Il 5 gennaio non è una data qualunque per chi è juventino. È il giorno in cui ricordiamo Gianluca Vialli, uno che alla Juventus non ha semplicemente giocato: ha rappresentato un modo di essere. Nessun tono pietoso, perché non gli sarebbe appartenuto. Vialli era fatto di responsabilità, carattere e rispetto per la maglia, sempre.
Arrivato in un momento delicato, si è imposto con il lavoro e con l’esempio. Capitano vero, prima ancora che per la fascia. Gol pesanti, sacrificio, leadership mai urlata. Roma ’96 resta una delle immagini più forti della nostra storia: non solo una coppa alzata, ma il simbolo di cosa significa essere pronti a reggere il peso della Juventus. Vialli quel peso lo ha cercato, non lo ha mai evitato.
Non si è mai nascosto, né in campo né nella vita. Ha affrontato tutto con dignità, senza alibi, insegnando che vincere è importante, ma conta soprattutto il modo in cui ci arrivi. È questo che lo rende ancora oggi un riferimento per chi ama questi colori.
E se oggi qualcuno indossa questa maglia senza capirne fino in fondo il significato, farebbe bene a rivedere le immagini di Gianluca Vialli: per capire cosa voglia dire avere carattere, assumersi responsabilità e onorare davvero la Juventus.
Oggi non lo piangiamo: lo onoriamo. Perché certi uomini restano. Restano nella cultura della Juventus, in quell’idea di serietà, fame e orgoglio che ci distingue.
Gianluca Vialli è stato uno di noi. E lo sarà per sempre.
Fino all’ultimo. Fino in fondo.