Al di là del singolo episodio, che potrebbe anche non essere direttamente collegato alla partita, quello che colpisce davvero è il contesto generale.
Notizie del genere ormai scorrono come se fossero normali, due tifosi feriti diventano una riga di cronaca quando invece dovrebbero indignare tutti.
Il problema non è Napoli, non è Milano (la mia città), non è una città in particolare.
È una degenerazione diffusa che non ha più nulla a che vedere con lo sport.
Il calcio (ma non solo) è solo un pretesto, dietro c’è violenza gratuita, frustrazione sociale, senso di impunità e gruppi di pseudo tifosi che usano i colori di una squadra come alibi per sfogare rabbia e delinquenza.
Le scene recenti di autostrade bloccate, assalti organizzati e spedizioni punitive sembrano roba da guerriglia urbana, non da eventi sportivi nel 2026.
E su Napoli va detto chiaramente che spesso la narrazione è distorta. Viaggio spesso, anche per lavoro, e anch'io avevo dei pregiudizi (su certi atteggiamenti ci sarebbe da farsi tante domande) ma credetemi, non è peggio di altre grandi realtà del nostro paese.
Tante città etichettate come pericolose lo sono meno di quanto si racconti, mentre altre considerate sicure convivono ogni giorno con aggressioni e degrado.
Il punto non è dove succede ma perché succede ormai ovunque.
La sensazione di nausea, nel mio caso, è forte; viene davvero da chiedersi cosa stia diventando la nostra società se la violenza è stata normalizzata a questo punto.
Finché continueremo a chiamarli tifosi invece di riconoscere che sono violenti che usano lo sport come copertura, sarà difficile cambiare le cose.
Il calcio dovrebbe unire e invece oggi si arriva a partite di Champions con comunicati che invitano alla massima cautela come se si entrasse in una zona a rischio.
E forse la cosa più inquietante è proprio questa: il fatto che ormai ci sembri normale.