di lui sefz 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, baudolino ha scritto:

...... ...  ... ... ...................  .relax.... ... ... uum ...... : Ormai avete detto già tutto , 

Forse uno dei pochi non ancora ricordati è il mio quasi coetaneo  &  per questo ero anche un suo "fan "    Vinicio Verza Vinicio Verza: Calci & Rimpianti | Storie di Calcio

 

 

 

Vinicio VERZA

 
 
verza%2Blazio.jpg


«Quando gioco con la maglia bianconera vengo rapito dall’esaltazione.

La mia unica preoccupazione è quella di essere utile ai compagni, le soddisfazioni personali vengono dopo quelle legate al collettivo.

Voglio essere all’altezza dei colori che vesto:

consapevole che non è facile, perché la Juve è il massimo.

La Juve ti offre tanto, ma ti chiede, giustamente, di essere degno della sua tradizione e del suo stile. L’influenza della Vecchia Signora non si arresta al terreno di gioco, ma concerne altri aspetti, anche extracalcistici.

Alla Juventus non è assolutamente sufficiente fornire lo stesso tipo di apporto agonistico e comportamentale che potrebbe risultare graditissimo in altri club.

Alla Juventus occorre tendere alla perfezione, perché la Juventus tende alla perfezione».
Nato a Boara Pisani (Padova) il 1° novembre 1957,

comincia a mostrare le sue doti al termine della Scuola Media (Vigliano Biellese) quando, trasferitosi a Borgo San Martino in quel di Casale Monferrato, gioca prima nel San Carlo

 e in seguito nella Junior.
Molti osservatori restano colpiti dalla sua bravura, ed è la Juventus a ingaggiarlo, accogliendolo tra gli Allievi di Viola, i Beretti di Grosso per trovare degno inserimento nella Primavera:

«All’epoca, guadagnavo 25.000 lire al mese, ma dovevo regolarmente restituire 5.000 lire per le multe che la società mi dava, per le marachelle che combinavo con Marangon & Marocchino.

Niente di grave, ovviamente; magari, marinavamo la scuola e facevamo tardi, perché attratti da qualche bella ragazza».
Il tempo passa e giunge il momento di una diversa maturazione, passando attraverso esperienze più complete;

insieme a Paolo Rossi, raggiunge Vicenza per farsi le ossa che, proprio in quell’anno, riprende il suo posto fra le grandi della Serie A.

Rientra a Torino, integrato nell’organico della squadra titolare, nell’estate del 1977.


«Meraviglioso è stato l’esordio al Comunale, ero imbarazzato per quello che mi attendeva, temevo di venir meno alle aspettative dei tifosi della curva Filadelfia.

Dopo l’infortunio di Bologna, temevo di non farcela più a guarire e giocare, avevo esempi di tanti giocatori che avevano dovuto scrivere la parola fine alla carriera e mi disperavo.

Non mi preoccupavo tanto per il posto in prima squadra, quanto per la carriera nella quale volevo dare tanto, tutto me stesso per la mia Juventus».


Giocatore di ottimo talento, in possesso di stile e di ottima tecnica individuale,

sa andare a bersaglio con tiri di rara precisione.

Buonissimo centrocampista, con qualche limite di personalità, il buon Vinicio lascia la firma sullo straordinario scudetto 1980-81,

nella decisiva partita della penultima giornata (a Napoli); subentrato a Marocchino, Verza effettua al 64’ il tiro che, deviato dal napoletano Guidetti, finisce alle spalle di Giaguaro Castellini,

regalando alla Juventus due punti che ne valgono sei.


La Juventus come maestra di vita: «Ho imparato tante cose e tante ne imparerò; quando gioco voglio esprimere sempre nuovi aspetti della mia personalità guardandomi con occhio critico e, devo ammettere, che non sempre tutto è andato liscio come l’olio, ma ho anche avuto la soddisfazione di essermi sentito determinante in alcune azioni da goal.

Se sono stato in grado di far perforare la rete avversaria, ebbene, quella segnatura mi ha dato lo stesso immenso piacere che avrei provato se la palla l’avessi calciata io stesso alle spalle di Castellini o di Terraneo».
Il ruolo ricoperto: «Sono un giocatore eclettico e la prova l’ho data tra le file del Lanerossi ricoprendo quel ruolo che a molti piace indicare con la parola jolly.

A me, personalmente, importa una sola cosa:

giocare, ho desiderio, voglia e necessità di giocare perché intendo dissipare ogni dubbio sul mio rendimento; dalla panchina o dalla tribuna, posso solo dar prova di maturità accettando disciplinatamente gli ordini e le direttive del Mister».
Nella Juventus,

chiuso dai vari Tardelli, Benetti e Furino, si ferma per tre stagioni: totalizza 60 presenze, realizzando 11 goal e contribuendo agli scudetti 1978 e 1981 e alla Coppa Italia 1979.
Nell’estate del 1981 è ceduto al Cesena,

poi si trasferisce al Milan:

<< Andai al Cesena, perché voluto da Gibì Fabbri, che mi faceva giocare con il numero 5, definendomi il nuovo Falçao;

così, mi ritrovavo a dover marcare gente come Tardelli e Bagni. Che fatica !! !! 

A metà campionato, subentrò Lucchi e passai velocemente dalla polvere all’altare. All’ultima giornata di quel torneo incontriamo il Milan, a San Siro;

sono espulso per aver picchiato Novellino e mi becco 4 giornate di squalifica , ... !!!

Ma, ironia della sorte,

l’anno successivo sono acquistato proprio dai rossoneri. Certo, non sono mai stato un bell’esempio per i giovani !! >> .
Dopo un triennio in rossonero approda per la stagione 1985-86 al Verona,

dove lo attende il compito di far dimenticare Fanna, anche lui ex bianconero.
Un ultimo campionato con il Como e poi il ritiro, a soli 31 anni.

<< ... In quel calcio non mi riconoscevo e non mi divertivo più;

non era una questione di stress, con tutti i soldi che danno ai calciatori, è comico addurre a certe giustificazioni.

Ma a Como, dopo una partita proprio con la Juventus, mi ritrovai immeritatamente fuori squadra, nonostante dei trascorsi di buon livello; la cosa mi diede parecchio fastidio, come il prolificare degli avversari che scendevano in campo con il solo scopo di picchiare. Dissi basta una volta per tutte e senza rammarico >> . 


MASSIMO BURZIO, “HURRÀ JUVENTUS” NOVEMBRE 1987
Piede magico, tiro bruciante, invenzioni a gogò.

E ancora: bel dribbling, incedere elegante, ottima struttura fisica, grinta e voglia di lottare.

E anche buona classe, intelligenza e fantasia.

Eppure.
Eppure questa non è la scheda di un brasiliano che ha iniziato a toccare il pallone sulle bianche spiagge di Rio de Janeiro per poi approdare al mitico Maracana.

È la descrizione delle caratteristiche calcistiche di Vinicio Verza che non è nato in Brasile ma in provincia di Padova.
Con il che si dimostra che da noi nascono buoni, anzi ottimi giocatori.

Gente che non avrà il cognome che finisca in “ha” o in “ho” o ha due nomi propri come “family name”.

E come se non bastasse Verza (che fosse di laggiù si sarebbe chiamato Verzinho) è decisamente un giocatore di caratteristiche sudamericane.

Lo era un tempo e lo è anche oggi, anche se la sorte l’ha portato a militare tra le riserve del Verona operaio di Osvaldo Bagnoli.
Nell’estate del 1977 il ventenne Verza si vede recapitare la raccomandata di convocazione della Juve.

Purtroppo per Verza i titolari sono Tardelli, Benetti e Furino. Un tris di campioni inamovibili e insostituibili a cui il bravo Vinicio fa da scudiero, cercando di trovare spazio e occasioni.
Un ruolo, il suo, che nella storia juventina è intermedio. Non uno dei big ma neppure uno dei tanti,

per un centrocampista dalle spiccate attitudini offensive e dalle tante qualità.

Qualità che in una Juve attenta come quella costruita in quegli anni dalla sagacia di Trapattoni,

non ebbero grande spazio,

anche se l’allenatore soleva spesso dire che:

<< ... Vinicio è mezzo brasiliano,  tant’è la sua fantasia e inventiva in campo».
Insomma Verza è un calciatore bravo e divertente.

Ha raccolto molto meno di quanto doveva nella Juve, ma ha avuto la gioia di vincere in maglia bianconera ben due scudetti e una Coppa Italia.
Già, la Juve. Una squadra, un periodo di vita a cui Verza ripensa spesso. Una volta mi disse: «Ti ricordi che Juve, quella Juve?».
Si riferiva alla squadra dei suoi tempi e aveva ragione. Fu una grande Juventus,

fu un team di assoluto valore, anche perché ogni tanto entrava in campo un brasiliano nato in Veneto: Vinicio Verza.

 

 

 

 

 

 

 

 

che gol ragazzi....degno di entrare nella HALL of FAME 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sono due i giocatori su cui ho completamente cannato e che credevo potessero far bene negli ultimi 15 anni: Tiago e Isla.

Tornando indietro di qualche anno in più ci aggiungo il buon Kovacevic, ma anche Salas e, in parte, Boksic.

Poi ci sono quei giocatori che, per svariati motivi, hanno lasciato la Juve dove avevano un buonissimo rendimento per andare altrove e quasi sparire nell'anonimato (penso, in tempi recenti, a gente come Morata e Zaza)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Tarmako78 ha scritto:

Blanchard più che il nuovo Zidane era descritto come il nuovo Dechamps

 

Si hai ragione. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×

Informazione Importante

Utilizziamo i cookie per migliorare questo sito web. Puoi regolare le tue impostazioni cookie o proseguire per confermare il tuo consenso.