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    Oggi su Il Mattino é uscita un'intervista a Pecoraro che tra le altre cose ha detto: "E' stata la direzione di Orsato di Inter-Juventus che mi ha portato ad avere delle tensioni con il mondo arbitrale. Avevo avuto esposti, sottoscritti, di associazioni, tifosi, organizzazioni sul suo operato e per non sbagliare chiesi ai miei vice se era il caso di aprire o no un procedimento. Io non credo che avremmo trovato prove di malafede e chiesi all'Aia prima e poi alla Lega, ai soli fini conoscitivi, i dialoghi audio-video tra Var e arbitro di quella partita. Ce li diedero solo a inizio campionato successivo. Ma lì ci fu la sorpresa. Apriamo il file e l'unico episodio in cui non c'è audio registrato era l'unico che ci importava: quello tra Orsato e il Var che aveva portato alla mancata espulsione di Pjanic. Motivo? Mi dissero che non c'era e basta. Sono certo che non ci sia stato dolo, ma ero obbligato a procedere, anche perché dovevo dare delle risposte a quegli esposti - ha proseguito -. Alla fine ho archiviato. Ed è per questo che c' è bisogno di maggiore trasparenza". Ovviamente c'è stata la gara mediatica a riprendere il pezzo, sempre ovviamente riportando il pezzo senza però specificare un piccolo dettaglio: l'audio sul mancato secondo giallo per Pjanic non é sparito, semplicemente non è mai esistito poiché il Var da regolamento non interviene sulle espulsioni per somma di ammonizioni. Ennesima occasione persa dai media per dimostrare di non piegarsi al sentimento anti-juventino, complimenti.
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    ROMA - "Posso dire di aver realizzato i miei sogni. Quando mi sono affacciato a questo sport, non pensavo che avrei avuto una carriera del genere e che avrei vinto tre scudetti. Non posso lamentarmi di come è andata. Adesso però smetto". Lo ha annunciato Alessandro Matri, 35 anni, ex attaccante di Juventus e Milan. Il giocatore nella stagione in corso ha cominciato a Brescia per poi rientrare nel mercato di gennaio al Sassuolo e quindi svincolarsi. Oggi la decisione di appendere gli scarpini al chiodo. "Mancati stimoli" "Sono arrivato a prendere questa decisione visto come sono andati i primi sei mesi con il Brescia - ha aggiunto Matri a Sky Sport -. Successivamente sono venuti a mancare un po' di stimoli e dal campo ho avuto risposte non positive. Non avevo più voglia di essere sopportato e non fa parte del mio carattere restare in una piazza dove non posso dare ciò che serve. Dopo che sono rimasto svincolato di richieste ne sono arrivate poche e non ero convinto di nessuna di queste. Ho preferito evitare figuracce. Mi mancherà la vita da calciatore, ma solo un'occasione importante poteva farmi ripartire". "Indimenticabile scudetto Juve 2012" Il 6 maggio del 2012 la Juventus festeggiava il primo scudetto dopo calciopoli e la conseguente retrocessione in B. Decisiva la vittoria di Trieste sul Cagliari e la contemporanea sconfitta del Milan nel derby contro l'Inter: "Sono ricordi indelebili, impossibile non emozionarsi ancora a rivedere le immagini - ha raccontato Matri, all'epoca bianconero - sono già passati otto anni, anche se sembra ieri". A Torino era arrivato nel gennaio del 2011 dopo una prima parte di stagione a Cagliari. Venti i gol totali alla fine di quell'annata: "La mia migliore, ne segnai 11 in rossoblù e poi non accusai il passaggio alla Juventus. Mi sentii subito a casa, uno di loro. E feci 9 gol in 16 partite". In totale Matri ha segnato 92 gol in serie A, per lui anche 7 presenze e un gol in nazionale. Repubblica Alessandro Matri sta parlando ai microfoni di Sky Sport. Ecco le sue parole riportate da TuttoJuve: Ti emoziona ancora vedere le immagini di otto anni fa, del primo scudetto di una lunga serie per la Juventus? "Beh si. Sono ricordi sempre indelebili ed è impossibile non emozionarsi. Sono passati già otto anni sembrava ieri, però è impossibile non emozionarsi". Nel 2011 avevi fatto moltissimi gol con la Juventus... "Si quella è stata la mia annata migliore, anche perché avevo fatto tre anni a Cagliari e mi ero ambientato nella squadra e fino a gennaio feci 11 gol. Poi la cosa positiva fu che non ho sentito tanto il cambio di squadra, la Juve mi fece sentire subito a casa e feci 9 gol in 16 partite. Diciamo che per uno che cambia squadra a gennaio è importante non senatrice subito il cambio e questo mi ha aiutato ad inserirmi nella Juve e a sentirmi uno di loro". Ti aspettavi di più? "Quando passi da una squadra comunque blasonata come il Cagliari alla Juventus sai che ci può stare l'alternanza e la concorrenza con gli altri compagni e ci può stare anche di giocare e sotto certi punti di vista rendere meno. Diciamo che qualche gol in più me lo aspettavo anche io. Non ho rimpianti, ma a chi non sarebbe piaciuto fare qualche gol in più". Hai esaudito i sogni del Matri bambino? Hai qualche sogno nel cassetto da realizzare? "Io si credo di aver realizzato i miei sogni. Quando mi sono affacciato al calcio professionistico difficilmente credevo di avere una carriera del genere e di arrivare a vincere tre scudetti. Quindi non mi posso lamentare e penso di aver esaudito tutti i miei sogni. Adesso ho rescisso con il Brescia però adesso credo di smettere. Non credo di continuare e sono arrivato a prendere questa decisione visto come sono andati i primi sei mesi, poi sono venuti a mancare un po' di stimoli. Credo che quando un giocatore non ha più certe risposte debba pensare bene al suo futuro è questa è la mia decisione". Qual è stato il tuo gol più importante? "Io do tanta importanza a tutti i miei gol perché ho fatto tanta fatica a farli. Però indubbiamente il gol in finale di Coppa Italia contro la Lazio è quello che ha per me un valore speciale rispetto agli altri perché ci ha permesso di vincere la decima Coppa Italia. E ho avuto la fortuna di farlo io ed è quello che mi è rimasto più impresso nella testa". C'è qualche allenatore che ti è rimasto nel cuore? "Allegri è un po' il mio padre calcistico nel senso che lo ha avuto al Cagliari, al Milan e alla Juventus e mi ha sempre trasmesso fiducia ed è riuscito a farmi rendere al meglio. Ho avuto anche la fortuna di essere allenato da mister Conte che credo che sia un altro fenomeno calcistico e devo dire che con De Zerbi nonostante non abbia giocato tanto ho instaurato un rapporto di guerra e amore nel senso che molte volte discutevamo su delle sue scelte. Io a volte la pensavo in maniera diversa ma ho costruito un bel rapporto di stima e di lealtà e credo che queste siano le cose più importanti nel calcio". In cosa Allegri è diverso dagli altri? "Secondo me lui non vuole adattare tanto i giocatori alla sua idea. Lui secondo me è il numero uno a sfruttare le caratteristiche dei giocatori che ha. Non è uno di quelli che cambia le caratteristiche dei giocatori. Se a me piace andare in profondità lui mi chiede di andare in profondità. Poi è normale che a volte mi chieda di andare incontro. Però lui sfrutta la meglio le qualità dei giocatori e credo che faccia rendere al meglio i giocatori". I gol più belli con la Juve? "Ce ne sono tre o quattro che mi sono rimasti nel cuore. Quello con il Milan nell'anno dello scudetto 2012 che valse l'1-1 a San Siro e fu decisivo per il campionato. E mi spiace che fu oscurato un po' dal gol non gol di Muntari che ha aperto le polemiche e del quale ancora si parla. Poi credo che un altro gol importante sia quello che ho fatto dopo pochi mesi che ero arrivato alla Juve contro l'Inter che vincemmo 1-0. E segnare in uno Juve - Inter fu di una bellezza incredibile, anche perché fu la prima vittoria casalinga della Juve contro l'Inter dopo calciopoli. Il gol contro il Milan fu importante perché non permise al Milan, se non sbaglio di andare a +7 e noi rimanemmo a -5 e poi il Milan perse con Fiorentina e Bologna e questo ci permise di superarli. Quindi indubbiamente è un gol improntare. Il Milan è stata la mia mamma calcistica, la Juventus, invece, è la donna della quale mi sono innamorato, perché è dove mi sono espresso al meglio. Al Milan non sono riuscito ad esprimermi al meglio e mi sono auto caricato di responsabilità. Non sono stato in grado di reggere le pressioni che San Siro e il Milan ti danno. Andare via dal Milan fu una pugnalata però decisi io di andare via. Chiesi a Galliani di farmi andare via perché stavo male".
  5. 31 points
    A Fabio non riesco a volergli male. fu l’unico, da capitano e con accanto G.Rossi a dire la verita’ su Moggi, chiamandolo “Il Direttore”...e in quel clima di inquisizione fu ripreso subito... A 35 anni con la prospettiva del Pallone d’oro gli si presento’ l’ultima occasione della vita: il Real Madrid...il resto e’ ipocrisia. diverso e’ il caso dei mercenari francese “chi?” e l’italianissimo Zambrotta che piagnucolo’ perche per colpa di Moggi perse i titoli...
  6. 25 points
    Fino a quando non si fa fuori bonucci, il pericolo per veder andar via demiral o deligt sarà sempre concreto
  7. 23 points
    Altro grossolano errore di Moggi, Vieri era più forte di Inzaghi. Venduto per far cassa
  8. 22 points
  9. 22 points
  10. 22 points
  11. 22 points
    Ci credete se vi dico che non ho più guardato un notiziario sportivo o una trasmissione sportiva dal giorno dopo Juventus-inda?? Quindi oltre un mese e mezzo... E ci credete se vi dico che sto da Dio...e che se c'è qualcosa che non genera in me alcuna astinenza dovuta a questa lunga pausa forzata sono proprio le trasmissioni sportive e i notiziari sportivi con annessi e connessi? La Juventus mi manca...e tanto...ma tutto il carrozzone che sta dietro a questo meraviglioso gioco proprio no!!! Quindi se proprio debbo trovare un piccolo...infinitesimamente piccolo aspetto positivo legato a questa pandemia...è proprio l'essere riuscito a disintossicarmi da tutto lo schifo legato al mondo del pallone(media e polemiche degli addetti ai lavori)che da sempre rappresenta la metastasi che lo sta divorando dall'interno...
  12. 20 points
  13. 19 points
    Ma cosa ha fatto di così eclatante? Doveva fare lo sguaiato in stile ultrà e fare una guerra? Del Piero è una persona sobria... non ha mai fatto teatrini come altri. Mica ha detto è tutto vero... ognuno ha i suoi modi, il suo non essere sguaiato non significa essere meno juventino di tanti altri che parlano solo per compiacenza alla massa. Parlare di lui come uno che fa di tutto per allontanarsi dalla Juve è alquanto sbagliato. Agnelli è in buoni rapporti con l'Inter... e ha fatto di tutto per far si che in Champions ci andassero quattro squadre, inclusa l'Inter. Ha rapporti amichevoli con il cinese... quindi, dovremmo dire che anche lui fa di tutto per farsi odiare dai tifosi? I calciatori (molti), i presidenti dei club e affini... non sono come noi tifosi sempre sul piede di guerra. Guardano oltre.
  14. 19 points
  15. 19 points
    Ma cosa avrebbe detto di male? La Juve fece un'offerta, lui ha preferito rimanere ad Udine, in un ambiente piccolo ma evidentemente più a misura d'uomo, ringraziando e declinando la proposta (inoltre nell'intervista completa fa un sacco di complimenti alla Juve come società vincente). Tra l'altro stessa cosa che ai tempi fece Gigi Riva, che é giustamente ricordato anche per questo come un eroe in Sardegna (ed in generale come uomo fantastico - consiglio a tutti lo special di Buffa -). Sono scelte di vita, uno può anche legittimamente pensare che la sua qualità della vita sia migliore in un certo posto. Non capisco perché essere così avvelenati (questi topic di solito sono un muro per insulti o frasi tipo "Ma chi ti voleva" ecc.).
  16. 19 points
    Un professionista è libero di compiere la scelta professionale che per diverse e soggettive ragioni più lo aggrada. Personalmente non mi sono sentito offeso quando Di Natale ha rifiutato la Juve, tutt'al più deluso. Ma ha chiuso una splendida carriera (spesso sottovalutata) da bandiera di un club di provincia che ha trascinato in Europa e con cui per diverse stagioni è andato costantemente vicino ai 30 gol.
  17. 19 points
    Grande campione, protagonista indiscutibile del mondiale 2006 ma anche dei due scudetti vinti alla Juve in successione. Non apprezzai ovviamente quando decise di andare al Real però una cosa che molti hanno dimenticato la voglio ricordare : poco prima dell'inizio del mondiale in una conferenza stampa si espose in prima persona per difendere la Juve e soprattutto l'operato di Luciano Moggi dicendo fin dal quel giorno che quegli scudetti erano veri. Parlare oggi è facile, ma farlo il 25-05-2006 davanti ad una stampa che infatti lo massacrò era molto difficile, almeno di quello diamogliene atto. P.S. A volte mi viene in mente quando in quei giorni assurdi certi giornalai geni contemporanei proposero di allontanare Lippi e di togliere la fascia di capitano a Cannavaro, sicuramente li avremmo vinti lo stesso quei mondiali si si.....
  18. 18 points
    Giorgio Chiellini si racconta. Il difensore e capitano della Juventus ha concesso una lunga intervista a La Repubblica, durante la quale ha presentato la sua autobiografia, in uscita nei prossimi giorni. Tanti i temi toccati: aneddoti legati alla sua carriera, tra cui avversari più e meno amati, poi anche del futuro fuori dal campo. Sulla sua autobiografia che uscirà martedì, con ricavato destinato agli Insuperabili, la "sua" squadra di disabili, di cui dice: è umiliante trattarli da diversi o pensarli moralmente migliori. "Se gli si mostra pietà si irrigidiscono, invece hanno la forza di scherzare su loro stessi. E sono capaci di farti domande cattivissime, perché non hanno tabù". VOGLIA DI RICOMINCIARE - “Devo confessarlo: a casa con le mie tre donne, mia moglie e le due bambine, sono stato benissimo. E quando la Juve mi ha richiamato alla Continassa mi è piombata la tristezza addosso. Però mi è bastato uscire con la macchina allo svincolo di Venaria perché mi si riaccendesse subito qualcosa. È stato bello ricominciare”. RIPRENDERA’ IL CAMPIONATO? - “Non ne ho idea. Questa pandemia ci sta insegnando a vivere il presente, ad adattarci a cambiamenti quotidiani, a ragionare su un futuro di due mesi al massimo. Avevamo comunque bisogno di ripartire, non è semplice e l’ho notato in compagni più giovani di me. Se penso a tre mesi senza tifosi mi passa la voglia. Ci vorrà una forza mentale sovrumana e difatti mi chiedo: ma perché lo devo fare? Ma anche: e perché no? È il nostro lavoro e dobbiamo adattarci, come anche a tutto il resto”. SU ALLEGRI - Chiellini parla dei tabù che ci sono nei bar di Livorno: "Allegri ne è il classico frequentatore. Lui entra e gli dicono: non capisci ’na [email protected], ma perché fai gioca’ il Chiellini, fa proprio ca’are . A Livorno c’è un’irriverenza naturale di cui a Torino non c’è traccia”. SU BALOTELLI E FELIPE MELO - “Mi hanno deluso veramente. Confermo quanto scritto in ‘Io, Giorgio’. Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. In Confederations Cup contro il Brasile, nel 2013, non ci diede una mano in niente, roba da prenderlo a schiaffi. Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti. Uno anche peggiore era Felipe Melo: il peggio del peggio. Non sopporto gli irrispettosi, quelli che vogliono essere sempre il contrario degli altri. Con lui si rischiava sempre la rissa. Lo dissi anche ai dirigenti: è una mela marcia". Chiellini assicura che non ci sono strascichi nel rapporto con Balotelli: "Non ho rancore né mi interessa averne, se mi toccherà condividere qualcosa con loro lo farò. Non sono il miglior amico di tutti, però loro sono gli unici due ad essere andati oltre un limite accettabile. Per come sono fatto, il problema non è se giochi bene, male o se qualche volta fai serata, ma se manchi di rispetto e non hai dentro niente. Una volta va bene, se è ricorrente no”. SUL MODO DI STARE IN CAMPO - Chiellini racconta il suo modo di stare in campo: “A inizio carriera ero un cavallo pazzo, le mie partite erano tutto un correre e un battagliare, un duello a tutto campo basato sulla mia prepotenza fisica. Solo dopo sono diventate una sfida lucida con l’attaccante. Posso essere str*nz*, sì, ma cattivo no, anche se mi è capitato di fare del male. Su Bergessio, nel 2013, feci un intervento sconsiderato e mi dispiacque tanto, gli chiesi scusa mille volte anche se non potevo ridargli il pezzo che gli avevo rotto. Lui stette fuori tre mesi e al ritorno scatenò una caccia all’uomo contro di me, finché a furia di gomitate si fece espellere. In ogni caso, anche in trance adrenalinica non mi mai è passato per la testa: ‘Adesso entro e gli faccio male”. Nei 90 minuti non ci sono amici. Mi ricordo una volta contro Pazzini, uno con cui sono cresciuto assieme: portava la maschera protettiva sul viso e gli ho dato fastidio apposta per tutta la partita, toccandogliela. Lui mi mandava a quel paese ma sapeva meglio di me che sarebbe andata così, difatti poi alla fine ci siamo parlati come se nulla fosse. Nessuno mi ha fatto perdere le staffe? Quando ero giovane ero io che volevo innervosirmi, cercavo di continuo lo scontro. Sono una persona razionale, ma quando ho iniziato a giocare con gli adulti ha cominciato a venire fuori da dentro, come qualcuno che prima non c'era e che fuori dal campo non esiste. Nell'età giovanile non riuscivo a domare questa parte di me. Ma poi ho saputo cambiare. In Serie A sono stato espulso due volte soltanto? Sono stato bravo a controllarmi. L'unico rosso diretto l'ho preso per un fallo di reazione su Morfeo: lui mi ha dato un calcio, io ho sbroccato, fuori tutti e due. Nel sottopassaggio poi ci siamo guardati e ci siamo detti: ma siamo proprio due scemi. Non sono uno di quelli a cui si tappa la vena e ci ricascano". SULL’INTER - Nel libro Chiellini dice chiaramente ‘Odio l’Inter’: “Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. Io odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Pistons, non posso non odiarla, ma il 99,9 per cento delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate. Difatti il messaggio che mi ha fatto più piacere, quando mi sono rotto il ginocchio, è stato quello di Javier Zanetti. L’odio sportivo è quello che ci spinge a superare l’avversario: se gli si dà il giusto significato, è una componente essenziale dello sport”. SU HIGUAIN - Chiellini parla poi di compagni di squadra odiati quando erano avversari: “Higuain, ma conoscendolo mi ha sorpreso: i 9 sono egoisti, fanno un mestiere a parte, però lui ha un lato generoso, giocherellone. È un ragazzo impegnativo perché devi coccolarlo, stimolarlo. Ha bisogno di affetto per alimentare le potenzialità incredibili che ha. Tornerà? Lo aspettiamo”. SUL FUTURO DOPO IL CALCIO - Chiellini spiega i programmi per quando appenderà gli scarpini al chiodo: “Ho una visione di come dovrà evolversi il calcio, non so se tra cinque o dieci anni, ma non ancora le competenze per svilupparla. Mi vedo dietro una scrivania, non come ds o talent scout ma con un ruolo gestionale. Vorrei occuparmi di politica sportiva, se non fosse che è una parola che mi spaventa e che quello è un campo minato. Nel libro dico che mi piacerebbe lavorare all’Eca, ma era solo per dare un’idea: di sicuro, mi piacerebbe contribuire a riformare del calcio”. COLLEGHI CON INCLINAZIONI POLITICHE - “Khedira è intelligente e riflessivo come pochi, scommetto che diventerà una persona importante in Germania. Poi ho conosciuto Kompany, che ha personalità e cultura e intanto per cominciare sta facendo l’allenatore-giocatore all’Anderlecht. Un altro che mi sembra intelligente è Fabregas, me ne sono reso conto dopo aver letto una sua riflessione su Conte e Sarri”. SUL TAGLIO DEGLI STIPENDI - “Ho fatto solo da tramite. La volontà era di trovare una soluzione che aiutasse il club in un momento di difficoltà e desse un esempio alla nazione, perché non è vero che noi calciatori viviamo fuori dal mondo. Non è stato facile mettere d’accordo 25 persone, ma è stato un gesto di grande maturità da parte nostra”. IL RITO PRIMA DI OGNI PARTITA - Il capitano della Juve svela infine un rito che non manca mai prima di ogni partita: “Una lunga doccia. È il mio rito per gestire lo stress emotivo. L’ultimo momento per stare solo con me stesso e ascoltare il mio corpo. Ne ho necessità”. calciomercato.com
  19. 18 points
    Felipe Melo è uno dei giocatori più ridicoli che abbiano mai vestito la nostra maglia. Un esaltato che gioiva platealmente per una scivolata riuscita. Veder giocare al suo posto il Vidal della stagione 2011/12 è stata una gioia per gli occhi. 
  20. 18 points
    Per me è colpa nostra. Ci siamo fatti fregare da morattolo, tronchettolo & compagni, se non è una colpa questa. Anzi gli abbiamo pure dato la benedizione. Loro che hanno sempre rubato, dai caffè di Herrera in poi, hanno vinto poco e passano per onesti. Noi ci siamo fatti la B con una squadra da CL e siamo ladri da sempre.
  21. 18 points
  22. 17 points
  23. 17 points
    Del Piero purtroppo è sempre stato un democristiano paraguru da questo punto di vista, ha cercato l'ampio consenso popolare evitando di entrare nel merito ed esporsi su determinate questioni di parte
  24. 17 points
    e qui si evince che non capisce niente di calcio. C'è stata una Juve più forte di quella del '96/'97: quella del Trap negli anni 80. Quella di Vieri, a mio parere, è la seconda juve più bella e forte di tutti i tempi
  25. 17 points
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