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I-Chewbacca-I

Calvo: "Agnelli aveva capito tutto 10 anni prima. Alla Juve più numeri che persone, Chiellini unica salvezza"

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Francesco Calvo: «Agnelli aveva capito tutto 10 anni prima. Alla Juve più numeri che persone, Chiellini l'unica salvezza»

Il Ceo dell'Aston Villa, con un passato in bianconero, confronta Premier League e serie A: cultura diversa, meno isterismo sugli allenatori, zero interferenze politiche

 

La Premier stava diventando l’Impero già dieci anni fa: «Quando il West Ham comprò Ogbonna, una piccola che sfilava un titolare o quasi alla Juve, al quarto scudetto consecutivo, Andrea (Agnelli, ndr) ci guardò e disse: “Oggi sta cambiando il calcio”. Solo che tutti se ne accorgono solo adesso», racconta Francesco Calvo, 48 anni, president of Business operations dell’Aston Villa che ha appena chiuso una stagione leggendaria, tra qualificazione alla Champions e vittoria dell’Europa League. Facendo felice il principe William («il più tifoso dei tifosi»). Juve, Barcellona, Roma, ancora Juve e, adesso, nel mondo perfetto da dove, la serie A, pare ancora più brutta: «Che tragedia i feriti e che vergogna gli incidenti del derby, con ultrà che provano a decidere se si gioca o no».

Lì come funziona?

«Ogni partita vengono espulsi sei, sette tifosi, per consumo di droga, perché fumano nei bagni, qualche tempo fa, per una foto a una raccattapalle».

Solo al Villa Park?

«In qualunque stadio: c’è un numero verde per segnalare comportamenti scorretti. E se ci sono episodi di violenza, la polizia entra e arresta i responsabili. Ma funziona così da anni e, quindi, c’è una cultura diversa».

Qual è la differenza di approccio con la serie A?

«In Premier c’è una dimensione economica enorme, ma pure la cultura della sconfitta. E il rapporto con i tifosi è diverso: tramite il Fans advisory board, parlano continuamente con la società. E poi i protagonisti sono giocatori e allenatori, proprietari e dirigenti possono lavorare in pace».

E comanda la Premier.

«Il consiglio è formato da cinque membri, tutti indipendenti, a differenza della serie A, e si tengono cinque assemblee in un anno, contro le 20-30 in Italia: e non ci sono sempre i soliti noti che vogliono decidere tutto, ma esistono commissioni, in cui ci sono club e non altri, di cui tutti si fidano però».

Anche sul calendario?

«La Premier lo fa e non lo cambia neppure sotto tortura. C’è meno interventismo: l’eccezione è giocare la domenica, non ci sono partite in notturna e non tutte vanno in diretta sulle tv inglesi».

Come ragionano i club?

«C’è molto meno isterismo sugli allenatori, in generale ovviamente: Guardiola dieci anni al City, Klopp nove al Liverpool, da noi Emery inizierà la quarta stagione. La stabilità ti permette di costruire e creare dei cicli di successo».

Vantaggi finanziari?

«Guardano il progetto e c’è maggior sostegno da parte delle aziende nazionali, tipo il modello tedesco: in Italia, tante società non puntano sulle sponsorizzazioni perché vedono il calcio divisivo».

Il segreto dell’Aston Villa?

«Il ruolo di Emery, l’uomo più importante del club, con il quale è allineato: zero polemiche, al contrario di quel che accade quasi ogni domenica, in Italia. E una proprietà non interventista, ma pronta a investire: 200 milioni di sterline negli ultimi tre anni, solo in infrastrutture».

Tempi?

«Arrivato qui, parlavano dell’espansione di un settore e mi dicevano che sarebbe successo presto. “E i permessi?”, chiesi. “Li avremo in tre mesi”, per investire cento milioni. Per l’Allianz Stadium, anni per tutti i permessi e anni per costruire. La burocrazia italiana non ha eguali al mondo».

Come si vince con un settlement agreement Uefa?

«Lavorando duro, perché le regole Uefa sono un enorme limite, scritte con i grandissimi club: aiutano a preservare lo status quo, invece che aiutare i “piccoli” a diventare grandi. Per dire, il Como è già fuori dalle regole, che noi abbiamo sforato due anni fa».

Prima cosa da fare per riformare il sistema Italia?

«Due, e una speranza: cambiare la cultura calcistica e di business, ma con i livelli del Pil italiano non è facile, ed eliminare le interferenze politiche che ho visto negli ultimi mesi. La speranza è Malagò, uomo di sport, che in tutta la carriera al Coni ha dimostrato un senso di appartenenza enorme e c’è bisogno anche di quello».

Che effetto fa Juve e Milan fuori dalla Champions?

«È un po’ il calcio che cambia, ma hanno dimostrato di sapersi riprendere».

Per tornare tra le top europee o il mondo è cambiato?

«Credo che sia ormai una situazione irreversibile: i club che conti sulle dita di una mano hanno ormai dimensioni (di ricavi) troppo grandi. Non è un problema di Juve e Milan, ma del calcio italiano. I giocatori sognano la Premier o i grandi club spagnoli, compreso l’Atletico».

Cosa le ha lasciato la Juve?

«Agnelli, Paratici, Marotta, Conte, mi hanno insegnato tutto quello che so: da ognuno, nel proprio campo, ho ascoltato e imparato, la disciplina, le dinamiche del calcio, le ambizioni».

Non c’è più nessuno.

«La Juve che ho vissuto è sempre stata una famiglia, ora mi sembrano più numeri che persone».

Una speranza per i tifosi?

«Giorgio Chiellini: deve esserci qualcuno che ha la Juve nel sangue».

 

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  • Grazie 3

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Vorrebbe che si eliminassero le interferenze politiche nel calcio in Italia, e poi spera in Malagò...

Poche idee ma confuse 🤣

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Non è calvo, ha la riga in mezzo larga.

 

Comunque ha ragione , AA è stato sempre avanti a tutti.

 

 

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Siamo rovinati. Converrebbe davvero darsi ad altri sport.

"Signori, è stato un piacere suonare con voi."

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2 ore fa, Roger ha scritto:

Non è calvo, ha la riga in mezzo larga.

 

Comunque ha ragione , AA è stato sempre avanti a tutti.

 

xxx

La tua prima frase è una finezza per pochi - ho pianto...

 

E sono completamente d'accordo su tutto.

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58 minuti fa, I-Chewbacca-I ha scritto:

Anche sul calendario?

«La Premier lo fa e non lo cambia neppure sotto tortura. C’è meno INTERventismo: l’eccezione

Appunto, stiamo parlando dell’Inghilterra mica delle fogne nerazzurre….

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Sicuri sia lui?  sefz 

Bella intervista. Non mi ha mai "ispirato", sinceramente, anche se, almeno davanti ai microfoni se l'è sempre cavata.

Bene il passaggio su Chiellini.

  • Grazie 1

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Intervista che demolisce qualsiasi sogno di ritornare quello che eravamo .

Da fuori si è più obiettivi. 

Calcio italiano pressoché finito. 

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Io credo che Agnelli, se fosse stato supportato dall’altra anima della societá, quella coi cordoni della borsa, non avrebbe dovuto fare errori che invece ha fatto quando aveva raggiunto una posizione di vertice nel calcio europeo.

Chi ha preso il suo posto, questa sera ha alzato la seconda ucl di fila.

Lui lì c’era arrivato, la proprietá doveva supportarlo.

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Vedere Montezemolo quasi piangere dopo aver visto la Ferrari "elettrica" spiega più di mille parole cosa sta combinando JE anche li.

Non c'è bisogno delle dichiarazioni di Tizio o Caio per capire la competenza di quest'uomo. 

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1 ora fa, I-Chewbacca-I ha scritto:

Una speranza per i tifosi?

«Giorgio Chiellini: deve esserci qualcuno che ha la Juve nel sangue».

apposto...

 

 

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1 ora fa, Juventus_addicted ha scritto:

Al netto del fatto che trovo abbastanza squallido che qualcuno stia prendendo in giro Calvo per presunte vicende personali e gossip che nulla hanno a che vedere con il calcio (a meno che non conosciate i protagonisti, sono comunque * loro) nell'intervista c'è un passaggio che dovrebbe far riflettere tutti i tifosi juventini.

 

Quando Calvo ricorda che Agnelli aveva capito già dieci anni fa dove stava andando il calcio europeo, dice una cosa che oggi appare evidente: la Premier non è diventata dominante all'improvviso, ma attraverso un processo lungo, che alcuni avevano visto arrivare molto prima degli altri.

 

E proprio per questo Agnelli aveva compreso anche un'altra cosa: se i ricavi continuavano a divergere in quel modo, per club come la Juventus sarebbe diventato sempre più difficile competere stabilmente con le grandi inglesi e con pochissime superpotenze europee.

 

La Super League nasceva da questa analisi, non da un capriccio o da una presunta sete di potere.

 

Si può essere favorevoli o contrari al progetto, ma oggi è difficile negare che il problema individuato allora fosse reale.

Basta guardare i bilanci, il mercato e l'attrattività dei campionati: la forbice economica si è allargata ulteriormente e il calcio italiano continua a perdere terreno.

 

Anche per questo colpisce la frase di Calvo su Agnelli: "aveva capito tutto". Forse non tutto, ma certamente aveva capito prima di molti altri che il modello tradizionale stava diventando insostenibile per chi voleva restare ai massimi livelli europei.

 

Condivido anche la " punteggiatura " - Serena notte, .salveStefano ! 

 

P.S. - Mi sbaglierò ma questo topic .. a causa di qualcuno che non ha la più pallida idea di cosa sia lo " Stile Juve " .. non avrà lunga vita .. 

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Quest'uomo avrebbe tutto per avercela con Andrea eppure ne riconosce la bravura e la lungimiranza 

 

Pensate che ci sono tifosi che invece non hanno capito una mazza e lo offendono anche se non hanno le corna

 

 

O forse si....

 

 

 

 

1 ora fa, Juventus_addicted ha scritto:

Al netto del fatto che trovo abbastanza squallido che qualcuno stia prendendo in giro Calvo per presunte vicende personali e gossip che nulla hanno a che vedere con il calcio (a meno che non conosciate i protagonisti, sono comunque * loro) nell'intervista c'è un passaggio che dovrebbe far riflettere tutti i tifosi juventini.

 

Quando Calvo ricorda che Agnelli aveva capito già dieci anni fa dove stava andando il calcio europeo, dice una cosa che oggi appare evidente: la Premier non è diventata dominante all'improvviso, ma attraverso un processo lungo, che alcuni avevano visto arrivare molto prima degli altri.

 

E proprio per questo Agnelli aveva compreso anche un'altra cosa: se i ricavi continuavano a divergere in quel modo, per club come la Juventus sarebbe diventato sempre più difficile competere stabilmente con le grandi inglesi e con pochissime superpotenze europee.

 

La Super League nasceva da questa analisi, non da un capriccio o da una presunta sete di potere.

 

Si può essere favorevoli o contrari al progetto, ma oggi è difficile negare che il problema individuato allora fosse reale.

Basta guardare i bilanci, il mercato e l'attrattività dei campionati: la forbice economica si è allargata ulteriormente e il calcio italiano continua a perdere terreno.

 

Anche per questo colpisce la frase di Calvo su Agnelli: "aveva capito tutto". Forse non tutto, ma certamente aveva capito prima di molti altri che il modello tradizionale stava diventando insostenibile per chi voleva restare ai massimi livelli europei.

 

Purtroppo ha commesso un errore

Fidarsi di ceferin che aveva battezzato sua figlia se non ricordo male.....

 

 

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2 ore fa, I-Chewbacca-I ha scritto:

Come ragionano i club?

«C’è molto meno isterismo sugli allenatori, in generale ovviamente: Guardiola dieci anni al City, Klopp nove al Liverpool, da noi Emery inizierà la quarta stagione. La stabilità ti permette di costruire e creare dei cicli di successo».

questo è

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in realta prima di Andrea furono Galliani e Giraudo nel 2004 ad aver capito tutto e infatti i primi a proporre la superlega

 

avevano capito che la Premier nel giro di pochi anni avrebbe fatto il vuoto su tutto il resto d'Europa

 

stadi di proprietà, investimenti dall'estero, la lingua piu universale del mondo. era solo questione di tempo...

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L'intervista di Calvo descrive giustamente, a mio avviso, una Serie A "provinciale", prigioniera di campanilismo, veti politici, burocrazia asfissiante e assemblee di Lega infinite, dove dominano i personalismi dei soliti noti a discapito del bene comune. Il passaggio finale sulla Juventus attuale, definita da Calvo come "più numeri che persone", fotografa perfettamente l'era della post-digitalizzazione e dei fondi o delle esigenze di bilancio esasperate. Quando un club perde l'identità e la "connessione sentimentale" (rappresentata nel testo dalla figura auspicata di Giorgio Chiellini), rischia di diventare un'azienda fredda e di perdere, un poco alla volta, l’interesse dei propri tifosi, con tutto quello che ne consegue. La Juventus del recente passato basava i suoi successi sulla coesione di un gruppo di lavoro forte; oggi quella struttura sembra sostituita da freddi algoritmi di settlement agreement. Condivido l'amara conclusione di Calvo: allo stato dell’arte attuale, il processo pare irreversibile. Juventus e Milan fuori dalla Champions League (o comunque non più stabilmente nell'élite europea del fatturato) non rappresentano la crisi di due singole società, ma il riflesso del sistema-Paese. Con un PIL che non cresce e aziende nazionali che considerano il calcio "divisivo" invece di sponsorizzarlo, la Serie A è destinata a rimanere un campionato di transizione, una "cantera" di lusso per l'Impero della Premier League o per i giganti spagnoli.

Il riferimento a Malagò può essere un ulteriore esempio di un movimento stagnante che non può o non vuole cambiare.

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