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VincentJuventus

DAZN, numeri in calo: 13 milioni di spettatori in meno rispetto alla scorsa stagione

Post in rilievo

In Usa le partite sulla app DAZN sono gratuite ma avevo capito che si doveva pagare, quindi  mi viene da pensare che neanche qui gli vada tanto bene…

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Il 18/06/2025 Alle 19:39, Joe Strummer ha scritto:

Ma va che è assurdo, cioè bisogna essere veramente deficienti 

Infatti ….. lo sono 

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Il 28/06/2025 Alle 21:39, Manu-15 ha scritto:

I prezzi folli uccidono il calcio

Anche questo...

 

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Mi domando cosa abbiano nella zucca i tifosi della Juve che ostinatamente continuano ad abbonarsi. Rispondetemi per favore. Io vorrei capirvi, sono una persona molto aperta.

  • Grazie 2

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54 minuti fa, capitangazzella ha scritto:

Anche questo...

 

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Mi domando cosa abbiano nella zucca i tifosi della Juve che ostinatamente continuano ad abbonarsi. Rispondetemi per favore. Io vorrei capirvi, sono una persona molto aperta.

Questi hanno già speso 80 milioni (usando i soldi della qualificazione ) per prendere tre calciatori e non hanno altri 100 ml dato che i soldi dei ricavi (e non solo quello del ricavo) verranno usati per cercare di ridurre debiti  e perdite (che pero sono infiniti..).

 

Pensassero a vendere i loro calciatori piuttosto che scrivere cavol....ah giusto vero il 95% della rosa dell'Inter sono privi di mercato perché sono molti sono vecchi e altri sono sopravvalutati.

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10 ore fa, capitangazzella ha scritto:

Anche questo...

 

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Mi domando cosa abbiano nella zucca i tifosi della Juve che ostinatamente continuano ad abbonarsi. Rispondetemi per favore. Io vorrei capirvi, sono una persona molto aperta.

Vedere la Juve giocare, xxx

  • Haha 2

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Il 22/06/2025 Alle 14:00, Lelyne ha scritto:

Disdire o non abbonarsi, non esistono strade alternative.

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🤮🤮🤮🤮🤮

1 ora fa, garrison ha scritto:

Vedere la Juve giocare, senza rubare in streaming.

…. e non avere nessuna dignità mentre la guardano ….. (vedi burattini e 🤡)

  • Grazie 1

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1 ora fa, RINTINTIN ha scritto:

🤮🤮🤮🤮🤮

…. e non avere nessuna dignità mentre la guardano ….. (vedi burattini e 🤡)

Se lo dici te...

io sono solo tifoso della Juve e voglio solo guardare la Juve, senza dover rubare il servizio a chi ha pagato per trasmetterlo.

Non mi piace Dazn ma se la trasmette Dazn devo abbonarmi a loro.

Se questo mi rende "indegno" agli occhi di 4 soggetti su internet, pazienza.

  • Haha 1

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Bene così! L'Inda ha perso male la Champions ed è così riuscita a spostare l'attenzione su altro, ma le indagini a suo carico non sono svanite nel nulla, o almeno spero. Nel frattempo DISDIRE ad oltranza finché il teatrino a tinte nerazzurre non inizia davvero a scricchiolare... :uhmm:

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1 ora fa, garrison ha scritto:

Se lo dici te...

io sono solo tifoso della Juve e voglio solo guardare la Juve, senza dover rubare il servizio a chi ha pagato per trasmetterlo.

Non mi piace Dazn ma se la trasmette Dazn devo abbonarmi a loro.

Se questo mi rende "indegno" agli occhi di 4 soggetti su internet, pazienza.

Se lo dici te ….

magari  ti piace “prendertela” e pagare pure.

BRAVO, non cedere agli  “onesti”che continuano a spalare melma su una squadra che non ti appartiene.

tutto d’un pezzo, sempre !! 

 

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38 minuti fa, VincentJuventus ha scritto:

 

 

 

Quindi con "l'utilissimo" strumento "piracy shield" l'ignaro contribuente finisce per dare soldi alla famiglia Previti?

 

Azz... hai capito?

 

Per la serie se le suonano e se le cantano tutte tra di loro!

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Il dolore dei soldi: ecco perché il calcio italiano è a rischio

 

La Super Champions, il nuovo Mondialclub e la pirateria stanno impoverendo i campionati nazionali. Il nostro teme la riduzione dei diritti tv. L’allarme è scattato

Alessandro F. Giudice - C.d.S

 

Il rischio di una riduzione degli introiti televisivi garantiti da contratto con DAZN prospetta effetti mortali per la salute, già precaria, del calcio italiano. Spifferi circolati in questi giorni evocano analogie sinistre con quanto accaduto in Francia dove DAZN ha unilateralmente sospeso i pagamenti alla Ligue 1, accusandola di non contrastare la pirateria e di non promuovere il calcio televisivo. Argomenti in cui molti hanno visto dei pretesti per rinegoziare al ribasso un contratto già povero, circa metà di quello italiano. Dopo una serie di schermaglie giudiziarie, Ligue 1 e DAZN hanno risolto il rapporto e la lega francese proverà a lanciare la sua piattaforma di streaming. Nel caso della Serie A, a dare retta ai boatos, si teme un taglio di poco inferiore a 200 milioni, cioè quasi un q uarto dei circa 900 annui sottoscritti, con effetti chiaramente distruttivi. Anzitutto perché il taglio colpirebbe in parti pressoché uguali tutte le società, ma per le minori avrebbe un impatto proporzionalmente ben più doloroso.

 

Questo penalizzerebbe anche la competitività del campionato, vero valore da preservare se si vuole migliorarne l’appetibilità. Un contraccolpo immediato colpirebbe i risultati economici dei club: per quelli che non partecipano alle coppe europee, i diritti domestici sono la fonte primaria di ricavo. Il calcio professionistico italiano viene da quasi 5 miliardi di perdite nel quinquennio 2018-2023, come si legge nel Report Calcio Figc. L’ulteriore compressione dei ricavi finirebbe per aggravare uno scenario già tremendo perché i costi di gestione delle società continuano inevitabilmente, per inerzia, a salire. Il calcio europeo a livello di club ha registrato nell’ultimo anno una crescita dei ricavi del 7,6% (dati contenuti nell’ultimo Report di Deloitte). Quello italiano solo dell’1,6%. Poiché una fetta consistente e stabile dei ricavi dei club (pari a circa due terzi) finisce nelle tasche dei calciatori, è facile capire come la corsa dei ricavi internazionali produca un’inflazione simile sui costi per stipendi e cartellini. Se i club italiani vedessero salire i propri ricavi meno della media europea (o addirittura scendere con la temuta decurtazione dei diritti televisivi) diventerebbero in proporzione più poveri e potrebbero permettersi meno qualità. In prima battuta, registrerebbero risultati economici ancora più negativi di quelli attuali e ciò costringerebbe molti a cedere i migliori giocatori, causando un depauperamento ancora maggiore del livello tecnico e dell’appetibilità commerciale del movimento.

La crisi del calcio italiano, già cronica, rischia poi di colpire in maniera perfino più fragorosa le categorie inferiori. La Serie B e la C sono gli anelli deboli di una catena del valore fragile ed esposta ai venti della concorrenza internazionale. La B viene da 826 milioni di perdita: un risultato drammatico in rapporto ai minori ricavi, le cui conseguenze sono visibili nella crisi esistenziali di molte società, anche storiche. La C ha registrato quasi mezzo miliardo di perdite su 750 milioni di ricavi: in pratica, per ogni euro che incassa ne spende due. Ha già subìto quasi 10 milioni di riduzione dalla mutualità e dalla revisione della Melandri e rischia una legnata fortissima su un corpo già assai debilitato. Prospettive simili non sono solo tristi dal punto di vista dei tifosi, di comunità per cui la squadra della città è un concentrato di passioni che si tramanda da generazioni, ma soprattutto da quello dell’intero movimento che rischia di inaridire ulteriormente la formazione di giovani talenti e lo sfogo del calcio minore, naturale prosecuzione della pratica sportiva di chi esce dal settore giovanile per ragioni di età. Sarebbe l’accelerazione traumatica di un declino secolare già in corso, su cui è urgente porre ripari.

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52 minuti fa, el titan ha scritto:

Il dolore dei soldi: ecco perché il calcio italiano è a rischio

 

La Super Champions, il nuovo Mondialclub e la pirateria stanno impoverendo i campionati nazionali. Il nostro teme la riduzione dei diritti tv. L’allarme è scattato

Alessandro F. Giudice - C.d.S

 

Il rischio di una riduzione degli introiti televisivi garantiti da contratto con DAZN prospetta effetti mortali per la salute, già precaria, del calcio italiano. Spifferi circolati in questi giorni evocano analogie sinistre con quanto accaduto in Francia dove DAZN ha unilateralmente sospeso i pagamenti alla Ligue 1, accusandola di non contrastare la pirateria e di non promuovere il calcio televisivo. Argomenti in cui molti hanno visto dei pretesti per rinegoziare al ribasso un contratto già povero, circa metà di quello italiano. Dopo una serie di schermaglie giudiziarie, Ligue 1 e DAZN hanno risolto il rapporto e la lega francese proverà a lanciare la sua piattaforma di streaming. Nel caso della Serie A, a dare retta ai boatos, si teme un taglio di poco inferiore a 200 milioni, cioè quasi un q uarto dei circa 900 annui sottoscritti, con effetti chiaramente distruttivi. Anzitutto perché il taglio colpirebbe in parti pressoché uguali tutte le società, ma per le minori avrebbe un impatto proporzionalmente ben più doloroso.

 

Questo penalizzerebbe anche la competitività del campionato, vero valore da preservare se si vuole migliorarne l’appetibilità. Un contraccolpo immediato colpirebbe i risultati economici dei club: per quelli che non partecipano alle coppe europee, i diritti domestici sono la fonte primaria di ricavo. Il calcio professionistico italiano viene da quasi 5 miliardi di perdite nel quinquennio 2018-2023, come si legge nel Report Calcio Figc. L’ulteriore compressione dei ricavi finirebbe per aggravare uno scenario già tremendo perché i costi di gestione delle società continuano inevitabilmente, per inerzia, a salire. Il calcio europeo a livello di club ha registrato nell’ultimo anno una crescita dei ricavi del 7,6% (dati contenuti nell’ultimo Report di Deloitte). Quello italiano solo dell’1,6%. Poiché una fetta consistente e stabile dei ricavi dei club (pari a circa due terzi) finisce nelle tasche dei calciatori, è facile capire come la corsa dei ricavi internazionali produca un’inflazione simile sui costi per stipendi e cartellini. Se i club italiani vedessero salire i propri ricavi meno della media europea (o addirittura scendere con la temuta decurtazione dei diritti televisivi) diventerebbero in proporzione più poveri e potrebbero permettersi meno qualità. In prima battuta, registrerebbero risultati economici ancora più negativi di quelli attuali e ciò costringerebbe molti a cedere i migliori giocatori, causando un depauperamento ancora maggiore del livello tecnico e dell’appetibilità commerciale del movimento.

La crisi del calcio italiano, già cronica, rischia poi di colpire in maniera perfino più fragorosa le categorie inferiori. La Serie B e la C sono gli anelli deboli di una catena del valore fragile ed esposta ai venti della concorrenza internazionale. La B viene da 826 milioni di perdita: un risultato drammatico in rapporto ai minori ricavi, le cui conseguenze sono visibili nella crisi esistenziali di molte società, anche storiche. La C ha registrato quasi mezzo miliardo di perdite su 750 milioni di ricavi: in pratica, per ogni euro che incassa ne spende due. Ha già subìto quasi 10 milioni di riduzione dalla mutualità e dalla revisione della Melandri e rischia una legnata fortissima su un corpo già assai debilitato. Prospettive simili non sono solo tristi dal punto di vista dei tifosi, di comunità per cui la squadra della città è un concentrato di passioni che si tramanda da generazioni, ma soprattutto da quello dell’intero movimento che rischia di inaridire ulteriormente la formazione di giovani talenti e lo sfogo del calcio minore, naturale prosecuzione della pratica sportiva di chi esce dal settore giovanile per ragioni di età. Sarebbe l’accelerazione traumatica di un declino secolare già in corso, su cui è urgente porre ripari.

A gravigna gli basta che salva le medde, poi tutto il resto non conta…

  • Grazie 1

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7 minuti fa, cuorebianconero-v2.0 ha scritto:

A gravigna gli basta che salva le medde, poi tutto il resto non conta…

Colpa dei pirati .sisi

 

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