Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

John Maynard Keynes

Utenti
  • Numero contenuti

    1.202
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni con più "mi piace"

    2

L'ultima giornata che John Maynard Keynes ha vinto risale al 10 Agosto 2017

John Maynard Keynes ha ottenuto più mi piace in un giorno nei suoi contenuti!

Reputazione Comunità

8.655 Guru

Su John Maynard Keynes

  • Titolo utente
    Fuerte Apache

Informazioni

  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Biglietti
    Nessuno

Visite recenti

12.307 visite nel profilo
  1. "Quando arrivai c'era paura nel passare il girone, c'era scritto anche nei muri."
  2. John Maynard Keynes

    La resa dei conti

    Ma quale resa dei conti Tutto sto pippone per non dire l'unica cosa decisiva: con Ronaldo in squadra vincevano noi 3 a 0 Il resto é fuffa catastrofista e denigrante nei confronti di chi ci ha fatti tornate tra le top europee
  3. John Maynard Keynes

    Dal Triplete all’Apocalisse in 30 secondi

    Succede quando cominci ad annoiarti delle vittorie, quando 12 successi di fila (con annessi quarti di CL e finale di CI) ti paiono scontati, quando sei talmente tanto più forte, consapevole e reduce da 6 Scudetti che il 7° ti sembra una formalità che richiede una fatica misurata, in scioltezza. Sarebbe stato interessante vedere questo duello Juve-Napoli come nel calcio di una volta, con le gare lo stesso giorno e lo stesso orario. Così non avremmo avuto la sfuriata di Sarri, o i gufi di Alvino, così ad nel bel mezzo degli applausi finali del S. Paolo al KO contro la Roma ci sarebbe stata l’ulteriore beffa del gol di Dybala alla Lazio al 93°. O ancora, al 80° dell’ultima giornata si sarebbe consumato il riavvicinamento: a 10 minuti dalla fine un atrofizzato Mandzukic in tuffo non mette dentro un cross delizioso di Douglas Costa dopo l’ennesimo strappo nel buio, e nello stesso istante Albiol si scrolla la polvere e dopo 2 anni torna al gol, pesantissimo. Tutto molto bello, elettrizzante. Sfida fantastica, colpo su colpo, tra dominatori campioni ed outsider che hanno puntato tutte le fiche sulla A. Due filosofie tattiche, di vita, due mondi a parte. Meraviglioso. Il punto è che sono 6 anni che alla Juve c’è un po’ il fastidio per questi banalissimi trionfi italiani. Ci siamo annoiati degli scudetti vinti contro nessuno, anche se quei “nessuno” arrivano a 87-86-85 punti (Roma di Spalletti e Garcia, Napoli di Sarri) e non teniamo il conto delle Coppe Italia. Salvo poi disperarci come ossessi quando perdiamo quell’amichevole estiva (o invernale) in cui si affrontano da anni la Juve e la “squadra che ha perso la Coppa Italia contro la Juve“, buffamente ribattezzata “Supercoppa“. Il punto è che finché la Juve sta a +15, +10 e perfino a +4 dopo lungo inseguimento, a noi dello Scudetto sostanzialmente importa poco, ci interessa solo la Champions. Quella sì che è una vera maledizione. Lì si che floppiamo puntualmente, perdendo assurdamente contro squadrette ridicole, in cui militano gli ultimi 10 palloni d’oro, che però forse a Torino farebbero la riserva di Mandzukic o di Dybala. Scenario A (prima di Spal-Juve): Una volta superato in souplesse un Napoli ormai scoppiato, lo Scudetto è già vinto, ordinaria amministrazione. Il Real nel doppio confronto l’abbiamo sempre eliminato, e tolta dalle palle la favorita, le altre sono meno forti. Per tacere della lezione da dare a Bonucci in finale di Coppa Italia. Scenario B (dopo Napoli-Genoa): Il Milan non perde da 10 gare e verrà a saccheggiarci; dopo le nazionali abbiamo sempre perso (vedi Lazio e Samp), idem il Napoli, che poi giocherà contro nessuno, anzi, contro allenatori e giocatori che “tifano Napoli per lo Scudetto”, pronti a complimentarsi prima, durante e dopo. Poi andremo in casa di una ritrovata Inter con Icardi che viaggia a suon di poker, poi ancora in casa della Roma, 3 giorni dopo la finale di Coppa Italia, 3 giorni romani infernali in cui saremo beffati prima da Leo che si sciacquerà la bocca e poi da Schick che ci ributterà addosso tutti li mortanguerieri dell’andata. E poi la Champions. Fatale in qualsiasi caso! Scenario A (Cardiff bis): Se il Real ci castiga di nuovo (con Ronaldo che, ohibò, viaggia anche lui a suon di poker) ritorna l’incubo Cardiff con ripercussioni clamorose anche sulla A. #FinoAlConfine e Triplete al contrario. Classico. Scenario B (*, ma temporaneo) Se incredibilmente tra *, guizzi e sturari riusciremo ad eliminarli, gioiremo giusto per qualche secondo dopo 180 minuti di iper-sofferenza, ma a cosa sarà valso? In semifinale Guardiola e Messi saranno pronti a farci ancora la festa a suon di 3-4 gol e #FinoAlConfine. A quel punto saremo devastanti psico-fisicamente a cavallo di match fondamentali di A! E se anche per assurdo riuscissimo ad andare in finale. Chi potrebbe reggerla? Ci pensate al rush finale al cardiopalma col Napoli con lo sfondo di un’altra finale che non ti fa dormire la notte per 20 giorni? Dall’Apoteosi all’Apocalisse in 30 secondi. Il popolo che si bullava, ora accantona i vessilli, resetta 3 mesi di vittorie, dimentica 30 ore di gare italiane con una sola rete nemica subita (anzi, visto che si è trattato di Caceres, nemmeno un nemico) e ripiomba nella disperazione delirante. Il popolo che guardava annoiato il Campionato e per anni ha ripetuto “darei 3 scudetti per un’altra finale di Champions” snobba Ronaldo che ne fa 4 al Girona ed è terrorizzato da Albiol che affossa il Genoa. E’ la colpa di questo incubo italiano di chi è? Di Allegri. Del suo gioco così brutto e latitante che questi 3 double e queste 12 vittorie sono passate via senza gioia, senza emozioni, anzi, tra noia e sofferenza. Così appena fai 0-0 alla solita noia e alla classica sofferenza per il gioco brutto, si aggiunge la rabbia e l’apocalisse per il mancato risultato. Danno e beffa! Ah! Come si stava bene quando eravamo il Napoli della situazione, lì dietro, spensierati e felici, o ancora meglio l’Inter attuale, 3-4 belle vittorie e poi 3-4 mesi disperatissimi. A sognare uno scudetto dopo anni di astinenza. A sognare di ritornare in Champions. A sognare un mercato coi grandi nomi. E’ la colpa di questo incubo Champions di chi è? Di Allegri. Del suo gioco così poco europeo che viene sistematicamente castigato da Barcellona e Real. O meglio: magari le elimina nel doppio confronto (unico a farlo), ma è ancora peggio, perché poi in finale emergono le magagne, in gara secca la sua mentalità -che poi è quella classica perdente bianconera- non gli consente di dominare la gara, di bosseggiare e così perde contro Messi e Ronaldo. Mica come gli altri che con mentalità europea e gioco spumeggianti negli ultimi anni sono arrivati in finale contro Real e Barca (già, chi?) e soprattutto li hanno battuti in finale, tipo….tipo…non mi viene il nome, ma ci saranno… Come si stava bene quando già superare i gironi era un lusso, ma anche dopo, quando eravamo delle piccole “500” contro carri armati e sarebbero passati almeno 10 anni prima di rivedere una squadra italiana in finale. Come si stava bene quando Messi e Ronaldo li guardavamo in TV, lontani, senza l’ardire di eliminarli e senza osarle giocarci contro, figuriamoci in finale. Tranquilli. Il ciclo sta per finire. Poi quando avremo delle rivali in campionato o quando Messi e Ronaldo saranno più forti e bravi dei nostri toccherà trovare altri colpevoli. juventibus.com
  4. Super Ottimista Non capisco sinceramente tutto questo pessimismo cronico di tifosi e media a seguito Siamo più forti Con Matuidi e Dybala avremmo ancora più qualità e quantità da mettere in campo
  5. Pancrazio ha problemi nella comprensione del testo
  6. John Maynard Keynes

    Perché sprecare una stagione quando è tutto così evidente?

    Ogni anno di questi periodi è sempre la stessa storia, sempre lo stesso genere di critiche Ma non vi siete castigati? vediamo a maggio cosa avremo raccolto e comunque non ci sarebbe nulla di scandaloso nel non vincere quest'anno
  7. John Maynard Keynes

    Game of Thrones: discussione sulla serie

    Io lo spero Altrimenti molto cose non avrebbero logica
  8. John Maynard Keynes

    Game of Thrones: discussione sulla serie

  9. John Maynard Keynes

    Il preside - Massimiliano Allegri per The Players' Tribune

    By Massimiliano Allegri Quando ho visto il calcio di Mario Mandžukić volare sulla testa del portiere del Real Madrid ho pensato, Wow…. Forse forse. Poi, ha colpito la rete e ho pensato: Ok, forse abbiamo qualche possibilità . È stata un magnifica azione tecnica della squadra e un bellissimo gesto tecnico di Mandžukić. Per me un gol irripetibile, a dimostrazione di quello che ci vuole per andare in finale alla Champions League. Non basta essere grandi, si deve essere speciali. E noi abbiamo giocatori speciali. Sfortunatamente il Real Madrid ne ha molti di giocatori speciali. Nel secondo tempo ci sono mancati gli strumenti e i giocatori necessari. Avevamo due giocatori che a malapena riuscivano a stare in piedi e il Real Madrid ha giocato una partita intelligente. Erano rilassati e a loro agio. Per arrivare alla finale, devi avere talento e fortuna. Per vincerla devi essere la squadra migliore. Potrà sembrare strano ma alla fine della partita quella sera ero molto sereno, perché sapevo che noi non eravamo la squadra migliore. È semplicemente questo. Sono rientrato in Italia da Cardiff con la squadra. La sera successiva mi sono fatto delle domande difficili: ero arrivato alla fine del percorso? È il massimo che posso ottenere da questa squadra? Mi sono chiesto se era arrivato al capitolo finale della mia storia con la Juventus. Una parte di me pensava di andare al lavoro il lunedì e dare le dimissioni. Poi ho pensato alle ragioni per cui sono diventato un manager. Bisogna tornare indietro, a quando avevo 14 anni. È allora che le cose si sono complicate. Prima quando ero un bambino ricordo che la vita era piuttosto semplice. Ero felice e tranquillo. Le mie memorie più felici erano di mio nonno che mi portava alle corse di cavalli a Livorno. I ricordi che ho dei miei anni da bambino sono corse di cavalli, calcio e cene con mia mamma. Non mi piaceva la scuola, ma la scuola non era una cosa seria a quell’eta. Poi arrivato ai 14 anni, tutto si e’ fatto più serio. “Massi non puoi marinare la scuola! Devi fare i compiti! Devi stare seduto ad imparare la storia di Napoleone!” Detestavo la scuola. La detestavo. Ricordo in classe un giorno l’insegnante mi ha fatto arrabbiare e mi sono reso conto che non ero fatto per essere uno studente ma che avrei voluto fare il preside. Forse tutti i managers sognano di fare i presidi, chi lo sa? PHOTO BY MATTHIAS HANGST/GETY IMAGES Da ragazzino anche quando ero un giocatore sapevo che volevo insegnare. Ad essere sinceri, ero uno sregolato (un po’ matto potrebbero dire altri). Quando giocavo litigavo con tutti gli allenatori ma non perché non mi facevano giocare ma perche’ già avevo l’indole di fare l’allenatore e volevo gestire la squadra a modo mio. Quando ho smesso di giocare non c’erano molti che credevano che avrei potuto fare l’allenatore. Quando mi hanno offerto il contratto di allenatore alla Pistoiese una ventina di anni fa io ho rifiutato perché non volevo sedere in una classe. Per prendere il primo patentino bisognava andare a lezione per cinque ore ogni giorno . Mi tornava in mente la scuola e per me era un incubo. Allora sono andato al Settore Tecnico a Coverciano dove lavorando con i giocatori disoccupati ho potuto prendere il patentino in quindici giorni; le classi duravano solo due ore al giorno e il resto del tempo era dedicato all’allenamento. Forse sono testardo, ma credo ce n’è bisogno in questo momento, sopratutto considerando quanto è cambiato il gioco del calcio. I media parlano sempre delle formazioni, di matematica. 3-5-2. 5-4-1. 4-2-3-1. “Mister Allegri, cosa ha deciso? Dobbiamo saperlo.” Sul campo le cose sono molto più complicate. Un 3-5-3 funziona quando hai la palla e quando non controlli più la palla potresti aver bisogno di un 5-4-1. Oppure di chissà cos’altro. Quello che conta è la forma, la disciplina e l’istinto. L’istinto e’ la cosa più importante io credo. Quando non seguo il mio istinto, quando ho dubbi, allora faccio errori. Da manager, si impara molto di più dai fallimenti. Quando penso alla mia carriera il momento più importante della mia vita non ha avuto a che fare con lo scudetto o la Champions League. È stata la mattina in cui sono entrato negli uffici del Milan e sono stato esonerato. Era una cosa che mi aspettavo. Mi hanno comunicato in persona, con tatto che non ero più l’allenatore, ma questo non toglie che è stata una grande delusione. Essere esonerati fa parte della vita di un manager ma quando succede è inevitabile sentire nel fondo del cuore che si ha fallito. Quando ho lasciato il Milan l’ho visto come un fallimento del mio lavoro. A volte sono percepito come freddo ma la forza di un allenatore è anche essere distaccato dal proprio lavoro. Ho una grande passione per il mio lavoro e mi diverto a farlo – altrimenti non potrei andare in ufficio ogni mattina – ma non mi piace vivere 24 ore al giorno pensando al calcio. Il momento più importante del giorno arriva alle 9 del mattino. Beh, a dire il vero alle 7 del mattino quando mi bevo il primo espresso. E alle nove quando porto mio figlio Giorgio all’asilo. Io non sono un manager costruito. Ci sono managers che vivono il calcio in un altro modo. Io non posso fare quello che non so. Posso sole essere chi sono. Quando sono arrivato alla Juventus tre anni fa, ho cambiato poco all’inizio. La squadra funzionava bene sotto Conte. Poi con l’arrivo di nuovi giocatori ho cominciato a cambiare il sistema di gioco e a costruire la squadra che volevo – trovando giocatori che lavorano in sintonia, rafforzando il gioco d’attacco, cercando di essere tatticamente flessibili. E alla fine della stagione siamo arrivati alla finale della Champions League insieme. Andare alla finale in Champions è come andare alla prima alla Scala. Il lavoro che ci vuole per arrivarci. Il numero enorme di persone che la vedono. L’atmosfera, l’emozione. Le aspettative. Non c’è niente di simile. È come andare ad una prima. Se solo non fosse finita con la perdita al Barcellona. Era una delusione enorme però credevo di aver imparato lezioni da quella sconfitta. Quando siamo arrivati alla seconda finale quest’anno contro il Real Madrid pensavo di aver capito di cosa avevamo bisogno, tecnicamente e tatticamente. Sopratutto quando Mario ha fatto quel gol straordinario e io ho pensato Forse è il nostro momento. Ovviamente, non lo era. Quando sono tornato a casa dopo la sconfitta a Cardiff ho pensato seriamente se continuare. Ho anche pensato al perche’ sono diventato un manager. E ho pensato a mio nonno. Era un muratore e ha lavorato sodo. Quando ero un ragazzo veniva a tutte le mie partite. Non gli importava se vincevamo o perdevamo. Non gli importava gran che del calcio. Mi diceva: “Bel gioco, Massi. Ora vuoi andare a vedere i cavalli?” Non parlavamo di calcio. A lui importava che io mi divertissi ed era contento di vedermi giocare. Sono questi i valori che ho dentro. C’è tanta pressione a questo livello del calcio, ovviamente, ma io non dimentico perché faccio questo lavoro. Non mi definisco un manager. Mi considero un allenatore del settore giovanile. Faccio questo perché mi piace insegnare. Mi diverto e ho passione. E mi piace migliorare i giocatori . Quando ho pensato a questa Juventus, la mia decisione di restate è stata personale. Io ho ancora molto da dimostrare. E so di aver ancora tanto da insegnare. Cosi’ quella sera prima di andare a dormire ho deciso che se la societa’ era d’accordo con la mia strategia, sarei rimasto. Il giorno dopo avevo la mente lucida. Sono andato in ufficio alle sette e ho preso un espresso. Cominciava una nuova stagione con nuove opportunità. Si e’ detto tanto nei media su questa squadra e sui giocatori. Cosa possiamo fare e cosa non possiamo fare. Io guardo Paulo Dybala e Gigi Buffon che sono il simbolo di questa squadra. Vedo Dybala come un ragazzino che inizia le scuole superiori. Buffon come uno che sta per prendere la laurea. Uno con una carriera davanti e uno alla fine della sua. Uno che deve dimostrare che in Europa e’ uno dei migliori giocatori. L’alto che è già grande ma che vuole chiudere la carriera al meglio. So che possiamo toglierci le scorie di Cardiff. So che possiamo fare un grande campionato. So che possiamo tornare alla Champions League. So cosa ci aspetta domani, e il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. Allora continuiamo a lavorare sodo. Cercando di tornare alla prima alla Scala. La cosa bella nella vita è che c’è una stagione di teatro ogni anno. Theplayertribune.com
  10. Mi gioco tutto quello che volete che entro agosto lo vendono
  11. haha Inviato dal mio Y635-L21 utilizzando Tapatalk
  12. Il peggiore avversario possibile Il miglior attacco contro la miglior difesa Credo che comunque non andremo in contro ad una sconfitta pesante, ma ce la giocheremo come l'anno scorso
×

Informazione Importante

Utilizziamo i cookie per migliorare questo sito web. Puoi regolare le tue impostazioni cookie o proseguire per confermare il tuo consenso.