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AmoMaurizioSarri

Miglior giocatore della storia Bianconera

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1 ora fa, zacmayo ha scritto:

Parola, Boniperti , Furino , Scirea e Vialli nei rispettivi momenti storici e per quello che hanno rappresentato oltre il campo 

and ....... Bettega ....  :tsa:

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Ce ne sono troppi, tutti tendono a nominare gli attaccanti. Vogliamo parlare di Buffon? Il miglior portiere di tutta la storia? Forse vi dovete rinfrescare la memoria guardando qualche video, qualche vecchia partita o il mondiale del 2006.

 

Comunque sia il giocatore a cui sono più affezionato e che più rappresenta la Juventus è Del Piero, il più forte è Ronaldo. (Sempre se dobbiamo parlare di attaccanti)

 

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....... me lo sono " perso " per pochi anni .... ma costui ......  image.jpeg.ad4c7c83ba3b1f5487952571153fb38f.jpeg ....... nonostante sia rimasto alla Juve per una sola stagione .... 1949/50 .....  

 

è stato in assoluto uno dei giocatori più forti che abbiano indossato la nostra GLORIOSA MAGLIA .... TRATTASI DELL' ITALO/ARGENTINO ..... RINALDO MARTINO ! 

 

Ho inteso citare questo calciatore perchè, ahimè, nella " memoria " di gran parte della tifoseria bianconera, a causa della mancata riconoscenza che gli dovrebbe

essere attribuita, altro non rappresenta che un ingrato  " ? "   punto interrogativo della serie : uum chi era costui ? 

 

Stiamo parlando di un giocatore che faceva parte di quella squadra che BONIPERTI, più e più volte ha ribadito essere stata la " PIU' FORTE IN

ASSOLUTO "  DELLA  STORIA JUVENTINA ! 

 

E, molto più modestamente, anche mio padre mi tesseva sperticate lodi per quella compagine 

 

Viola; Bertuccelli e Manente; Mari, Parola e Piccinini; Muccinelli, Martino, Boniperti, John Hansen e Præst. Questa è la formazione di quella squadra che domina il campionato ! 

 

Vi passo alcuni " stralci " su MARTINO, tratti da " IL PALLONE RACCONTA " :  

 

L’Italia rinasce in mezzo alle macerie con tanta voglia di riemergere, nel calcio la tragedia di Superga ha lasciato un grande vuoto. L’avvocato Gianni Agnelli costruisce una squadra grandissima, la vuole con fuoriclasse mai visti prima, li sceglie personalmente, attraverso relazioni che legge più volte prima di decidere, informandosi su tutto, anche le abitudini private dei soggetti.
Carletto Levi, amico personale dell’avvocato Agnelli e fiduciario della Juventus sul mercato sudamericano, è incaricato dalla società trovare una grande mezzala per fare della squadra bianconera uno squadrone. «C’è un fuoriclasse, ha giocato nella Nazionale argentina, ed è anche di origine italiana, ma è già sui trent’anni. Si chiama Martino».

Rinaldo Fioramonte Martino, classe 1921, argentino di Rosario con chiare origini italiane, è il primo grande oriundo del dopoguerra a vestire la maglia bianconera. È il campionato 1949-50, 

 

Martino, come pochissimi altri divertente, manda in difficoltà tutte le difese, i suoi lanci sono al millimetro, le sue finte, i suoi gol sono perfetti, al volo, con tocchi precisi o con tiri da ogni posizione. Il suo soprannome è Zampa di Velluto per i suoi tocchi morbidi e felpati.
Mezzala destra di classe purissima, un virtuoso del pallone, sa dribblare in un fazzoletto e i suoi lanci millimetrici fanno segnare valanghe di gol a Boniperti o John Hansen. Quando se ne presenta l’occasione, comunque, dimostra di essere all’altezza dei cannonieri suoi compagni di squadra. È suo il gol, decisivo, con cui la Juventus supera di misura il Milan a San Siro, il 2 ottobre 1949, e segna due dei tre gol con cui la Triestina viene rispedita al mittente, la domenica successiva.
Esemplare la sua continuità, grandissima la classe in giornate di vena particolare, come a Venezia, 23 febbraio 1950, 4-1 e tripletta, al culmine di una prestazione perfetta. La Juventus va al riposo incredibilmente sotto di un gol, e nel silenzio tombale dello spogliatoio è proprio Rinaldo a prendere l’iniziativa: «Ma cosa fate, non vorrete mica perdere questa partita? Datemi la palla e la vincerò da solo!».

 


Scrive un giornale: «Le squadre rientrano in campo e i veneziani restano a bocca aperta. Martino sembra danzare con il pallone, segna uno, due, tre gol, e, sempre deliziando, arriva davanti all’attonito portiere Fioravanti per graziarlo solo nella forma: palla toccata all’irrompente Muccinelli e 4-1».
Il commento del vicepresidente Giordanetti, il giorno dopo, è lapidario: «Chi non ha visto Martino nel secondo tempo di ieri a Venezia non ha idea dei limiti che può raggiungere l’arte di un asso del football».

 

Gli abbracci dei compagni, e gli elogi dei giornali si sprecano, ma sua moglie non si diverte in Italia e spinge perché Rinaldo torni subito in patria. E dopo 33 presenze in campionato e 18 gol, Martino lascia la Juventus, allettato dal ricchissimo contratto che gli propone il Boca Juniors. In seguito, racconterà di essersi pentito di quella scelta e, se avesse potuto tornare indietro, sarebbe rimasto alla Juventus, per collezionare altri trionfi.
Si spegne il 15 novembre del 2000; un solo anno in bianconero, ma gli è bastato per fare suo un pezzo di storia juventina! 

 

Tratto da Hurrà Juentus - di G. GIACONE - Agosto 1975

 

I tempi di Martino poco spartiscono con le deliranti improvvisazioni del primo girone unico: è già epoca di tifo consolidato, di passioni pluriennali, di generazione in generazione. I padri ricordano Cesarini detto «Cè», le sue giocate cariche di estro e di furbizia; e i figli fanno spallucce, Martino è persino meglio, è classe inarrivabile e in più modernismo, senso incredibile del collettivo, fantasia al di fuori degli schemi ancorché applicata per la migliore riuscita degli schemi.

 

E Martino, Rinaldo il nome, naturalmente: sangue italiano, genio tutto sudamericano, il meglio in assoluto di quanto offre il mercato argentino. A Buenos Ayres lo ha prelevato Carletto Levi, non è la prima volta che questo signore contribuisce a far grande e bella la Juve, non sarà neppure l’ultima. Mezz’ala destra, dribbling e tocco vellutati (l’appellativo «Zampa di velluto» calza a meraviglia), Martino si mette in tasca il «Comunale» sin dalle primissime esibizioni.
Settembre, debutto alla grande con i viola che pure non sono gli ultimi e nemmeno i penultimi arrivati, tenendo in porta un signor portiere di nome Costagliola e in difesa altri tipi assai raccomandabili quali Ellani e Cervato, per non parlare del buon Chiappella giovinetto. Cinque a due per la Signora, che riscopre la voglia di divertirsi e divertire, giocando a pallone. Impazza John Hansen fromboliere, ma gli occhi sono puntati sullo scuro e guizzante argentino con l’otto di maglia, che oltre a segnare un gol antologico sciorina scampoli di un repertorio che si intuisce subito sterminato. «All right», dice Jesse Carver trainer nuovo per questa Juve nuovissima, ed è il massimo che si possa pretendere.

 

Una cosa è certa: di tipi come Martino in Italia non se ne vedevano da tempo, se mai ce ne furono. La valanga juventina che tutto travolge verso lo scudetto numero otto trova nella favolosa mezz’ala argentina la causa e talvolta anche l’effetto. Milano, 2 ottobre ‘49: Juventus batte Milan uno a zero, è il primo scontro-scudetto, e non c’è Gre-No-Li che tenga. Segna Martino a metà della ripresa. E quando non segna, Rinaldo manda in gol gli altri funamboli di quell’attacco da cento e più gol con imbeccate deliziose, imprevedibili, persino beffarde per l’avversario di turno. Così si vince anche il secondo match-scudetto, con l’Inter di Wilkes e Lorenzi, tre a due al Comunale torinese, secondo tempo arrembante dei bianconeri in svantaggio, Martino colossale per almeno trenta minuti, quelli decisivi.

 

La stagione-monstre della Juve segue di pari passo le prodezze di questo strano argentino, che parla pochissimo e non manca neppure di dar prova di stramberie. Le scarpe, da football, per esempio: tre paia portate dall’Argentina bastano per tutta la stagione, e non c’è verso di fargliene mettere altre.

 

La parentesi italiana e juventina di Martino si esaurisce in fretta: dura da un’estate all’altra, e forse anche per questa stagione l’alone fascinoso di questo fuoriclasse d’oltreoceano conserva a distanza di venticinque anni una certa luce. Finito trionfalmente il campionato, Martino riparte e non torna. Tante le ragioni, e non manca certo il rimpianto, da una parte e dall’altra.
Oggi, Rinaldo Martino è un tranquillo signore argentino ancora innamorato dell’Italia e della Juventus. A Buenos Ayres, nel suo locale «Cano 14», un posto caratteristico in cui i turisti stranieri vanno alla ricerca delle tradizioni musicali argentine, l’ex «Zampa di velluto» riceve con particolare calore quanti gli portano notizie della Juve, e gli amici assicurano che la nostalgia è tanta...

 

 

Era tanto che volevo farlo, ed ho colto al volo " l'occasione  " per rendere il DOVUTO OMAGGIO a questo nostro ex GRANDE CAMPIONE che, incredibile ma vero, NON GODE DELLA " CASSA DI RISONANZA " CHE, ANCHE AL GIORNO D'OGGI, A PIENO TITOLO MERITEREBBE ! 

 

Buona notte a tutti, .salve Stefano ! 

 

P.S. - non ho citato quel " 1-7 " patito al Comunale dai rossoneri , diciamo che ( e che resti tra noi ) ho fatto finta che non ci sia mai stato .... .imbarazzato
 

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Ragionevolmente in base a quello che ho potuto vedere, il campione che ho maggiormente ammirato è sicuramente Alessandro Del Piero.

Seguo dal 1999.. Ergo tanti ne ho persi.

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Michel Platini, 3 palloni d'oro consecutivi e per 3 anni capocannoniere ... tenendo presente che parliamo del regista di una squadra che aveva come attaccanti Paolo Rossi, Bettega e Boniek. 

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Allora...se devo dire il più forte in senso assoluto che ha vestito la nostra maglia dico Zidane (Ronaldo e Buffon non li considero perchè sono ancora cronaca e non storia). 

 

Se devo dire quello che più ha dato alla nostra maglia dico Del Piero.

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